La nostra recensione di The Batman di Matt Reeves, un thriller oscuro prima che un cinecomic crepuscolare, in cui Robert Pattinson è un Cavaliere Oscuro tormentato e ferito, con Zoë Kravitz, Paul Dano e Colin Farrell
Giustiziere tormentato, icona per fama, simbolo per scelta, leggenda dolorosamente umana. Se Superman è il supereroe per antonomasia, alieno, dotato di poteri sovrumani, tanto potente da sembrare divino, Batman è la maschera di un uomo senza alcuna capacità soprannaturale. Un ricco filantropo che utilizza i suoi gadget e le sue capacità nel combattimento per confrontarsi con il male che insidia le strade della sua città, Gotham, cui è visceralmente legato. Probabilmente è questo suo essere rappresentante di un’umanità fragile a costituirne il fascino, a renderlo soggetto ideale delle più diverse interpretazioni accumulatesi negli anni tra fumetti, videogame, grande e piccolo schermo. Certamente è questo il lato che ha voluto indagare Matt Reeves nel suo The Batman, in cui ad ereditare il mantello del Cavaliere Oscuro è un Robert Pattinson semplicemente perfetto per questa versione dell’eroe.

Io sono Vendetta
Da due anni un giovane Bruce Wayne (Robert Pattinson) indossa la maschera di Batman e veglia su una Gotham brulicante di malavitosi. Una città divorata dalla corruzione che torna a galla quando l’efferato Enigmista (Paul Dano) apre le danze ad una serie di sanguinosi omicidi e oscuri indovinelli. L’Uomo Pipistrello, con il solo aiuto del fidato maggiordomo Alfred (Andy Serkis) e del tenente Gordon (Jeffrey Wright), dovrà porre fine allo spargimento di sangue e fare i conti con l’eredità dei Wayne. Mentre si accavallano le losche macchinazioni della malavita locale, guidata da Carmine Falcone (John Turturro) e dal Pinguino (Colin Farrell) e l’indagine di Bruce si fa sempre più intricata, il vigilante fa la conoscenza di una nuova potenziale alleata, Selina aka Catwoman (Zoë Kravitz).

L’uomo e la maschera
Con The Batman Matt Reeves (coadiuvato da Peter Craig in fase di scrittura) ribalta il paradigma interpretativo dell’Uomo Pipistrello. Se nell’immaginario collettivo, soprattutto di matrice audiovisiva, quella dell’Uomo Pipistrello è la maschera che Bruce indossa per trasformarsi in un simbolo di giustizia, un costume dal peso specifico imponente che mette in crisi l’eroe, tanto dicotomicamente spezzato nelle sue due identità, in questo film avviene il contrario. La crisi resta, ma non è più quella dell’uomo che sente il bisogno di essere vigilante, ma di un Batman che vorrebbe non essere Bruce. Ė la maschera del filantropo e uomo sociale che sta stretta all’Uomo Pipistrello di Pattinson. Un giovane in subbuglio che ha perso l’innocenza dell’infanzia ma non è ancora così maturo da avere la percezione più opportuna del suo ruolo. Un Bruce spezzato dal dolore, rintanato nel suo gotico palazzo, la cui soglia pare attraversabile dal solo Batman. Un vigilante rabbioso e violento, ma soprattutto un investigatore brillante. Lato, quest’ultimo, inedito sul grande schermo.

Battinson: il Batman che non sapevamo di volere
Se all’annuncio della scelta di Pattinson come nuovo Cavaliere Oscuro qualcuno aveva storto il naso, non considerando il suo physique du rôle adeguato, guardando The Batman dovrà ricredersi. Robert non solo è un Uomo Pipistrello veemente, atleticamente affascinante e convincente come pochi, ma riesce soprattutto a vestire i panni di Bruce Wayne in una maniera incredibile. Emaciato, ombroso, dall’estetica quasi punk, il suo Bruce è un uomo estremamente fragile, che sente sulle proprie spalle il peso del suo cognome e ne è quasi schiacciato. Le ferite che gli si aprono sulla pelle sono la manifestazione di un’inquietudine esistenziale che, attraverso gli occhi e il corpo di Pattinson, si fa dolorosamente bruciante. Sono lontani i tempi in cui l’attore inglese luccicava nei panni del vampiro di Twilight; dopo essersi fatto le ossa nel circuito indipendente, l’ex Edward Cullen è ormai pronto ad assurgere allo status di grande attore hollywoodiano. Che il ruolo della consacrazione definitiva nello star system pop sia quello dell’Uomo Pipistrello pare la giusta rivincita.

Un villain inquietante
La tempra e il fascino di un eroe si misurano anche e soprattutto rispetto all’efficacia della sua nemesi. L’Enigmista è probabilmente il personaggio migliore dell’intero The Batman o, almeno, Paul Dano è la vera punta di diamante del suo ottimo cast. Calcolatore, sanguinario, sagace, l’Enigmista opera perché tutta la corruzione che dilaga a Gotham venga a galla. Un intento nobile, che potrebbe persino condividere con la sua controparte positiva, se non fosse per un modus operandi brutale, che lo trasforma in un villain spaventosamente violento. A colpi di indovinelli ed enigmi riesce a toccare i nervi scoperti di Batman, giocando con i dubbi che assillano Bruce. L’interpretazione allucinata di Dano, nonostante il suo volto sia per la maggior parte del tempo coperto da una maschera (torna la dicotomia uomo-maschera di cui prima) permette al villain di giganteggiare sullo schermo.

Un nuovo Bat-Verso
Nel film di Matt Reeves, Gotham torna ad essere protagonista assoluta della narrazione. Una città corrosa, turbolenta, in cui ricchezza e indigenza convivono senza soluzione di continuità. Una metropoli fumosa, perennemente battuta da una pioggia fitta, divorata dall’ingordigia di malavitosi e funzionari corrotti. Un microcosmo brulicante dei più diversi tipi umani, dall’austero manipolatore Carmine Falcone di John Turturro all’inquietante Pinguino di Colin Farrell, qui ancora solo abbozzato e che meriterebbe un approfondimento maggiore in un eventuale secondo capitolo. Tra le strade di Gotham si aggira anche una Selina Kyle sensuale e passionale cui Zoë Kravitz dona la giusta dose di prorompenza ed emotività. C’è però da dire che se Pattinson regge bene il confronto con le precedenti incarnazioni di Batman, Kravitz ha ancora tanto da lavorare per giocarsela con l’iconica Catwoman di Michelle Pfiffer.

Verso i cinecomic e oltre
The Batman è un cinecomic oscuro, crepuscolare che si fa continuamente altro dal genere di riferimento, senza mai rinnegarlo. Matt Reeves ha trovato la ricetta perfetta per confezionare un prodotto che da un lato rispetta i canoni ormai codificati del cinecomic (coreografie spettacolari, scene d’azione adrenaliniche, maestosità degli effetti speciali), ma dall’altro attinge a piena mani dal cinema d’autore. In bilico costante tra il thriller psicologico e il crime investigativo, The Batman gode di una messa in scena di altissimo livello. Ad inquadrature che sembrano uscite dalle tavole di un fumetto si alterna un iperrealismo di nolaniana memoria, ad una scenografia imponente e grandiosamente gotica si sposa una colonna sonora travolgente, che alterna grunge a rielaborazioni dei temi classici del personaggio. Sono pochi i passi falsi di Reeves in questa operazione. Da un lato, benché il film resti avvincente e ben ritmato per tutto il suo sviluppo, la durata fiume di quasi tre ore avrebbe potuto giovare di qualche taglio mirato. Dall’altro, sembra che in alcune sequenze si voglia puntare al rialzo, esagerando con enfasi e spettacolarità tali da rischiare di distrarre dalla profondità del materiale narrativo.
Al netto di questo, The Batman e Pattinson si candidano ad entrare nell’olimpo delle migliori versioni del personaggio mai apparse sullo schermo, facendo ben sperare per un eventuale ritorno nella Gotham crepuscolare di Matt Reeves.
4 stelle
























