Weinstein Company: la società del produttore dichiara la bancarotta

Harvey Weinstein
Harvey Weinstein

Dopo la vicenda legata agli scandali sugli abusi sessuali e le conseguenti denunce, la Weinstein Company, casa cinematografica di Harvey Weinstein dichiarerà bancarotta.

La Weinstein Company, la casa cinematografica fondata da Harvey Weinstein e suo fratello Robert, dichiarerà la bancarotta. Dopo lo scandalo che ha colpito duramente Hollywood e il noto produttore, le numerose denunce per molestie sessuali e stupro hanno sortito un grande effetto e determinato la fine di quello che era un autentico impero. A riportare la notizia sono state le testate americane più influenti, dal New York Times al Los Angeles Times. Il cda della compagnia ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Pur riconoscendo come questo esito sia estremamente sfortunato per i nostri dipendenti, i nostri creditori e ogni vittima, il board non ha scelta se non quella di perseguire l’unica azione percorribile per massimizzare il valore residuo dell’azienda: un ordinato processo di bancarotta”.

Recentemente, anche il ministro della Giustizia dello Stato di New York, Eric Schneiderman, ha fatto causa alla Weinstein Company, sostenendo che la stessa società non avrebbe protetto in alcun modo lo staff dal comportamento ignobile del produttore. “Sfamare l’appetito sessuale di Harvey Weinstein era un requisito necessario a mantenere il posto di lavoro”, ha dichiarato Schneiderman e sempre secondo il ministro, si sarebbe trattata di una vera e propria violazione dei “diritti civili e i diritti umani dello stato di New York al pari delle sue leggi in materia di comportamento societario”.

Il produttore Harvey Weinstein.
Il produttore Harvey Weinstein

Sarebbero fallite le trattative per l’acquisizione della società da parte di un gruppo di investitori guidati da Maria Contreras-Sweet (un ex funzionario dell’amministrazione Obama) che avrebbe voluto rilevare gli studios con un’offerta che si sarebbe aggirata intorno ai 500 milioni di dollari. Ma, a causa dell’azione legale avviata dal procuratore generale di New York contro i fratelli Weinstein e la loro società, per timore che la vendita avrebbe potuto privare le vittime degli abusi sessuali di un adeguato risarcimento, le trattative non sono andate a buon fine.

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