Ecco cosa ha raccontato Fulminacci nella conferenza stampa al Festival di Sanremo 2026 dove ha partecipato con il brano Stupida sfortuna
Fulminacci è tornato per la seconda volta in gara al Festival di Sanremo 2026, in onda su Rai1, con il brano Stupida sfortuna, e nella conferenza stampa a lui dedicata, ha parlato delle sue prime esibizioni: «La canzone sta piacendo molto, non è scontato in un contesto in cui non c’è solo il pubblico che già ti conosce. Alla vittoria ci penso, probabilmente vincerò stasera (ride). Ieri mi sono divertito, abbiamo fatto un omaggio a un pezzo iconico degli anni ’70, volevo fare tanto un’esibizione in bianco e nero in televisione, mi è piaciuto sia uscito il lato giocoso e simpatico di Francesca Fagnani.»
Parla di look e di uno sguardo ai decenni scorsi che è tornato di moda: «Mi piace esserci con un codice estetico che io associo a Sanremo, elegante e vintage, coerente a livello di scrittura e arrangiamento del brano. Viviamo in un periodo di recupero del passato, dai vinili alle polaroid, come generazione è aumentata anche l’affluenza ai concerti, abbiamo bisogno di umanità e non solo di tecnologia. C’è nostalgia e nostalgia.»
Ha frequentato le stesse scuole superiori di Eddie Brock: «Eddie era più fumantino rispetto a me che avevo voti più alti in condotta, studiavo poco, mi mettevo al primo banco ma me ne stavo educato, è una strategia che consiglio ai giovani di oggi. Sono uscito con 75 alla maturità, onesto. Come prof di inglese ho avuto la temibile madre di Briga.»
Una canzone che rispecchia i tempi moderni, a metà tra inquietudini quotidiane e la consapevolezza che, in altre parte del Mondo, c’è chi sta peggio: «Adesso c’è un sentimento di disillusione, misto a leggerezza. Mi sento fortunato a preoccuparmi per questo lavoro che faccio. Ho l’ansia perché nella vita faccio le canzoni ed è una grande fortuna, considerando che nel mondo capitano anche cose terribili.»
























