La nostra recensione di Here, il nuovo film di Robert Zemeckis con Tom Hanks, Robin Wright e Paul Bettany: un’inquadratura fissa racconta le storie di famiglie diverse attraverso la Storia, ma l’esperimento è tanto affascinante su carta quanto disastroso su schermo
Che Here sia un film profondamente di Robert Zemeckis (Forrest Gump, Cast Away, Ritorno al futuro) lo si capisce un po’ da tutto, ma è stato soprattutto il grande ritorno di Tom Hanks e Robin Wright a 30 anni da quel film lì a incuriosire i molti cinefili nel mondo alle prese con una storia altrettanto ambizioso, ma in modo quasi opposto. Però, almeno per chi scrive, l’interesse e la curiosità sono evaporati, spazzati via da una pellicola frammentaria, manipolatrice, inconcludente, persino indisponente nella sua volontà di emozionare a tutti i costi e con tutti i mezzi possibili. Un esperimento cinematografico che rimane affascinante sulla carta, ma che nella prova su schermo fallisce fragorosamente.

Nello stesso posto
Dall’estinzione dei dinosauri avvenuta 65 milioni di anni fa fino alle tribù di nativi che abitavano i boschi del Nord America, passando per i coloni americani, una famiglia negli anni ’40, una negli anni ’70/80 e una nel mondo di oggi, il tutto attraverso la stessa inquadratura. Le storie di Richard (Tom Hanks) e Margaret Young (Robin Wright) e dei genitori di lui Alan (Paul Bettany) e Rose (Kelly Reilly) s’incrociano con gli abitanti passati e futuri di quell’angolo di mondo, attraverso una narrazione che sfida il tempo.

Un concept interessante buttato via
Ci sono film il cui unico motivo d’interesse è rappresentato non da ciò che raccontano, non dal perché lo raccontano ma dal come e Here, in 104 minuti che avrebbero potuto e dovuto essere non più di 15, è uno di questi. Perché il nuovo, attesissimo film di Robert Zemeckis è un’interessante quanto audace esperimento sulle possibilità dello sguardo nel cristallizzare la Storia attraverso tante storie comuni, storie di uomini e donne attraverso i secoli raccontate dal punto di vista di una camera fissa sempre sullo stesso spazio geometrico. Un concept, quello del regista di Forrest Gump, affascinante sulla carta ma anche estremamente rischioso da attuare nell’arco di un lungometraggio coi suoi tempi e le sue regole.
Peccato che però Here stia tutto nell’idea iniziale, in quell’azzardo e che abbia poco o nient’altro da offrire. È tutto tremendamente calcolato, manipolatorio, finto e quindi plastificato il modo in cui il regista statunitense lavora sui suoi personaggi, sulle relazioni che intessono, sui momenti di vita che si accavallano e si intersecano attraverso le spire di un tempo non comune e di uno spazio comune; a partire dalla recitazione di tutti gli interpreti (con una parziale eccezione per Kelly Reilly e Paul Bettany, gli unici del lotto che anziché spingere preferiscono togliere), avviene un cortocircuito per cui il 1994 s’infila a forza nel 2024 e in cui Forrest ha ormai casa, una famiglia, dei figli e una vita incasinata come tutti in cui latita la magia.
Solo che il ’94 è finito da un pezzo ma qualcuno dev’essere scordato di avvisare Zemeckis, Tom Hanks e Robin Wright che invece perseverano (complice anche una sceneggiatura co-pennellata da Eric Roth, sciagurata per quanto sciatta e fuori fuoco) nel voler tornare a quell’immaginario, a quel mondo perduto e per certi versi stantio in cui la meraviglia è digitale e non più analogica. Ed è anche per questo che la pellicola si trascina tra buoni sentimenti e manipolazione emotiva continua, un marchio di fabbrica zemeckiano che ormai sta mostrando sempre di più la corda. Ma se in una pellicola come Pinocchio i pochi lampi erano farina di Collodi, Here non riesce a replicare la poesia della graphic novel di Richard McGuire da cui è tratto.

Quando il trucco non si ripete
Che poi, a pensarci bene, ciò che più irrita della nuova fatica del cineasta di Chicago non è tanto la filosofia spicciola che la pervade in ogni singolo dialogo (il tempo vola, l’amore è l’unica forza che ci accomuna, sii onesto con te stesso, la felicità è fatta delle piccole cose etc…), perché è un filo rosso che parte da lontano almeno dai tempi di Ritorno al futuro, ma piuttosto il modo in cui tutto il pacchetto è stato confezionato. Se l’epopea della famiglia Young è evidentemente al centro del discorso, Here ci butta dentro anche lo zeitgeist contemporaneo tra BLM e questione razziale ma lo fa in maniera estremamente goffa e insensata, tra storie azzoppate e personaggi che entrano ed escono nel giro di un frame o due.
Un approccio francamente inspiegabile per quanto sbrigativo e superficiale, in cui tutto accade perché deve accadere ai fini dello script e in cui non si avverte mai un senso di organicità, di coerenza interna, di un racconto magari frammentario nella sua costruzione ma coeso nel proprio cuore emotivo, tematico e diegetico. Probabilmente questo Zemeckis ad alcuni piacerà perché ci troveranno dentro tutto quello che sperano di trovarci: buoni sentimenti, un’umanità insistita priva di grigi, un racconto familiare nel suo spiegarsi. Ma nel momento in cui, nel finale, Here rompe lo schema e si congeda con un movimento di macchina scontato e anche un tantino paraculo, mostrandoci il panorama dall’alto, ciò che vediamo è il riassunto perfetto del film: tanto luccichio per nulla.
| TITOLO | Here |
| REGIA | Robert Zemeckis |
| ATTORI | Tom Hanks, Robin Wright, Paul Bettany, Kelly Reilly, Michelle Dockery, Gwilym Lee, Ophelia Lovibond, David Fynn, Leslie Zemeckis, Jonathan Aris, Daniel Betts, Harry Marcus, Lilly Aspell, Joel Oulette |
| USCITA | 9 gennaio 2025 |
| DISTRIBUZIONE | Eagle Pictures |
Una stella e mezza

























