Coronavirus, Protezione Civile 18 marzo: solo ieri quasi 500 morti

Coronavirus, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha aggiornato il numero dei morti in Italia, i nuovi contagi e i guariti: il bollettino ufficiale del 18 marzo alla presenza del prof. Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il numero dei pazienti positivi al Coronavirus continua ad aumentare. A riferirlo è il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli attraverso la consueta conferenza stampa, accompagnato dal prof. Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità. Borretti ha aggiornato il numero dei morti, dei nuovi contagi e dei guariti (dai quali mancano i dati della Campania, che verranno aggiunti nella giornata del 19 marzo). Nelle ultime 24 ore ci sono stati 1084 dimessi guariti, per un totale di 4.025 (+37% rispetto al valore precedente). I decessi salgono invece di 475 unità, per un totale di 2.978. Sono stati registrati inoltre 2.648 nuovi contagi (confermando un trend stazionario). In tutto si arriva a 28.710 casi attivi (35.713 in tutto). Di questi 12.090 si trovano in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi, 2.257 sono in terapia intensiva e sub-intensiva (dato che si conferma stabile al 10%) mentre i restanti sono ricoverati con dei sintomi.

Sono stati trasferiti altri 5 pazienti in terapia intensiva dalla Lombardia in altre regioni grazie al sistema della Cross (Centrale remota per le operazioni di soccorso sanitario), per un totale di 55 individui. Proseguono inoltre le installazioni degli ospedali da campo a Cremona e a Bergamo Fiere (rispettivamente dono della Ong americana dei Samaritan’s Purse e dall’Associazione Nazionale Alpini, come specificato nei giorni scorsi). A questi si aggiungono le strutture da campo che le Forze Armate stanno allestendo a Crema e a Piacenza, da ringraziare per il supporto fornito alle attività del Dipartimento della Protezione Civile.

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Angelo Borrelli – capo della Protezione Civile

Borrelli ha richiamato ancora una volta l’attenzione sulla necessità di restare a casa e di adottare sempre i giusti comportamenti. Il prof. Brusaferro ha poi focalizzato l’attenzione sull’andamento dell’epidemia. Questa purtroppo mostra una crescita, soprattutto in determinate aeree del Nord Italia. Nelle altre aree del Paese c’è una crescita sebbene non sia così veloce. Questo tuttavia non deve illudere: soltanto rispettare l’isolamento e il distaccamento sociale permetterà di rallentare la diffusione della curva epidemica. L’impegno più importante resta ovviamente quella della terapia intensiva: pur restando un dato fermo al 10%, si tratta comunque di numeri importanti che rischiano di mettere a dura prova gli ospedali italiani.

Quello adottato dai pazienti positivi senza sintomi o con sintomi lievi resta il comportamento più importante: sono proprio loro, ovviamente, i soggetti che possono diffondere l’infezione più facilmente rispetto agli altri. Le persone anziane che presentano delle patologie pregresse sono le più fragili e devono essere aiutate ad evitare qualsiasi tipo di contatto. In caso di contagio sono proprio loro, infatti, a pagare il dazio più alto. I pazienti che decedono a causa del Coronavirus restano in prevalenza ultraottentenni (la fascia della popolazione più a rischio resta quella tra gli 80 e gli 89 anni), per il 70% uomini e solo 30% donne. Tra le patologie che rendono più probabile il decesso ci sono la fibrillazione atriale, il cancro, l’ipertensione arteriosa, la demenza senile, il diabete mellito, l’insufficienza renale e tutte quelle condizioni che sopraggiungono in età avanzata.

Analizzando le cartelle cliniche è emerso che il 48,5% delle persone defunte presentava 3 o più patologie, il 25,6% ne presentava 2 e il 25,1% solamente una patologia. Solo lo 0,8% è risultato avere zero patologie. I sintomi che caratterizzano la positività sono in primis febbre e dispnea (3 casi su 4), seguiti dalla tosse. Per quanto riguarda i soggetti più giovani (under 50), il decesso è sopraggiunto per lo più in presenza di patologie pregresse quali patologie cardiovascolari, disturbi renali o psichiatrici, diabete mellito e obesità.

Un accenno, infine, alle scadenze del 25 marzo (per la chiusura delle attività commerciali) e del 3 aprile (per tutte le altre): Borrelli ha affermato che è ancora presto per capire se bisognerà proseguire con tali provvedimenti restrittivi oppure no. Il prof. Brusaferro si è attestato sulla stessa linea: al momento la carta vincente non sono i test (un test negativo oggi può diventare positivo qualche giorno dopo) bensì i comportamenti.

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