Cocainorso, recensione: in parte thriller, in parte commedia nera un film che mantiene ciò che promette

Cocainorso - Keri Russell (foto Universal Pictures Italia)
Cocainorso - Keri Russell (foto Universal Pictures Italia)

La recensione di Cocainorso, il nuovo film dell’attrice e regista Elizabeth Banks con Keri Russell, Ray Liotta e Alden Ehrenreich: un orso strafatto di cocaina semina caos e morte divertendo con un po’ di sana irriverenza

A pochi giorni da una tragedia che ha scosso parte dell’opinione pubblica italiana arriva curiosamente in sala Cocainorso, il nuovo film dell’attrice e regista Elizabeth Banks (Charlie’s Angels, Hunger Games, Pitch Perfect, Brightburn) ispirato ad una leggenda metropolitana a sua volta ispirata ad un atto di cronaca avvenuto negli Usa nel 1985, quando un orso morì dopo aver ingerito massicce quantità di cocaina. La Banks ne tira fuori un film di genere puro che unisce una buona quantità di sangue ad una riflessione sulla genitorialità, senza dimenticare qualche jumpscare qua e là e un po’ di umorismo nero.

Attenti a quell’orso

Georgia, 1985. Quando un carico di cocaina appartenente al signore della droga Syd White (Ray Liotta) precipita nel pieno del parco nazionale di Chattahoochee–Oconee a causa di incidente aereo, un orso del luogo viene attratto dalla preziosa polvere bianca e comincia a cibarsene ghiottamente. L’effetto della coca sarà devastante per l’orso perché lo trasformerà in un vero e proprio tossico, aumentando a dismisura la sua resistenza e soprattutto la sua aggressività. A farne le sanguinose spese saranno prima due turisti svedesi durante un’escursione, poi la ranger locale Liz (Margo Martindale) e l’attivista ambientale Peter (Jesse Tyler Ferguson) e infine la madre single Sari (Keri Russell) con sua figlia Dee Dee (Brooklynn Prince) e il migliore amico di quest’ultima Henry (Christian Convery). Nel frattempo Syd, deciso a recuperare il carico di cocaina a tutti i costi, manda suo figlio Eddie (Alden Ehrenreich) e il suo uomo più fidato Daveed (O’Shea Jackson Jr) a localizzare i resti dell’aereo nel fitto della foresta, senza però sapere che l’orso ha tutte le intenzioni di difendere la coca e forse anche qualcos’altro.

Cocainorso - O'Shea Jackson Jr, Alden Ehrenreich, Ayoola Smart e Ray Liotta (foto Universal Pictures Italia)
Cocainorso – O’Shea Jackson Jr, Alden Ehrenreich, Ayoola Smart e Ray Liotta (foto Universal Pictures Italia)

Un divertente mix di generi

Quello che il film promette è già ben chiaro e cristallino nel titolo: Cocainorso. Un orso, della cocaina che è poi un po’ il MacGuffin di tutta la storia e la scintilla esplosiva che si ottiene quando metti insieme uno dei predatori più temuti della foresta con una delle droghe in grado di creare più dipendenza e stato di alterazione psicofisica che esistano. È, come si dice, praticamente una pellicola che si scrive da sola o quasi e infatti Elizabeth Banks, col supporto alla sceneggiatura di Jimmy Warden, frulla assieme un mix gustoso di generi che va dal thriller con qualche componente che sfocia nell’horror, alla commedia nera fino ad arrivare al grottesco, in un film che pare uscito (per certi versi) dalla filmografia di Joe Dante quando ancora a Joe Dante permettevano di girare liberamente. Cocainorso perciò si lascia andare soprattutto nel secondo e nel terzo atto ad una carneficina tanto ridicola quanto serissima con arti strappati via di netto, facce che baciano l’asfalto, addomi sventrati e sbudellati mescolando però il tutto a scene che sembrano prese direttamente da un qualsiasi stoner film degli anni novanta o dei primi anni duemila: e allora accanto alla violenza e al sangue siano benvenute sequenze che sfidano apertamente il buon gusto cinematografico, come quella (già praticamente di culto) dell’orso che sniffa un’intera nuvola di coca come neanche nei peggiori bar di Caracas.

Cocainorso - Keri Russell, Brooklynn Prince e Christian Convery (foto Universal Pictures Italia)
Cocainorso – Keri Russell, Brooklynn Prince e Christian Convery (foto Universal Pictures Italia)

Cuccioli di mamma

In mezzo a tutto lo spettacolo, che ripetiamolo non manca, Cocainorso tenta anche di costruire una riflessione tematica sulla genitorialità e su come le scelte e le colpe dei genitori ricadano sempre e comunque sui figli. La Banks è consapevole di non dover tediare però il pubblico accorso in sala, e perciò lascia che la relazione tra Sari e Dee Dee e tra Syd ed Eddie evolvano (o involvano) in contemporanea all’azione, agli inseguimenti e alle fughe per sfuggire al pericoloso predatore e agli ancora più pericolosi esseri umani. Quando Cocainorso decide di prendere a pieno petto la sua materia tematica, in special modo nel terzo e decisivo atto, perde però un po’ di quella sua irresistibile irriverenza diventando perciò a tratti stucchevole, come se volesse a tutti i costi redimere alcuni dei suoi personaggi e condannare in modo fermo altri con una sorta di contrappasso dantesco. Ecco, Cocainorso è una pellicola che funziona e dà il suo meglio quando fa esattamente ciò per cui è stata scritta e pensata: dare sfogo alla follia creativa di un’idea che sulla carta poteva apparire finanche bislacca, ma che invece si è rivelata foriera di insperato divertimento. 

Cocainorso - l'orso in una scnea del film (foto Universal Pictures Italia)
Cocainorso – l’orso in una scena del film (foto Universal Pictures Italia)

La rivincita degli orsi

In tutto questo in Cocainorso è presente anche una non troppo sottile critica ambientalista, che nel film è rappresentata da una sorta di rivincita dell’orso su quegli umani a cui non frega un accidenti della gestione degli spazi naturali, del disboscamento o del rispetto degli habitat di certe specie in pericolo. Se nella realtà il povero orso fu costretto a capitolare senza aver fatto male ad una mosca, nel regno infinito e potentissimo dell’immaginazione cinematografica la sua “vendetta” si compie in una sorta di catarsi, potenziata da una rivelazione finale alquanto prevedibile ma necessaria quasi ad “umanizzarlo”. Cocainorso è un film profondamente calato negli Eighties americani, sia per quanto riguarda l’arena geografica e temporale in cui è ambientato, ma anche nello spirito, nel modo di parlare e di ragionare, nell’arroganza tipica di certi personaggi più vicine a delle inquietanti macchiette, nel sentimento di speranza e di redenzione che lo pervade. Redenzione non per tutti, ci mancherebbe, come il divertente colpo di coda ci suggerisce, ma solo per coloro che la meritano davvero: i buoni genitori che fanno del loro meglio, i buoni figli che vogliono scappare da pessimi genitori, le persone che fanno le cose sbagliate per i giusti motivi. Per gli altri ci sono i mostri e una dipartita inevitabile e terribile; si chiama karma, si legge cinema.

Cocainorso. Regia di Elizabeth Banks con Ray Liotta, Margo Martindale, Jesse Tyler Ferguson, Keri Russell, Brooklynn Prince, Christian Convery, Alden Ehrenreich e O’Shea Jackson Jr., in uscita giovedì 20 aprile nelle sale distribuito da Universal Pictures Italia.

VOTO:

Tre stelle

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci qui il tuo nome