Civil War, recensione: Kirsten Dunst protagonista dello straordinario incubo di Alex Garland

Civil War - Kirsten Dunst
Civil War - Kirsten Dunst

La nostra recensione di Civil War, il nuovo straordinario film di Alex Garland con Kirsten Dunst, Cailee Spaeny e Wagner Moura alle prese con una seconda guerra civile statunitense: coniugare potenza visiva e narrativa ad una riflessione sferzante su una società in frantumi

Quando uscì il primo trailer di Civil War, a dicembre, il sottoscritto cominciò a pensare che quello di Men potesse essere nient’altro che un mezzo passo falso da parte di Alex Garland, e non la svolta improvvisa verso un cinema che al regista inglese proprio non appartiene. Perché in quel trailer c’era tutto quello che speravo ci fosse: un cast di attori di livello capitanato dalla rediviva Kirsten Dunst, dopo la prima nomination all’Oscar per Il potere del cane, assieme Cailee Spaeny, Wagner Moura e Stephen McKinley Henderson e, soprattutto, una storia dal respiro brutale, potente, in grado di assolvere alla regola aurea dello Show, don’t tell. Per fortuna quel trailer non era una falsa pista. 

Civil War - una scena del film
Civil War – una scena del film

Verso Washington

In un futuro prossimo, nel quale gli Stati Uniti stanno combattendo una lunga guerra civile a causa della spaccatura tra fazioni avverse, le ostilità hanno condotto a un vero e proprio massacro. Mentre due candidati lottano per sedersi sulla sedia presidenziale della Casa Bianca, le forze armate attaccano i civili e i giornalisti vengono fucilati a Capitol Hill. In questo clima bellico una fotoreporter di nome Lee (Kirsten Dunst), i suoi colleghi Joel (Wagner Moura) e Sammy (Stephen McKinley Henderson) e l’aspirante giornalista Jessie (Cailee Spaeny) attraversano il paese martoriato per recarsi alla Casa Bianca, dove sperano di poter intervistare il presidente uscente prima che venga deposto, o peggio.

Civil War - Kirsten Dunst, Wagner Moura, Stephen McKinley Henderson e Cailee Spaeny
Civil War – Kirsten Dunst, Wagner Moura, Stephen McKinley Henderson e Cailee Spaeny

Gli Usa vs gli Usa

C’è un elemento abbastanza peculiare in Civil War che non salta subito all’attenzione, ma che ritorna in mente soltanto dopo. La bandiera degli Stati Uniti non appare mai. O meglio, appare giusto in un paio di frame e non è affatto come ce la ricordavamo. Perché in questa versione apocalittica della storia yankee le stelle da cinquanta sono diventate due, come le alleanze di stati che si combattono e che hanno condotto ad una seconda guerra civile ben più devastante della prima avvenuta a fine Ottocento. È il primo particolare che ci racconta cosa e come sono diventati gli Stati Uniti in questo grandissimo nuovo film di Alex Garland, ma non sarà l’unico.

Un altro elemento peculiare sta proprio nel conflitto che dà il titolo al film. Ci troviamo sì in America e non in un qualsiasi paese del Medio-Oriente, dell’Africa o del sud-est asiatico, ma soprattutto è l’America che combatte sé stessa. Non ci sono invasioni di paesi stranieri, non c’è nessun riferimento a potenziali minacce ideologiche opposte all’American way of life. L’America, in Civil War, si autocombatte e si autocannibalizza. Oppresso dall’incapacità dei propri abitanti di giungere ad una convivenza civile, dal razzismo latente, dal bigottismo, quello che Garland rappresenta è un paese al collasso più totale, in cui neanche le istituzioni politiche e sociali sono al sicuro.

E come potrebbero d’altronde? È anche nella politica (e nella sua assenza) che Garland vede il responsabile principale di questo decadimento e il suo è un grido disperato più che un monito, un allarme affinché la sua profezia cinematografica resti tale. Poi, certamente, in questo suo lavoro l’aspetto politico convive bilanciandosi perfettamente anche con la rappresentazione del sistema dei mass media, feroci, rapaci, incapaci persino di fare un passo indietro di fronte alla morte e al dolore ma necessari affinché si possa sapere, quindi ricordare e quindi non dimenticare. La responsabilità della Lee di una meravigliosa Kirsten Dunst è quella di uno sguardo individuale che si fa collettivo, di un racconto giornalistico che si fa bulimico nel voler mostrare tutto.

Civil War - Kirsten Dunst e Wagner Moura
Civil War – Kirsten Dunst e Wagner Moura

La capacità di gestione

Ciò che però stupisce di questa pellicola, ancora una volta, straordinaria è la capacità dell’autore inglese di saper gestire tutti i piani del racconto con una lucidità assai rara nel cinema contemporaneo. Civil War è prima di tutto un war movie che si fonde con il racconto documentaristico, ma è anche un film apocalittico (e non post perché tutto avviene sotto i nostri occhi), un racconto di formazione per Jessie (ma forse non solo per lei) e un thriller di sopravvivenza. Soprattutto, però, è un film che non vuole focalizzarsi su un futuro immaginario, tanto quanto su un presente reale. Su ciò che l’America è adesso, su ciò che il mondo è adesso.

Qual è quindi il nostro ruolo di fronte a ciò che sta avvenendo di fronte ai nostri occhi? Cos’è che possiamo fare per evitare che si scateni un’Apocalisse che ormai sembra essere sempre più imminente? Perché se è vero che sono coloro che siedono nelle stanze dei bottoni a prendere la decisioni per noi, noi come cittadini prima ed esseri umani poi abbiamo la responsabilità di resistere, di restare uniti e di restare umani. A Garland questo interessa ricordarci, più che puntare il dito verso qualcosa o qualcuno. E ce lo ricorda con un film tesissimo e asfissiante, di grande intelligenza formale ma mai autocelebrativo, violento ma mai gratuito, elegiaco e lirico ma mai evanescente.

E allora la macchina fotografica si fa quasi macchina da presa in Civil War, perché è dalla fotografia che nasce il cinema ed è la fotografia il mezzo più immediato per catturare l’orrore o la bellezza del presente. Un presente raccontato in un lungometraggio che è politico per ciò che racconta e per come lo racconta senza bisogno di proclami, ma che rappresenta anche il canto del cigno dell’America e dell’Occidente tutto. Si dice spesso che il sogno a stelle e strisce sia morto e sepolto da tempo, ma mai nessuno (o quasi) finora aveva avuto il coraggio, la sana arroganza e la capacità di mettere in scena prima la sua morte vera e propria e poi il suo funerale.

Un funerale che qui si svolge nel luogo simbolo del potere, in un terzo atto magistrale e in un finale di rarissima potenza, quella Casa Bianca violata da coloro che a quel sogno non credevano più da tempo. Speriamo che il messaggio arrivi a chi di dovere a Washington, ma anche a Roma, Parigi, Berlino, Londra, Tokyo, Pechino, Mosca. Et cetera.

TITOLO Civil War
REGIA Alex Garland
ATTORI Kirsten Dunst, Wagner Moura, Cailee Spaeny, Stephen McKinley Henderson, Nick Offerman, Jesse Plemons
USCITA 18 aprile 2024
DISTRIBUZIONE 01 Distribution

 

VOTO:

Quattro stelle e mezza

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