Nella nona giornata di Giffoni 55 l’incontro con Rocco Hunt, dal successo di Oh Ma al valore delle radici: «Cantare in napoletano è una rivincita culturale»
Nona giornata intensa per Giffoni 55 (leggi il programma), dove Rocco Hunt ha incontrato i ragazzi della sezione Impact! del Giffoni Film Festival tra identità, musica e territorio. Un dialogo aperto e autentico, nel quale l’artista ha ripercorso il suo percorso e ribadito il valore della lingua napoletana come espressione culturale.
«Cantare in napoletano è una rivincita culturale»
«A Sanremo, nel 2014, mi avevano chiesto di cambiare il testo di “Nu juorno buono” per cantarlo in italiano, dicevano che il rap in dialetto non sarebbe mai arrivato lontano. Ma con quel brano ho vinto Sanremo Giovani e oggi anche chi non è napoletano canta in napoletano. Questa è una rivincita culturale» ha raccontato Rocco Hunt, oggi in vetta alle classifiche radiofoniche con il brano Oh Ma in duetto con Noemi.
Il rapper ha condiviso la sua visione con grande trasporto, spiegando: «Cantare in napoletano per me è sempre stato naturale, ma all’inizio era visto come un limite. Invece oggi è un punto di forza. È la lingua della mia gente, della mia infanzia, del mio dolore e della mia gioia. È poesia».
Un Festival a Sud
Tra le domande del pubblico, una ha riguardato il Festival di Sanremo e la sua possibile delocalizzazione. Hunt ha risposto con ironia e convinzione: «Ci può essere il Festival di Salerno o di Napoli. Un Festival in Campania sarebbe bellissimo. Porto acqua al mio mulino, lo so – ma credo davvero nello sviluppo del Sud. Abbiamo tutto per fare cultura, musica e spettacolo di altissimo livello».
Tour, progetti e presenza sul territorio
In vista del grande evento dell’11 settembre alla Reggia di Caserta, l’artista ha accennato con entusiasmo al concerto: «A Sanremo tornerò solo quando avrò davvero qualcosa da dire. Intanto, chiuderò il mio tour alla Reggia. Ospiti? Forse. Ma è bello anche lasciarsi sorprendere».
Il pubblico ha poi voluto ringraziarlo per la sua costante presenza sul territorio, per le visite private a carceri, ospedali e parrocchie: «Quelle persone rendono felice me. Non si tratta di apparire, ma di esserci. Perché l’esempio vale più di mille parole» ha detto, visibilmente emozionato.
Identità, collaborazioni e radici
Dal quartiere di Sant’Eustachio ai palchi internazionali, Rocco Hunt ha raccontato la sua traiettoria musicale fatta di incontri e collaborazioni importanti: «Oggi collaboro con artisti che stimo e da ognuno imparo qualcosa: Irama, Baby Gang, Noemi… con lei ho pubblicato “Oh Ma”, che è già terzo tra i brani più trasmessi in radio. Sta scalando le classifiche, e questo è il segnale che la gente riconosce la verità quando la sente».
Prima di ricevere il Giffoni Award, ha lasciato un messaggio forte e chiaro: «Anche quando la vita vi porterà lontano, non rinnegate mai ciò che siete. Restate fedeli alle vostre radici, sarà quella forza interiore a guidarvi. È quello che ha fatto la differenza per me».
Il programma completo del festival è disponibile sul sito ufficiale.

























