Il trono di spade 8×03: recensione de La lunga notte

Il trono di spade - Kit Harington ed Emilia Clarke

Con il terzo episodio della stagione conclusiva, Il trono di spade regala momenti altissimi di tensione e pathos, chiudendo definitivamente alcuni percorsi e spiazzando con un sorprendente colpo di scena.

Mai come in questo episodio de Il trono di spade la notte è buia e piena di terrori. Ottanta minuti intensi con picchi di pathos e tensione altissimi, The Long Night (La lunga notte il titolo di casa nostra), terzo avvincente episodio dell’ottava e ultima stagione, tiene incollati allo schermo con fazzoletti pronti per l’uso e dita incrociate. L’incontro-scontro tra vivi e morti è ormai inevitabile, l’inverno è definitivamente arrivato e bisogna contare su tutte le risorse possibili: uomini, donne, fuoco, vetro di drago e soprattutto acciaio di Valyria.

 Luce e Fuoco

Il protagonista indiscusso di questa terza puntata è senza ombra di dubbio il fuoco, il fuoco dei fossati attorno a Winterfell, il fuoco della spada di Beric Dondarion (Richard Dormer), il fuoco “buono” di Drogon e di Rhaegal e quello malefico di Vyserion, il fuoco di Melisandre (Carice Van Houten), che rimette piede a Grande Inverno con un ritorno inaspettato ma allo stesso tempo prevedibile. La sacerdotessa, strumento del Signore della luce, infiamma le armi dei Dothraki, i tronchi appuntiti nel tentativo di fermare l’armata dei non morti, e alimenta l’ardente fiamma di una ragazza – un tempo senza nome – che trova, una volta per tutte, nel nome Arya Stark (Maisie Williams) il compimento del proprio destino.

Not Today

Un destino segnato da un percorso lungo e burrascoso, pieno di insidie e strade impervie quello intrapreso dalla giovane guerriera Stark. Una guerriera nata dalla danza dell’acqua di Syrio Forel e forgiata con sudore e sangue dal Dio dei mille volti, che ha acquisito il passo felino di quei gatti che rincorreva per le sale di Approdo del Re nella prima stagione, la leggerezza scattante di una gazzella elegante e determinata, e la freddezza del più spietato assassino bravosiano. Un destino che comincia con il dono dell’affilato ago da parte dell’incoraggiante Jon (Kit Harington) e che trova la sua conclusione nella lama impietosa della daga affidatale dall’onnisciente Bran (Isaac Hempstead-Wright). Un destino predetto dalla Donna Rossa nel loro primo incontro e che rivela la sua realizzazione nella risposta alla fatidica domanda: «Cosa diciamo al Dio della morte?».

Il trono di spade - Maisie Williams (Arya Stark) Carice Van Houten (Melisandre) e Rory McCann (il Mastino)
Il trono di spade – Maisie Williams (Arya Stark) Carice Van Houten (Melisandre) e Rory McCann (il Mastino)

Il coraggio è donna

Tutte in prima linea, tutte pronte a combattere e a morire, se necessario e ineluttabile per la causa, le donne de Il trono di spade, sono la vera forza della serie. Se nelle stagioni precedenti, in particolare le prime, le figure femminili ricoprivano solo ruoli di mero contorno o, peggio ancora, di sordido oggetto sessuale, via via hanno cominciato a farsi sempre più largo, capovolgendo un sistema patriarcale e misogino, dimostrando il loro innato valore, e raggiungendo l’apice proprio in questo episodio. Non solo le già citate Arya e Melisandre, ma anche Sir Brienne (Gwendoline Christie), una certezza in battaglia; la giovanissima temeraria Lyanna Mormont (Bella Ramsey), combattiva fino alla fine; e ovviamente la regina Daenerys (Emila Clarke), che si reinventa neofita spadaccina, hanno creduto in loro stesse, non lasciando spazio al nemico e mostrando al mondo che il coraggio è donna.

Il riscatto di Theon

Un altro personaggio che ha assolutamente dimostrato – finalmente – il suo valore e il suo coraggio è Theon (Alfie Allen), che s’imbatte nella conclusione del suo percorso lì dove tutto è cominciato, a Grande Inverno, a casa. Un brav’uomo, come lo definisce Bran nel momento del commiato, che deve espiare le sue colpe verso gli Stark, la sua vera famiglia, e verso se stesso, e che deve immolarsi per diventare un eroe. Il figlio maschio di casa Greyjoy è un personaggio controverso, complesso e in perenne evoluzione, che cresce costantemente di stagione in stagione, per arrivare all’atto di definitiva maturazione – marcata abilmente dall’intensa recitazione del suo meraviglioso interprete – proprio in questo 8×3.

Il trono di spade - Alfie Allen (Theon Greyjoy) in una scena
Il trono di spade – Alfie Allen (Theon Greyjoy) in una scena

La regina addolorata

The Long Night mette in evidenza tutti quei legami e quei sentimenti che sembravano spenti o assopiti: la complicità “coniugale” tra Tyrion (Peter Dinklage) e Sansa (Sophie Turner) nascosti nel posto più sicuro (siamo sicuri???) di Winterfell, mentre la fine del mondo impazza tra le mura esterne. Oppure il latente ma profondo affetto del Mastino (Rory McCann) nei confronti di Arya, che fomenta quella audace temerarietà venuta meno davanti alla vista del fuoco, o infine l’umanità fragile di Deanerys, riportata a galla da una dolorosa perdita, che fa sciogliere l’algida Regina dei draghi in un pianto a dirotto, che tanto ricorda l’indifesa Khaleesi in lacrime per la morte dell’amato Khal Drogo.

Una battaglia oscura

Il terzo episodio di questa stagione conclusiva di certo non delude le aspettative, ma si pone anzi nell’olimpo dei momenti più alti e spettacolari della serie, grazie a un arco narrativo impeccabile e imprevedibile e a uno stile registico a dir poco magistrale, basti solo pensare al piano sequenza che apre la puntata. Proprio a voler essere puntigliosi possiamo riscontrare un’impercettibile falla nella fotografia forse un po’ troppo scura e cupa, che nelle scene di maggiore azione non rende tutto completamente nitido, ma come abbiamo detto all’inizio, la notte è buia e piena di terrori, e in fondo la scelta di questa ambientazione è stata alquanto azzeccata. Superfluo ribadire il talento dei protagonisti, che ormai amiamo e apprezziamo da quasi dieci anni, e che anche stavolta ci hanno fatto affrontare la lunga lotta tra brividi e pelle d’oca. A incorniciare il tutto, come sempre, la straordinaria colonna sonora dell’incredibile Ramin Djawadi, che riesce a mescolare magnificamente suspense, incanto ed emozione, creando il clima giusto per un sorprendente colpo di scena.

Potete leggere le recensioni degli episodi precedenti cliccando qui 

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Il trono di spade – Gwendoline Christie (Brienne) e Nicolaj Coster-Waldau (Jaime) in una scena della battaglia

Voto

 

 

 

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