La nostra recensione di The Animal Kingdom, ibrido tra sci-fi, fantasy e drama plurinominato ai César 2024 e presentato a Cannes 2023: un interessante, sebbene non originalissimo e troppo lungo, romanzo di formazione che ha echi spielberghiani e in parte anche kinghiani
The Animal Kingdom, fresco di ben 5 premi César ottenuti da 12 candidature e dalla presentazione a Cannes, rappresenta la dimostrazione che un cinema di genere dotato di personalità è possibile anche al di fuori degli Stati Uniti, seppure con budget molto più ridotti e con la mancanza di uno star power riconoscibile. In questo caso il regista e co-sceneggiatore Thomas Cailley ha preso a piene mani dall’immaginario di Spielberg (con qualcosa anche del King di Stand By Me), per rappresentare un classico romanzo di formazione con elementi distopici e fantascientifici che ragiona su identità, crescita e sui pericoli dell’intolleranza.

Uomini e mostri
In un prossimo futuro l’uomo, nel tempo, ha iniziato a mostrare un processo di mutazione, che lo ha portato a sviluppare elementi vicini ad alcune specie animali. Dopo due anni dalla manifestazione delle prime mutazioni da uomo ad animale, la società ha iniziato ad adattarsi a questo cambiamento, prendendosi cura delle “creature” in nuovi centri socializzati. Quando un convoglio che trasporta questi ibridi subisce un incidente, le creature si disperdono nell’ambiente circostante, portando un padre di nome François (Romain Duris) e suo figlio Émile (Paul Kircher) a vivere una straordinaria avventura.

Scoprire sé stessi
Trasformarsi in qualcosa che il mondo non solo fatica a comprendere e quindi ad accettare, ma che ai suoi occhi appare mostruoso e quindi pericoloso. È un tratto comune di molte distopie quello di amplificare, portandola allo stremo, la componente nichilista di una società alle prese con un nemico esterno o interno che non riesce a combattere perché troppo spaventoso o alieno, e in questo senso The Animal Kingdom si fa rappresentazione perfetta di uno scontro agli antipodi. La Francia, e forse tutto il mondo, si ritrova a dover convivere con degli uomini che per qualche motivo (un virus, un fattore genetico?) si sono tramutati in esseri dalle sembianze animalesche.
Una mutazione che chiaramente ha i contorni di un incubo e di una progressiva bestializzazione, con una componente quasi orrorifica, che quindi porta a dividere, a scombinare e a compartimentalizzare una società già disunita: loro contro di noi, i mostri contro gli umani, le bestie fatte solo d’istinto contro gli uomini raziocinanti. È in quest’arena che il viaggio di scoperta di Èmile e di suo padre François comincia e si sviluppa, poiché è soprattutto nel conflitto interiore e in quello esterno di entrambi che The Animal Kingdom trova la sua raison d’etre.
In fondo quello di Thomas Cailley non è che il più classico bildungsroman di dickensiana memoria, a cui però il regista francese aggiunge più di un tocco spielberghiano (il rapporto con il diverso, la lotta per l’accettazione e contro il pregiudizio, il rapporto tra reale e immaginario) con qualche piccolo richiamo anche ad una certa narrazione kinghiana. Il risultato funziona piuttosto bene, nonostante una certa derivatività dello script, e permette anche allo spettatore di legarsi emotivamente ad Èmile e al suo viaggio di scoperta della propria interiorità e di definizione della propria identità.

Sentire il genere
Per il resto Cailley padroneggia piuttosto bene i generi, preparandosi e preparandoci ad un lungo pamphlet fantascientifico/fantastico (oltre due ore di durata, un po’ troppo) sulla necessità di rompere ogni schema pregiudiziale nei confronti di un pericoloso supposto solo perché incomprensibile ai nostri occhi. Il bravo regista francese però adotta una prospettiva tematica e un taglio laterali alla storia e ai personaggi, perché il film evita quasi sempre di scadere nella retorica del didascalismo decidendo di declinare la propria visione del tema in virtù dell’azione e del racconto. È un approccio interessante e funzionale che permettono a The Animal Kingdom di rimanere godibile nel ritmo e piuttosto trascinante nella messa in scena, almeno fino al finale.
Sì, perché quando arriva il momento per Cailley di ritirare i remi in barca decide di mollare un po’ di quel coraggio che ha avuto in precedenza, abbandonandosi ad un finale troppo tirato via e per certi versi zuccheroso. Ed è un peccato, perché il trio Romain Duris – Paul Kircher – Adèle Exarchopoulos è funzionale e sempre piuttosto centrato, facendo loro i propri personaggi e regalando temperatura emotiva, sincerità e umanità ad una storia non tanto fresca ma sicuramente sentita. Con un po’ di attenzione in più di scrittura nel terzo atto e qualche aggiustamento a livello tecnico, specialmente per quanto riguarda il design di alcune creature, il rislutato sarebbe potuto essere ancora migliore.
| TITOLO | The Animal Kingdom |
| REGIA | Thomas Cailley |
| ATTORI | Romain Duris, Paul Kircher, Adèle Exarchopoulos, Tom Mercier, Billie Blain, Nathalie Richard, Saadia Bentaieb |
| USCITA | 13 giugno 2024 |
| DISTRIBUZIONE | I Wonder Pictures |
Tre stelle

























