TFF36: Ride, recensione del drammatico film di Valerio Mastandrea

Ride - locandina

Ride, esordio alla regia dell’attore Valerio Mastandrea, presentato al 36º Torino Film Festival, affronta temi come l’amore, l’elaborazione del lutto e l’esorcizzazione del dolore, rendendo così il film profondo, drammatico e al tempo stesso ironico.

Un senso di smarrimento

Ride, di Valerio Mastandrea con Renato Carpentieri, Stefano Dionisi e Chiara Martegiani, presentato al 36º Torino Film Festival racconta la storia di una donna Carolina e di suo figlio di dieci anni che affrontano, a modo loro, il lutto per la morte del marito e padre, avvenuta in fabbrica, mentre crescono l’attesa e il raccoglimento per il giorno del funerale. Carolina e il bambino hanno un modo particolare per cercare di superare ciò che è successo, legato ad un’incapacità e non ad una scelta: lei non riesce a piangere, ma solo a vivere la sua vita giorno per giorno, il figlio cerca di concentrarsi sull’attenzione mediatica che riceverà la morte di suo padre. E nessuno sembra capirli.

Prima di elaborare

Ride, titolo fortemente simbolico, affronta l’elaborazione del lutto da una prospettiva diversa, non sempre espressa in film di questo genere, e cioè il modo in cui si cerca di superare la morte di una persona cara, che non è uguale per tutti. Carolina non riesce a star male, a soffrire come dovrebbe, come sarebbe normale. Per lei sembra non essere cambiato nulla, fa esattamente ciò che faceva prima, senza esprimere il proprio dolore. Che sia un’incapacità o una scelta involontaria non ha importanza, non riesce neanche a piangere e non sa perché.

Ride - Chiara Martegiani
Carolina (Chiara Martegiani) in una scena del film

Essere e apparire

Lo stesso bambino a suo modo cerca di affrontare la situazione: sa che probabilmente verrà intervistavo, suo padre è morto in fabbrica e i media seguiranno da vicino la vicenda, ecco perché fa continue prove insieme all’amico su quello che dovrà dire di fronte alle telecamere. Drammatico e toccante, Ride è un film di amara ironia, abbraccia più temi, come l’amore e l’apparenza, come se Carolina dovesse preoccuparsi di cosa penseranno gli altri quando vedranno come lei cerca di esorcizzare il proprio dolore, è bloccata in un limbo in cui sembra non provare nulla, ma è solo un insieme di sentimenti che non riescono ancora a definirsi.

Una legittimità del dolore

Il film Ride con delicatezza e ironia pone l’attenzione sul diritto alla disperazione e sulla difficoltà di capire come superare un lutto. La regia lineare e chiara arriva dritta al cuore, con degli attori che caricano i personaggi di naturalezza, rendendoli realistici e veri, ricchi di sfumature. L’unica persona che sembra vicina a Carolina è il fratello di suo marito, ottima interpretazione di Stefano Dionisi, che non la giudica né la critica, ma è lì per starle vicino, perché le vuole bene. Ride, attraverso una metafora della vita, non esplora solo l’elaborazione di un lutto, ma anche tutto ciò che la perdita di qualcuno comporta, perché bisogna accettare di soffrire prima di poter superare un dolore, un dolore naturale, normale e umano.

Ride, diretto da Valerio Mastandrea, con Chiara Martegiani, Renato Carpentieri, Stefano Dionisi, Milena Vukotic, Silvia Gallerano, Emanuel Bevilacqua, Milena Mancini, Giordano De Plano uscirà nei cinema il 29 novembre distribuito da 01 Distribution.

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