Creed II, recensione: il sequel di Stallone non è all’altezza del mitico Rocky

Creed II è l’atteso seguito di Creed – Nato per combattere del 2015, spin-off della saga di Rocky. Approdato nelle sale italiane il 24 gennaio 2019 diretto da Steven Caple Jr e scritto a quattro mani dallo stesso Sylvester Stallone insieme a Juel Taylor, il film è un valido sequel ma comunque non all’altezza della saga originale.

L’eredita dei padri

Adonis Creed (il cui ruolo è ripreso da Michael B. Jordan) dopo aver raccolto la pesante eredità dello “stallone italiano” nel film di Coogler, ritorna nel secondo capitolo, ormai sulla cresta dell’onda del pugilato mondiale, con al proprio angolo del ring Rocky (Sylvester Stallone) in veste ancora di suo allenatore ed al suo fianco a livello sentimentale Bianca (Tessa Thompson). Ma laddove la felicità per il giovane pugile sembra vicina, riemergono i fantasmi del passato rappresentati dai due Drago, Ivan (Dolph Lundgren) e suo figlio Viktor (Florian Munteanu).

Riportare in scena a 34 anni di distanza da Rocky IV il personaggio di Ivan Drago colloca questo film, oltre che come sequel diretto del primo Creed, anche come sorta di remake del  quarto capitolo della saga di Rocky, privandolo però del sottotesto politico. Un’operazione nostalgia che risulta a tratti banale all’interno della storia che resta comunque interessante. Di fatto questo insieme di personaggi vecchi e nuovi all’interno della trama offriva molte soluzioni da poter adottare in fase di scrittura. Stallone e Taylor decidono di realizzare una sceneggiatura che scava all’interno delle relazioni familiari dei vari protagonisti della pellicola, premendo molto l’acceleratore sui rapporti padre-figlio. Se nel primo capitolo di Creed il rapporto tra Adonis ed il suo nuovo trainer interpretato da Sly era già stato scritto e messo in scena con abilità, in questo secondo atto ormai Rocky non è più solo allenatore ma per l’appunto un vero e proprio padre putativo per il giovane pugile. Un rapporto che parallelamente non è cosi forte nella coppia Ivan-Viktor, almeno per gran parte del film.

Il potere dei personaggi femminili

È importante notare la scelta in fase di scrittura di dare rilevanza ai personaggi femminili di Bianca e della madre di Adonis, Mary Anne Creed (Phylicia Rashād). Dall’altra parte anche la figura di Ludmilla Drago (Brigitte Nielsen), seppur marginale, ha una forte influenza sia su Ivan che su Viktor. Ciò implica una sottolineatura dell’importanza della figura femminile che è sempre stata presente nella saga di Rocky, rappresentata originariamente da Adriana (moglie di quest’ultimo), personaggio cardine per il pugile di Philadelphia. Di fatto il film si muove per gran parte su queste tematiche, dando grande spazio ai rapporti familiari e raggiungendo spesso sfumature drammatiche. Ciò che ne derica è un prodotto tuttavia a tratti un po’ troppo allungato e banalmente lento nella parte centrale.

Creed II: Adonis (Michael B. Jordan) e Sly (Sylvester Stallone), allievo-allenatore ma anche figlio-padre putativo
Adonis (Michael B. Jordan) e Sly (Sylvester Stallone), allievo-allenatore ma anche figlio-padre putativo

Il realismo nel ring

Non mancano naturalmente le scene di pugilato, girate in maniera ordinata con una regia pulita. Ad aiutare c’è anche un ottimo montaggio e una colonna sonora che ricalca nostalgicamente le musiche originali di Rocky. La tecnica di Steven Caple Jr di fatto non raggiunge l’abilità di Coogler (da poco candidato agli Oscar per Black Panther) il quale, soprattutto nelle scene di boxe, aveva proposto con ottimi piani sequenza e inquadrature strette un realismo all’interno del ring che qui manca. Risulta comunque una regia che fa il suo dovere, esaltando le sequenze di allenamento e – forse con un eccessivo abuso del rallenty – i colpi scambiatisi dai pugili sul ring. Giudizio negativo sul finale: la scelta dell’epilogo, che poteva risultare interessante e azzeccato, non è stato appoggiato da una messa in scena all’altezza e si rivela così un po’ sconclusionato.

L’ultima fatica di Rocky

Il film rimane godibile e intrattiene per gran parte della durata, non riuscendo però a far veramente breccia nell’animo dello spettatore. Operazione che era riuscita molto bene in Creed – Nato per combattere dove, pur ricalcando a tratti il primo film di Rocky, si era riuscita a rinnovare la voglia di veder continuare questa saga. Il verdetto per questo Creed II? Un sequel ben confezionato che però preme troppo sul dramma risultando molto spesso banale, tirato comunque su dall’ottima interpretazione di Jordan e da una scrittura che, se pur a tratti scontata, funziona nella sua semplicità. Con questo capitolo Stallone (come da lui stesso dichiarato) si congeda definitivamente dal personaggio di Rocky Balboa e passa il testimone al valido Michael B. Jordan e al suo Adonis Creed, personaggio che, nonostante non abbia infuocato lo spettatore come nel 2015, ha comunque lasciato in esso la voglia di vedere come continuerà ora la vita del figlio di Apollo, sia da atleta che da uomo.

Creed II è nelle sale italiane dal 24 gennaio 2019 distribuito da Warner Bros.

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