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Babygirl, recensione Venezia 81: la carica erotica di Nicole Kidman colpisce, il film un po’ meno

Babygirl - Nicole Kidman e Harris Dickinson (foto Niko Tavernise)
Babygirl - Nicole Kidman e Harris Dickinson (foto Niko Tavernise)

Da Venezia 81, in concorso, la nostra recensione di Babygirl, dramma erotico opera terza della regista Halina Reijn con protagonista una bollente Nicole Kidman: un’opera sensuale e inaspettatamente divertente, che però avrebbe potuto osare di più

In Bodies Bodies Bodies la carne veniva straziata, in Babygirl ci si accontenta di solleticarla, di stuzzicarla. L’olandese Halina Reijn arriva in concorso a Venezia 81 con tante ambizioni e un’idea di cinema sempre più precisa, con un’opera terza che fa del desiderio proibito la chiave di lettura e di accesso ad una storia passionale e torbida. Nicole Kidman non ha quindi avuto paura di mostrarsi nuda, non solo fisicamente, per questo dramma erotico inaspettatamente divertente e più acuto di quanto sembri la cui pecca è quella di non scavare fino in fondo nella propria perversione morale.

La classica relazione proibita

Romy (Nicole Kidman) è la potente amministratrice delegata di una grossa società di automazione, ed è con il regista Jacob (Antonio Banderas) in un matrimonio privo di passione. Quando incontra il giovane stagista Samuel (Harris Dickinson) comincia con lui una relazione clandestina torbida e proibita, cercando di ritrovare l’ardore perduto di un tempo e potendo così soddisfare certi inconfessabili desideri. Quando la sua intera vita rischierà di finire a pezzi, Romy dovrà decidere se continuare o meno la liason con Sam, anche a costo della reazione imprevedibile di quest’ultimo.

Babygirl - Nicole Kidman e Nicholas Hoult (foto Niko Tavernise)
Babygirl – Nicole Kidman e Harris Dickinson (foto Niko Tavernise)

Un film sul potere

Si fatica a capire perché Babygirl sia stato venduto come un thriller erotico, onestamente. L’erotismo di certo non manca, anche piuttosto spinto in un paio di momenti con segmenti piuttosto lunghi e audaci, ma è la componente thriller a difettare. O, meglio, il terzo film della regista olandese Halina Reijn possiede una propria tensione sotterranea e mette subito in chiaro la propria posta in gioco, con tutti i pericoli ad essa annessi, ma la scelta di un tono spesso molto meno cupo e più leggero ai confini della commedia da una parte spiazza piacevolmente e dall’altra annulla ogni tentativo di costruzione della suspence.

In effetti il materiale tematico e diegetico di partenza ci porta dalle parti de La pianista, ma se lì la relazione sessuale proibita si instaurava tra allievo e insegnante qui è il mondo spietato del lavoro ad essere inquadrato dall’obiettivo della Reijn; Sam è infatti un giovane stagista, Romy è il suo capo e questo porta ovviamente a riconsiderare i rapporti di potere tra chi quel potere lo detiene e chi aspira a detenerlo, anche se solo nell’ambito di un rapporto sessuale. L’aspetto interessante di Babygirl sta infatti proprio nel modo in cui Sam si avvicina alla consapevolezza di questo potere, che non è di natura ricattatoria o arrivista ma solo ed esclusivamente erotica e sessuale.

Il sesso quindi assume una duplice funzione, quella di controllo e quella di esplorazione, piuttosto antitetiche se ci si pensa. Sam vorrebbe controllare Romy, ma non è del tutto consapevole che la camera da letto non è l’unico luogo in potrà farlo; quest’ultima, invece, ha l’occasione di perdere un po’ di quel potere, di cedere il controllo su tutto ciò che riguarda la propria vita, esplorando i reami delle proprie pulsioni sessuali ed erotiche senza vergogna, senza dover fingere. Non è un caso che la pellicola si apra e chiuda con un orgasmo, il primo finto e il secondo molto probabilmente no. La liberazione sessuale e umana di Romy deve passare per il proibito, anche rischiando tutto il resto.

Un film sul desiderio

Poi c’è l’altro aspetto fondante di Babygirl, che è quello legato alla rottura dei taboo e alla sublimazione del desiderio. Nicole Kidman interpreta Romy con una sensualità che fa piacere ritrovarle addosso dopo così tanto tempo, si spoglia sia fisicamente che emotivamente ad ogni inquadratura in cui mostra della sana vulnerabilità e lascia al palo un più imbolsito Antonio Banderas, non certamente aiutato da un personaggio più compassato e freddo disposto a lasciarsi andare solo nel finale. Dentro la sua opera terza Reijn ci ha messo dentro la rabbia, la fragilità, la forza e la vergogna femminile che esplodono nel momento più piatto della vita di una donna, o almeno di questa donna.

Poi, certamente, ci sono anche riferimenti più o meno vaghi sulle ingiustizie di genere, sulla differenza d’età e sul valore della responsabilità, ma forse Babygirl non permette a sé stesso di affondare del tutto il colpo, rimanendo un po’ troppo in superficie senza esplorare del tutto la propria perversione morale. Forse è un problema di tono, magari un thriller vero avrebbe aiutato, o forse è più semplicemente un problema di sguardo. Fatto sta che il fuoco divampa ma si spegne più velocemente del previsto, le scene erotiche sono tante, ben girate e coreografate ma troppo slegate dal resto della narrazione, l’impressione rimanente è che più che una storia di sesso Halina Reijn abbia girato una storia d’amore.

Amore non necessariamente per gli altri, ma per sé stessi/e, il proprio corpo, i propri desideri, le proprie fantasie, la propria sessualità, la propria essenza. E se per arrivarci bisogna masturbarsi davanti ad un porno, appena dopo aver fatto sesso con il proprio partner, così sia.

Babygirl . la regista Halina Reijn
Babygirl . la regista Halina Reijn
TITOLO Babygirl
REGIA Halina Reijn
ATTORI Nicole Kidman, Antonio Banderas, Harris Dickinson, Sophie Wilde, Esther McGregor, Vaughan Reilly, Victor Slezak
USCITA 2025
DISTRIBUZIONE Eagle Pictures

 

VOTO:

Tre stelle

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