Eric Clapton: Life in 12 bars, recensione del doc al cinema il 26, 27 e 28

Eric Clapton

Eric Clapton: Life in 12 bars è il titolo del bellissimo film documentario di Lili Fini Zanuck (regista e produttrice Premio Oscar) sulla vita del grande chitarrista inglese Eric Clapton, detto “Slowhand”, al cinema come evento speciale dal 26 al 28 febbraio distribuito da LuckyRed.

Eric Clapton
Eric Clapton

L’infanzia traumatica

Dopo un breve intro in cui Eric Clapton parla dalla sua casa del Surrey nel 2015 e ringrazia il suo amico B.B. King per la sua musica e consiglia di ascoltare il disco “Live at the Regal” del 1965 (grazie a cui iniziò a suonare la chitarra da giovane), il documentario parte dall’infanzia del piccolo Eric Patrick Clapton, nato il 30 marzo 1945 dalla relazione tra la sedicenne Patricia Clapton e il militare canadese Edward Walter Fryer, ma cresciuto in realtà dalla nonna materna Rose Clapp e dal suo secondo marito, perché la madre si era trasferita in Germania. Quando scoprì che la donna che lo aveva cresciuto era la nonna e non la madre il piccolo Eric, che già era un tipo solitario e aveva un complesso d’inferiorità nei confronti del mondo, cominciò a sviluppare un vero e proprio senso di rabbia e sfiducia verso gli altri, la vita gli sembrava una enorme bugia e questo fatto segnerà tutta la sua esistenza. All’età di 9 anni incontrerà per qualche momento la vera madre a Southampton ma questa preferirà lasciare le cose come stanno e non vorrà più occuparsi di lui.

Eric Clapton
Eric Clapton da bambino

Dai Roosters agli Yardbirds

Il sabato mattina alla radio il giovane Eric ascoltava “Uncle Mac”, una trasmissione dove passava anche del blues e comincia ad appassionarsi alla “musica del diavolo”, gli viene regalata una chitarra acustica (Arnold Hayer Western 9155) con cui suonava i pezzi di Big Bill Bronzy fino a notte fonda e inizia a identificarsi nella figura del bluesman, un uomo da solo con la sua chitarra che non ha altre alternative alla musica. A 15 anni frequenta la Kingston School of Art , apprezza Baudelaire, Kerouac, Ginsberg, Steinbeck e diventa ossessionato dal blues di Muddy Waters, B.B.King, Chuck Berry, Bo Diddley, Jimmy Reed, John Lee Hooker, ecc. al Marquee di Londra incontra The Small Faces (che poi diverranno i Faces con Rod Stewart e Ron Wood), risponde ad un annuncio di Melody Maker e nel 1963 suona come chitarrista con The Roosters (con Dave Brock che poi sarà tra i fondatori degli Hawkind), nel ’64 conosce i Beatles e dal ’63 al ’65 entra a far parte dei The Yardbirds (con Keith Relf, Chris Dreja, Jim McCarty e Paul Somwell-Smith), prima che al gruppo si uniscano anche Jeff Beck (al posto di Clapton) e Jimmy Page dei futuri Led Zeppelin.

Eric Clapton
John Mayall & The Bluesbreakers con Eric Clapton (secondo da sinistra)

John Mayall & The Bluesbreakers, i Cream e Jimi Hendrix

Clapton mal sopporta il music business e lascia i lanciatissimi Yardbirds dopo soli 2 anni, nel 1965 conosce John Mayall & The Bluesbreakers con Bob Dylan al Savoy Hotel ed entra al posto di Roger Dean alla chitarra nella band di Mayall, con cui suona fino al luglio 1966, quando dopo essere rimasto folgorato da un concerto di Buddy Guy con il suo trio elettrico forma i Cream con Ginger Baker alla batteria e Jack Bruce al basso, con cui fonde blues, jazz e rock. Sui muri di Londra compaiono le scritte “Clapton is God”, il suo talento è sempre più riconosciuto, nel settembre ’66 al Bag’O Nails Club conosce Jimi Hendrix che lo considera un fratello bianco inglese (“soul brother”) e lo bacia sulle labbra, li accomuna la stessa visione della musica come pura immaginazione che viene dall’anima, entrambi possono esprimersi solo attraverso la chitarra, partendo dalle 12 battute del blues e arrivando fino al rock. Nel ’67 va a registrare a New York negli studi dell’Atlantic Records di Ahmet Ertegun, e incontra Aretha Franklin (con cui suona), B.B. King, Otis Redding, Otis Rush, Albert King, ecc. Il blues è legato agli afroamericani e alla questione razziale, accettare il successo di un bluesman nero significa fare un passo in avanti nei diritti civili. B.B. King dice che ormai con Clapton le porte del blues si sono aperte al rock e al mondo esterno e che “se suoni più di 3 note devi avere una storia da raccontare”.

Eric Clapton
George Harrison ed Eric Clapton

George Harrison, Pattie Boyd, Blind Faith, Derek and the Dominos

I Cream si sciolgono per le continue liti tra Baker e Bruce, e nel 1968 conosce Pattie Boyd la moglie di George Harrison dei Beatles durante le sessions del “White Album”. Nel film ci sono delle belle immagini dei Beatles e dei Rolling Stones, Clapton da chitarrista stringe una bella amicizia in particolare con George Harrison e si innamora perdutamente di Pattie Boyd anche se era impegnata con George e la vuole conquistare a tutti i costi. Nel 1969 ad Hyde Park suona con i Blind Faith di Stevie Winwood (con Ginger Baker e Ric Grech), e ad ottobre scrive una lettera passionale per dichiarare il suo amore a Pattie Boyd, ma lei era ancora fedele ad Harrison e non lo vuole lasciare. George gli chiede anche di suonare nel suo primo disco solista “All Things Must Pass”, inizia a girare droga (“Layla & Majnun”, storia d’amore e morte), nel ’70 va a vedere The Allman Brothers Band e diventa amico di Duane Allman (che suona la Gibson, mentre Clapton la Fender), e dedica a Pattie Boyd il disco del 1970 di Derek and the Dominos (dove Derek sarebbe Eric) in cui era contenuta anche la celebre “Layla” ma senza riuscire a conquistarla. Nel frattempo muore Jimi Hendrix e anche il padre di Clapton per un tumore al cervello. Sono i giorni peggiori per Eric, che comincia a bere anche sul palco e a volte deve interrompere i concerti dopo 30 minuti perché ubriaco, con il pubblico inferocito. Nel ’74 inizia finalmente la relazione con Pattie Boyd ma nonostante questo continua a bere, durante il “No reason to cry” World Tour si lascia scappare una frase razzista sugli stranieri e si disgusta da solo, viene ricoverato per ulcera e gli viene detto che se non avesse smesso di bere sarebbe morto.

Eric Clapton
Lory Del Santo con Eric Clapton

Lory Del Santo e il figlio Conor Clapton

Nel 1986 lascia Pattie Boyd dopo aver conosciuto la show girl italiana Lory Del Santo, che rimane incinta e il 21 agosto 1986 nasce Conor Clapton, il primo figlio di Eric e “la prima cosa importante che accade nella sua vita”, quello che gli fa capire che è ora di crescere. Nel 1987 va in un centro del Minnesota (Hazelden Treatment) per smettere di bere, ama il figlio come nient’altro al mondo e si vuole disintossicare per lui. Però purtroppo un’altra tragedia è dietro l’angolo: il 20 marzo 1991 a soli 4 anni il piccolo Conor precipita dal 53° piano del grattacielo dove viveva con la madre a causa di una finestra lasciata aperta dalla domestica e muore sul colpo. Clapton è distrutto e più solo che mai, ad aprile si ritira nella sua villa del Surrey, gli italiani sono spariti, apre migliaia di lettere di condoglianze e ne trova una scritta a mano dal piccolo Conor che recita: “I love you, I want to see you again. A kiss, love, Conor Clapton”. A questo punto Eric cercherà di trasformare questa immane tragedia in qualcosa di positivo per onorare la memoria del figlio, inizia a suonare e compone la struggente “Tears in Heaven”, che sarà inserita nel disco “Unplugged” (1992).

Eric Clapton
Conor Clapton con Lory Del Santo

Rinascita e resurrezione, la consacrazione di B.B. King

Il disco “Unplugged” tratto dalla trasmissione di MTV diventa un best seller e vende 10 milioni di copie, vincendo ben sei Grammy e vari altri premi (per il disco e la canzone dell’anno) che contribuiscono a ristabilire il successo planetario e la stima della critica nei confronti di Clapton, oltre che alla sua rinascita umana e artistica. Tre anni dopo recupera il rapporto con la figlia Ruth Kelly avuta nel 1985 da una relazione con Yvonne Kelly, la manager degli Air Studios Montserrat dove aveva registrato il disco “Behind the Sun” nel 1984. Nel 2002 Clapton sposa la nuova compagna Melia McEnery da cui ha tre figlie: Julie Rose (2001), Ella May (2003) e Sophie Belle (2005), oltre al nipotino Isaac Eric Owen Bartlett nato nel 2013 dalla figlia Ruth, che nel 2011 si era sposata con Dean Bartlett. Apre un centro per dipendenti da alcol e droga in Antigua e mette all’asta molte delle sue chitarre per finanziare la fondazione, crea il Crossroads Guitar Festival dove chiama a suonare B.B. King, Santana, Dylan, ecc. La sua vita ora è completamente appagata, B.B. King dice che non ha mai incontrato un uomo migliore di Clapton, confessa che spera di andarsene sentendo l’affetto del pubblico e di vivere per sempre ma l’amico Eric un giorno in più di lui. Il film non arriva alla malattia degenerativa che ha colpito Clapton nel 2016 e lo costringe su una sedia a rotelle, è dedicato a Robin Benwell Palmer (1937-2017) ed è scritto da Scooter Weintraub e Larry Yelen, prodotto da John Battsek (Passion Pictures).

Eric Clapton
La locandina del film

La colonna sonora e le considerazioni finali

La colonna sonora originale è composta da Gustavo Santaolalla (già noto per aver vinto due Oscar consecutivi con “Babel” e “I segreti di Brokeback Mountain”), ma soprattutto contiene moltissimi brani del repertorio del blues storico (Big Bill Bronzy, Bessie Smith, Muddy Waters, ecc.) e delle formazioni nelle quali ha militato Clapton come chitarrista (The Yardbirds, Cream, John Mayall & The Bluesbreakers, Derek and the Dominos, ecc.) oltre a brani dei Beatles (“You can’t do that” e “All you need is love” di Lennon-McCartney, “While my guitar gently weeps” e “My Sweet Lord” di George Harrison), degli Allman Brothers e di Chuck Berry (“Little Queenie” e “I don’t take but a few minutes” con Clapton e Keith Richards) e dello stesso Clapton solista, da “Layla” e “Tears in Heaven” fino a “Mainline Florida”. Il risultato finale è eccezionale e risulta uno dei migliori documentari musicali mai realizzati, bellissimo e commovente fino alle lacrime, oltre due ore (135 min.) di immagini, interviste e materiali d’archivio sul senso della vita e della musica stessa. Forse non sarà “il più grande chitarrista di tutti i tempi” come recita il trailer ma probabimente è il bianco che più di tutti si è avvicinato al grande mistero della musica (nera) del diavolo, il blues.

Al cinema come evento speciale il 26, 27 e 28 febbraio distribuito da Lucky Red.

VOTO:

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci qui il tuo nome