Venezia 75: Mario Martone in Capri-Revolution racconta il percorso del cambiamento

Capri revolution, ultima fatica del regista Mario Martone, è il capitolo finale di una trilogia nata per caso. Al centro della storia il percorso formativo e rivoluzionario di una capraia, interpretata dalla giovanissima Marianna Fontana.

Capri-Revolution, ultimo film italiano in concorso presentato alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia, il regista Mario Martone insieme a Marianna Fontana, interprete della protagonista Lucia, e al resto del cast racconta quest’ultimo lavoro in conferenza stampa.

Lo  spunto di questa storia è quello di una comune, creata a Capri tra il 1900 e il 1913, il film si sposta un po’ più avanti nel tempo e muta anche l’identità del fondatore di questa comune, perché questa scelta?

Mario Martone: mi sono imbattuto nella storia della comune di Karl Diefenbach così per caso, vedendo i suoi quadri e La Certosa di Capri, la sua storia mi ha immediatamente colpito, non sapevo che ci fossero queste comuni che anticipavano le esperienze che si sarebbero sviluppate negli anni sessanta, settanta, ed è stato immediato il corto circuito temporale con vicende successive, e questo corto circuito ha fatto sì che questo personaggio, non fosse un personaggio storico, non è la ricostruzione di Karl Diefenbach, ma una figura nuova, interpretata da Reinout Scholten van Aschat, ed è un performer per certi versi, la pittura viene lasciata alle spalle e c’è un lavoro che viene fatto con la relazione tra le persone. La danza è stata fondamentale e con Raffaella Giordano, la coreografa, abbiamo lavorato insieme, per dar vita allo spirito collettivo, fondamentale per dar vita al film.

Martone, ha considerato questo film un punto d’approdo di Noi credevamo e de Il giovane favoloso, se con questo film possiamo definire una trilogia ideale?

Mario Martone: La trilogia si è andata facendo, non ho pensato a questi tre film con questa origine, un film è nato uno dall’altro, ho capito che Leopardi potesse essere una voce importante da ascoltare mentre facevo Noi credevamo, Il giovane favoloso finisce con La ginestra in cui Leopardi si interroga sul progresso in natura e questi sono i temi di Capri revolution, ogni film nasce da un’intuizione, un’illuminazione come appunto nel caso di Capri revolution quando appunto mi sono imbattuto nelle tele di Diefenbach, ovviamente c’è un filo che collega questi film, i protagonisti sono sempre ribelli e giovani e sono il frutto del desiderio dell’Italia di interrogarsi sul tema della collettività e dell’individualità. E poi c’è la questione dell’isola, il mondo è un’isola è inutile illudersi di poter fuggire al confronto, tirando su muri, il confronto è necessario e inevitabile, e mi è sembrato un tema vitale da proporre oggi, in un tempo in cui sembra che tutto si debba chiudere, in cui l’odio e la paura fanno da collante. La figura luminosa del film è Lucia, una capraia che non sa nulla e scopre tutto non avendo paura del confronto, perché non le bastano le impostazioni ideologiche che derivano da tutto questo movimento, e dalle figure maschili del dottore e di Seybu.

Mario Martone regista di Capri revolution
Mario Martone regista di Capri revolution

Come procede il lavoro con Sascha Ring sulla colonna sonora?

Mario Martone: È il secondo film che facciamo ed è stata un’esperienza fantastica, ho chiesto a lui e al suo collaboratore Philip di essere nel film come attori nella comune, e creare le musiche acustiche che sono state realizzate live sul set. Ci sono mandolini della tradizione mediterranea, e altri strumenti che hanno mescolato la parte acustica ed elettronica, quest’ultima ha dei moduli ripetitivi e questi ci hanno fatto ripensare agli anni ’60, un’idea che veniva dalla musica indiana tenendo un filo atemporale che volevamo riproporre anche nella colonna sonora.

Sascha Ring: Lo ha già detto Mario, la parte più interessante è la musica, l’idea è che la musica accadesse veramente nelle scene e non venisse riprodotta dopo, dovevamo trovare il modo di trovare gli attori e gli strumenti, per me è parte del mondo in cui le persone facevano musica, è una sorta di rituale che è una parte importante. Almeno è stato molto interessante farlo sul set, per me era importante stare lì, sono stato sorpreso di quanto velocemente ci siamo messi.

Martone io ho notato un filo rosso nelle varie epoche, un collegamento giovanile di rivoluzione, queste rivoluzione sono accadute e quanto hanno influito secondo lei?

Le rivoluzione non vanno considerate secondo il loro esito, sono come le eruzioni di un vulcano, noi dobbiamo guardare l’eruzione, Leopardi ci insegna a vedere la spinta di ogni ribellione, la rivoluzione è un fiore che nasce in ogni persona che desidera un senso di giustizia, e che sente di voler cambiare qualcosa. Lucia per esempio porta una relazione vitale, anche in un tempo come il nostro in cui è difficile dare certezze, è una giovane donna che si imbatte in un mondo maschile. Lucia si ribella alla famiglia, ma non trasforma la ribellione in odio, diventa amore e viene da una grande profondità femminile in un mondo in cui si sente il bisogno di una centralità delle donne,dato che gli schemi maschili non bastano più, sembra che abbiano esaurito le soluzioni dello stare insieme.

Ippolita Di Maio come mai avete scelto una persona così umile per rendere così grande il balzo di consapevolezza?

Ippolita Di Maio: Intanto perché c’è questo gruppo di ragazzi che viene dal nord Europa, e che vive sulla propria pelle la rivoluzione industriale e i problemi sociali, che in fondo sono gli stessi che viviamo ancora oggi. C’è un gruppo di ragazzi che cerca nel mediterraneo una laicità con una natura sfruttata e non fruita. La purezza che dava Lucia con la sua umiltà ci sembrava importante per raccontare una storia di emancipazione vera e profonda e possibile per tutti da qualsiasi condizione di partenza.

Marianna Fontana interpreta Lucia
Marianna Fontana interpreta Lucia

Marianna come ti sei preparata per questo ruolo cosi diverso rispetto a quello di due anni fa?(ndr si riferisce a Indivisibili) e come ti sei approcciata a questa ragazza così prodigiosa nel cambiare culturalmente il suo livello e la sua mentalità? E poi volevo sapere se personalmente hai qualche interesse per la meditazione e se l’hai mai praticata?

Marianna Fontana: Mi sono preparata insieme a Mario e Ippolita, che mi hanno raccontato la sceneggiatura e mi sono preparata stando con le capre (sorride), le ho pascolate e ne ho munte più di cento, una è svenuta (ride)…scherzi a parte mi sono preparata leggendo dei libri, poi Mario mi ha raccontato della comune, ho approfondito la storia di Capri nel novecento. Lucia è una donna che scopre questa condizione diversa, che ha bisogno di ribellarsi alle condizioni della famiglia, e si libera da questa oppressione, e quindi mi sono lasciata andare e ho aperto me stessa a questo personaggio, non solo col corpo, ma soprattutto con l’anima.

Dato che questo film è un’iniziazione all’indipendenza e alla femminilità e a un percorso di trasformazione, Martone quanto le piace indagare i personaggi femminili? E quanto è importante per il cinema riconoscere questi personaggi così forti?

Marianna Fontana: Nella mia vita c’è stata sempre una figura femminile importante, avendo la stessa età di questa ragazza mi sono ritrovata molto in lei. Il cambiamento di Lucia di voler essere libera è bellissimo, parte da una condizione che le impone la famiglia, ma è attratta dalle figure maschili come Seybu e il dottore e quindi decide di fuggire dalla famiglia andando oltre ed essere una donna libera seguendo quello che è il suo istinto. È una ragazza fragile, ma sente la terra sotto i piedi, inizia a capire l’inglese, a confrontarsi con il mondo perché si sente diversa e questo la porta a lasciare anche il suo paese.

Mario Martone: Ci sono due anime che si intrecciano, penso anche al rapporto con le figure femminili della madre, interpretata da Donatella Finocchiaro, e di Lina, la moglie di Seybu. Sono figure femminili diverse che si intrecciano in questo film, ritornare a fare un film con una figura femminile al centro come L’amore molesto è stato importante. Ci sono tante donne che hanno lavorato al film, sono state fondamentali nel respiro collettivo che abbiamo realizzato tutti insieme. Abbiamo iniziato a preparare il film prima del set, siamo andati fino in Olanda per cominciare un percorso di conoscenza tra tutti noi. Volevamo fare un film che somigliasse a quello che raccontava e mi pare che sia stato per tutti un viaggio, un viaggio che si allarga agli spettatori e per noi è molto importante.

 

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