Dolittle, recensione: stavolta Robert Downey Jr non basta

Dolittle, recensione: stavolta Robert Downey Jr non basta

Il dottor Dolittle rivive grazie a Robert Downey Jr ma la star non basta a risollevare le sorti di un film incapace di brillare: la trama non convince, nonostante il buon inizio e la simpatica finestra sul mondo animale.

Quando arriva la chiamata della regina

Il dottor John Dolittle (Robert Downey Jr) ha dei poteri incredibili: riesce a parlare con gli animali. Non a caso vive insieme alla moglie esploratrice Lily (Kasia Smutniak) e ad un nutrito gruppo di cuccioli più o meno voluminosi. La regina Vittoria, in segno d’ammirazione, gli ha concesso una casa di prestigio con una riserva naturale nella quale occuparsi dei suoi animali, eppure la quiete viene spazzata via da due eventi imprevisti. La moglie Lily muore nel corso di una spedizione, mentre la regina lo chiama con urgenza: deve recarsi a Buckingham Palace per cercare di curarla da una grave malattia che la affligge. A quel punto non resterà che una cosa da fare: partire alla ricerca di un frutto mitologico che potrebbe salvare la sovrana, anche se questo significherà affrontare sfide esotiche e nemici agguerriti (tra cui il Dr. Blair Müdfly e Rassoulim, interpretati rispettivamente da Micheal Sheen ed Antonio Banderas).

Dai romanzi di Hugh Lofting

I romanzi di Hugh Lofting sono già stati ripresi da Hollywood: prima con Rex Harrison (era addirittura il 1967) e poi con Eddie Murphy, le avventura del veterinario che riesce a parlare con i suoi pazienti hanno già riscosso un enorme successo. Robert Downey Jr ha raccolto questa promettente eredità e ha voluto riproporre l’amato personaggio mettendoci la faccia. Non a caso, oltre al ruolo di protagonista, l’attore ricopre anche quello di produttore. La sua interpretazione possiede l’eclettismo e la stravaganza con i quali diverte i suoi fan ad ogni uscita sul grande schermo, il che funziona se si esclude qualche smorfia di troppo qua e là. I più piccoli probabilmente gradiranno, ma la platea più adulta potrebbe venire meno.

Dolittle: una scena del film con Robert Downey Jr
Il dottor Dolittle vis-à-vis con uno dei suoi “pazienti”

Pro e contro del nuovo Dolittle

A penalizzare la pellicola è la mancanza di una vera e propria ispirazione. La trama regge solamente fino ad un certo punto ed è caratterizzata da un inizio scoppiettante che non viene sostenuto dal prosieguo della pellicola. I dialoghi e le gag con gli animali risultano divertenti ma troppo caricaturali, con un umorismo che avrebbe avuto bisogno di una scrittura più arguta. Peccato inoltre aver perso, nell’adattamento italiano, la sfilata di star che hanno prestato la voce a gli animali: John Cena è l’orso polare Yoshi, Emma Thomson è Polynesia ovvero il fidato pappagallo di Dolittle, Marion Cotillard è la volpe Tutu, Octavia Spencer è l’anatra Dab-Dab, Ralph Fiennes è la tigre Barry, Selena Gomez è la giraffa Betsy, Craig Robinson è l’esilarante scoiattolo Kevin mentre Rami Malek è il gorilla Chee-Chee.

Un film per tutta la famiglia

Dolittle si presenta certamente con i migliori intenti, ovvero quelli di intrattenere un pubblico vasto ed eterogeneo. Si tratta del classico film per famiglie, da gustarsi insieme per condividere un sorriso e un momento di svago. Tali intenzioni, tuttavia, si scontrano con una trama che spesso gira su se stessa senza sapere bene dove andare a parare. “Meno e bene” sarebbe potuta essere una linea da seguire e probabilmente avrebbe assicurato un risultato migliore. Le scelte operate invece dalla regia di Stephen Gaghan – e soprattutto dalla sua sceneggiatura, scritta insieme a John Whittington – non convincono del tutto. Si tratta di un film da vedere e consigliare? Sì e no, purché si desideri un passatempo leggero e non si nutrano aspettative troppo alte.

Dolittle è nelle sale italiane (dopo qualche slittamento) dal 30 gennaio 2020 distribuito da Universal Pictures.

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