36° Torino Film Festival: un ricco programma, ospiti d’eccezione e numerosi eventi

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Il Torino Film Festival, per la sua 36ª edizione presenta un variegato e ricco programma di proiezioni, sia a livello tematico che stilistico, con ospiti come Pupi Avati, Nanni Moretti, Vinicio Marchioni, Valerio Mastandrea e molti altri.

Eventi del 36° Torino Film Festival

La 36ª edizione del Torino Film Festival che si terrà dal 23 novembre al 2 dicembre 2018 presso i Cinema Massimo e Reposi di Torino, oltre a ospiti e variegate proiezioni sia di lungometraggi che cortometraggi, con delle sezioni sempre più ricche, sarà anche pieno di eventi. Iniziando da sabato 24 novembre, ore 15.30: Torino Short Film Market presenta All You Need Is Short selezione di corti internazionali inediti in Italia. Domenica 25 novembre, ore 14.30: in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne sarà proposta la proiezione della copia restaurata per l’occasione del film Processo a Caterina Ross diretto da Gabriella Rosaleva, alla presenza della regista. Al termine della proiezione Gabriella Rosaleva riceverà il Premio Equilibra per il benessere sociale, per la sua poetica e impegnata testimonianza a favore delle donne. Lunedì 26 novembre, ore 20.15: consegna del premio Hamilton a Marco Proserpio, regista del film documentario: The Man Who Stole Bansky, presentato nella sezione Festa Mobile del Torino Film Festival; ore 21.00 (di cui i ricavi saranno devoluti in beneficenza al Sermig di Ernesto Olivero per finanziare la realizzazione di una casa famiglia per donne vittime di violenza): evento musicale condotto da Rocco Papaleo per l’assegnazione del premio Carlo U. Rossi ai migliori produttori artistici italiani.

Martedì 27 novembre, ore 16.00: incontro con il direttore della fotografia Luciano Tovoli per presentare L’uso del technicolor e i maestri Powell & Pressburger. Mercoledì 28 novembre, ore 18.30 (prenotazione obbligatoria a partire dal 21 novembre alle ore 10.00 su www.torinofilmfest.org): proiezione in prima mondiale del film, realizzato con materiale di archivio delle Teche Rai, Sex Story di Cristina Comencini e Roberto Moroni, la proiezione sarà introdotta da una presentazione degli autori del film. Giovedì 29 novembre, ore 15.30: l’attore francese Jean-Pierre Léaud, Gran Premio Torino del 36° Torino Film Festival, parteciperà a un incontro sul cinema di Jean Eustache, Riscoprire Jean EustacheVenerdì 30 novembre, ore 9.45: Il Cinema di Powell & Pressburger: uomini in guerra e ossessioni demoniache, incontro sul cinema di Powell & Pressburger a cui prenderanno parte: lo storico del cinema, Ian Christie; i professori del Dams di Torino, Giaime Alonge e Maria Paola Pierini; i critici cinematografici Emiliano Morreale, Giulio Sangiorgio, Barbara Grespi, Federico Gironi e Federico Pedroni; ore 15.00: Torino Factory, 1ª edizione del Glocal Video Contest per filmmaker Under 30; ore 20.00: Premio Langhe-Roero e Monferrato Consegna del Premio al regista Matteo Garrone.

Torino Film Festival - I 400 colpi
Jean-Pierre Léaud alla sua prima interpretazione nel film I 400 colpi di Trauffaut

Il Gran Premio Torino sarà consegnato a Jean-Pierre Léaud (I quattrocento colpi, L’amore fugge, Effetto notte, Il maschio e la femmina, La cinese, Weekend, La gaia scienza, Detective, La maman et la putain, The dreamers, La mort de Louis XIV e molto altro ancora) giovedì 29 novembre alle ore 20.15 al Cinema Massimo, prima della proiezione del film diretto da Jean Eustache, La maman et la putain.

Numeri e ospiti del 36° Torino Film Festival

Sono 133 lungometraggi, 23 mediometraggi e 22 cortometraggi, i film presentati al 36° Torino Film Festival 2018, di cui 36 lungometraggi opere prime e seconde, 34 anteprime mondiali, 23 anteprime internazionali, 59 anteprime italiane selezionati tra più di 4000 film visionati. Tra gli ospiti confermati ci sono: Gianluca Abbate, Jennifer Alleyn, Altan, Jelena Angelovski, Antonio Angius, Bonifacio Angius, Vittorio Antonacci, Giorgio Arlorio, Tommaso Arrighi, Pupi Avati, Francesco Barozzi, Stephan Barth, Christopher Bell, Nicola Bellucci, Juli Berkes, Luca Bindi, Elettra Bisogno, Paolo Bogna, Mario Brenta, Ewa Bukowska, Esmeralda Calabria, Giacomo Campiotti, Eugenio Canevari, Renato Carpentieri, Daniele Catalli, Roberto Catani, Simone Catania, Olivier Chantriaux, Duccio Chiarini, Ian Christie, Georgina Chryskioti, Cristina Comencini, Crazy Pictures, Charlie Curran, Marco D’Amore, Sebastiano D’Ayala Valva, Tonino De Bernardi, Pietro De Tilla, Steve Della Casa, Federica Di Giacomo, Gabriele Di Munzio, Stefano Dionisi, Sara Dresti, Brigitte Duvivier, Mattia Epifani, Maureen Fazendeiro, Fabrizio Ferraro, Fabio Ferrero, Luca Ferri, Lina Flint, Mauro Folci, Anna Franceschini, Victoria Franzinetti, Daniele Gaglianone, Alessandro Gazale, Aleksej German Jr., Demetrio Giacomelli, Miguel Gomes, Richard E. Grant, Marco Greco, Dušan Grubin, Matti Harju, Roberto Herlitzka, Susan Hootstein, Jean-Charles Hue, Simone Isola, Babak Jalali, Avo Kaprealian, Anna Kauber, Gyeol Kim, Britta Knöller, Kristina Konrad, Jean Labadie, Felice Laudadio, Jean-Pierre Léaud, Françoise Lebrun, Gabriele Levada, Eugenio Lio, Mathieu Lis, Luigi Lo Cascio, Annamaria Lodato, Marie Losier, Jelena Maksimovic, Riccardo Marchegiani, Vinicio Marchioni, Narimane Mari, Yassine Marco Marroccu, Chiara Martegiani, Anna Marziano, Valerio Mastandrea, Adalberto Maria Merli, Quentin Mével, Pierfranco Milanese, Melissa B. Miller, Alberto Momo, Nanni Moretti, Roberto Moroni, David Nawrath, Col Needham, Lucia Nicolai, Francesca Niedda, André Novais Oliveira, Elena Okopnaya, Betta Olmi, Fabio Olmi, Laura Panini, Marcello Paolillo, Andrea Paris, Gilles Perez, Federico Perfido, Pietro Perotti, Sandrine Pillon, Emanuela Piovano, Lučka Počkaj, Enzo Porcelli, Andreas Prochaska, Marco Proserpio, Guillermo Quintero, Elena Radonicich, Francesco Ragazzi, Gábor Reisz, Jason Reitman, Marco Revelli, Jukka Reverberi, Giselle Rodriguez, Chiara Ronchini, Gabriella Rosaleva, Diane Rouxel, Philippe Rouy, João Salaviza, Marcello Sannino, Paolo Santangelo, Markus Schleinzer, Daniele Segre, Francesco Selvi, Guillaume Senez, Shireen Seno, Giuseppe Sepe, Alessandra Sergola, Elisabetta Sgarbi, Pablo Sigg, Borkur Sigthorsson, Giulio Squillacciotti, Piercesare Stagni, Keifer Sykes, Zhao Tao, Andrea Taschler, John Torres, Luciano Tovoli, Cristina Trezzini, Giovanna Ventura, Teresa Villaverde, Clare Weiskopf, Maurizio Zaccaro, Matteo Zamagni, Branko Završan, Jia Zhangke, Jie Zhou.

Torino Film Festival - Processo a Caterina Ross
Un’immagine del film Processo a Caterina Ross di Gabriella Rosaleva

Film d’apertura e chiusura del 36° Torino Film Festival 

Il film d’apertura del Torino Film Festival sarà proiettato Venerdì 23 novembre al Cinema Massimo: The Front Runner di Jason Reitman, con Hugh Jackman, Vera Farmiga, il premio Oscar J.K. Simmons e Alfred Molina. The Front Runner è tratto dal libro All the Truth Is Out: The Week Politics Went Tabloid del giornalista e sceneggiatore americano Matt Bai. Il film racconta la vicenda che nel 1988 vide protagonista il senatore americano Gary Hart, interpretato da Hugh Jackman. Candidato democratico alla presidenza, mentre era in piena corsa elettorale, Hart vide sfumare qualsiasi possibilità di vittoria quando trapelò sui giornali la notizia di una sua ipotetica relazione extraconiugale con la modella Donna Rice Hughes. Per la prima volta il gossip sulla vita privata dei politici occupò le prime pagine dei giornali. The Front Runner uscirà nelle sale italiane il 21 febbraio 2019 distribuito da Warner Bros Entertainment Italia.

Il film di chiusura del Torino Film Festival sarà proiettato sabato 1° dicembre al Cinema Reposi: Santiago, Italia di Nanni Moretti. Santiago, Italia è un film-documentario presentato in prima mondiale che racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell’epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell’11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende, e si concentra in particolare sul ruolo svolto dall’ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l’Italia. È prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media e Rai Cinema. Il film uscirà al cinema giovedì 6 dicembre 2018 distribuito da Academy Two.

Film in concorso

La più importante sezione competitiva del Torino Film Festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Polonia, Austria, Lussemburgo, Germania, Francia, Belgio, Grecia, Italia, Ungheria, Danimarca, Islanda, Brasile, Filippine, Stati Uniti e Canada. Incentrata sul cinema giovane, la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema del futuro, rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze.
Nel 2017 Al Tishkechi Oti (Don’t Forget Me) di Ram Nehari ha vinto il premio come Miglior Film e i premi per la Miglior Interpretazione maschile, all’attore Nitai Gvirtz, e per la Miglior Interpretazione femminile, all’attrice Moon ShavitA Fábrica De Nada di Pedro Pinho ha ottenuto il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Kiss and Cry di Chloé Mahieu e Lila Pinell (Francia, 2017) ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura.

orino Film Festival - 53Wojni
Un’immagine del film 53 Wojni di Ewa Bukowska

Tra i film in concorso ci sono 53 Wojni (43 Wars) di Ewa Bukowska; All These Small Moments di Melissa B. Miller; Angelo di Markus Schleinzer; Atlas di David Nawrath; La Disparition Del Lucioles di Sébastien Pilote; Marche Ou Crève di Margaux Bonhomme; Nervous Translation di Shireen Seno; Nos Batailles di Guillaume Senez; Oiktos (Pity) di Babis Makridis; Ride di Valerio Mastandrea; Rossz Versek (Bad Poems) di Gábor Reisz; Den Skyldige (The Guilty) di Gustav Möller; Temporada di André Novais Oliveira; Vargur (Vultures) di Börkur Sigbórsson; Wildlife di Paul Dano.

Torino Film Festival - Wildlife
Carey Mulligan e Jake Gillenhall in una scena del film Wildlife di Paul Dano

Sezione Festa Mobile

Racchiuso tra due Presidenti, il 36° Torino Film Festival. Il primo è Gary Hart, l’uomo che non fu presidente, il candidato democratico americano che piaceva ai giovani e ai progressisti e che fu costretto a ritirarsi dalla corsa elettorale nel 1987 a causa di uno scandalo sessuale, protagonista del film di apertura del festival: The Front Runner di Jason Reitman, serrata ricostruzione dei giorni in cui la sua carriera politica tramontò. L’altro è il grande Salvador Allende, presidente del Cile dal 1970 all’11 settembre del 1973, quando morì durante il colpo di stato che portò al potere la giunta militare guidata dal generale Pinochet: Santiago, Italia di Nanni Moretti, che chiude il Torino Film Festival, rievoca attraverso testimonianze e documenti dell’epoca il Cile di quei mesi, e in particolare il ruolo dell’ambasciata italiana a Santiago, che offrì rifugio a centinaia di dissidenti e perseguitati politici. Ma questi non sono gli unici film della sezione Festa Mobile che tratteggiano, attraverso vicende personali o collettive, lo spirito e la storia di paesi ed epoche.

Due classici restaurati. Trevico-Torino, diretto da Ettore Scola, e scritto dal regista con Diego Novelli (restaurato dalla Cineteca di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema). Processo a Caterina Ross, la rigorosa, asciutta ricostruzione del processo del 1697 a una giovane contadina svizzera accusata di stregoneria, realizzata nel 1982 da Gabriella Rosaleva, che lo stesso anno inaugurò la prima edizione del Festival Internazionale Cinema Giovani (restauro a cura dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, del Museo Nazionale del Cinema e del Centro Sperimentale di Cinematografia, con la collaborazione di Kitchen Film e con il contributo di Equilibra).

Lunga vita a Ermanno Olmi! Il 36° Torino Film Festival dedica un’intera giornata a Ermanno Olmi , ai suoi umanissimi ritratti, la sua poesia delle macchine e dei volti, i suoi scorci di paesaggi e di città, la sua lucida coscienza storica. La giornata si sviluppa come racconto della sua fisionomia complessa e completa di autore: dai cortometraggi industriali degli anni ’50 come Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere e Manon finestra 2, commissionati da Edison, a Nascita di una formazione partigiana (episodio della serie Rai I giorni della nostra storia, scritta da Corrado Stajano), dove i materiali d’archivio si mescolano con modernità fluida alle ricostruzioni, i volti d’epoca a quelli degli attori; dall’ironia lucidissima di Il denaro, il documentario realizzato nel 1999 racconta il rapporto degli italiani con il denaro attraverso una variegata, imprevedibile successione di materiali giornalistici, pubblicitari, televisivi, alla tenerezza di La cotta, mediometraggio prodotto nel 1967 dalla Rai, sull’educazione sentimentale di un liceale milanese, un piccolo film prezioso che non ha nulla da invidiare ai film realizzati negli stessi anni per il cinema. E infine, uno dei capolavori, Il mestiere delle armi, dura, spettacolare denuncia di tutte le guerre, attraverso la ricostruzione delle ultime battaglie e degli ultimi giorni di vita di Giovanni delle Bande Nere. Ma Ermanno Olmi non è stato solo un grande autore. È stato anche maestro di cinema, ha insegnato il mestiere a molti giovani registi, li ha aiutati a produrre le loro prime opere.

Torino Film Festival - Temporada
Un’immagine del film Temporada di André Novais Oliveira

Tra i film di questa sezione ci saranno anche: L’amour Debout di Michaël Dacheux; Ash is Purest White di Jia Zhangke; Blaze di Ethan Hawke; Das Boot di Andreas Prochaska; Bulli e pupe di Steve Della Casa e Chiara Ronchini; Can You Ever Forgive Me? di Marielle Heller; Colette di Wash Westmoreland; Dovlatov di Aleksey German Jr.; First Night Nerves di Stanley Kwan; The Front Runner di Jason Reitman; Il gusto della libertà-cinema e ’68 di Giovanna Ventura; Happy New Year, Colin Burstead di Ben Wheatley; Juliet, Naked di Jesse Peretz; Madeline’s Madeline di Josephine Decker; The Man Who Stole Banksy di Marco Proserpio; I nomi del signor Sulcic di Elisabetta Sgarbi; Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius; Papi Chulo di John Butler; Pretenders di James Franco; Ragazzi di stadio, quarant’anni dopo di Daniele SegreSantiago, Italia di Nanni Moretti, Sex story di Cristina Comencini e Roberto Moroni; Ulysse & Mona di Sébastien Betbeder; The White Crow di Ralph Fiennes.

Torino Film Festival - Colette
Keira Knightley in una scena del film Colette di Wash Westmoreland

Unforgettables

«Quando Emanuela Martini, conoscendo le mie passioni, mi ha invitato al Torino Film Festival come Guest Director, chiedendomi qualche titolo di film che sintetizzasse quello straordinario insieme che è per me cinema e musica» ha detto Pupi Avati «ho vissuto gioia e titubanza». «I film che si ispirino alla musica (nel mio caso intesa esclusivamente come jazz o classica)» ha continuato «non sono tanti e pochi dotati di un’anima. Così, costretto a eliminare una serie di titoli, dal magnifico Let’s Get Lost di Bruce Weber e Born To Be Blue di Robert Budreau (entrambi su Chet Baker) al Round Midnight di Tavernier (su Lester Young), dal sontuoso Cotton Club ellingtoniano di Coppola al Jazz on a Summer’s Day di Bert Stern con Louis Armstrong, Thelonious Monk e Gerry Mulligan, tutti film probabilmente già troppo visti, ho deciso di scegliere Bird, la struggente biografia di Clarlie Parker diretta da Clint Eastwood, e due titoli che hanno contribuito a far nascere in me, nei remoti anni della mia adolescenza, questa passione».

«E poi la vita di Benny Goodman e quella di Glenn Miller» ha proseguito Pupi Avati «Mi restava pochissimo spazio per dire la mia infinita riconoscenza a quella musica classica che non so più distinguere dal jazz. Mi occorreva un musicista che non appartenesse né a un tempo né a una moda, un musicista che fosse la sintesi di tutti i tempi e di tutte le mode. Glenn Gould, che suona le sue variazioni cantando come faceva Oscar Peterson (altro straordinario pianista jazz canadese), era probabilmente colui che cercavo. Nei Trentadue piccoli film su Glenn Gould, François Girard ha circumnavigato questo genio assoluto, che ancora oggi non smette di commuoverci».

Torino Film Festival - Drive Me Home
Vinicio Marchioni e Marco D’Amore in una scena del film Drive Me Home di Simone Catania

Unforgettables, la sezione ideata per il Festival da Pupi Avati, Guest Director del 36° Torino Film Festival, si collega idealmente alla mostra su cinema e musica in corso al Museo Nazionale del Cinema: Soundframes (inaugurata il 26 gennaio 2018 e che proseguirà fino al 7 gennaio 2019), nella quale sono stati approfonditi molteplici aspetti delle connessioni e commistioni tra le due arti.

La sezione After Hours

Al centro di After Hours 2018 per la 36ª edizione del Torino Film Festival, la tensione, il ritmo e l’entusiasmante risultato visivo di Unthinkable, il catastrofico-mélo-apocalittico realizzato dal collettivo Crazy Pictures, sostenuto dal crowfunding e dal produttore esecutivo di Lasciami entrare: due ore mozzafiato nelle quali, tra intrecci familiari e affettivi, si addensa sulla Svezia ed esplode lo spettacolare attacco distruttivo di una forza sconosciuta. Intorno a questo, tre thriller: il nuovo, durissimo e nerissimo action di Brillante Mendoza, Alpha, the Right To Kill. dove si confrontano e si confondono poliziotti e uomini di potere, piccoli spacciatori e narcotrafficanti, nel ventre brulicante di una città dove sembra sempre notte; l’ansiogena rincorsa con il tempo di El reino, dove lo spagnolo Rodrigo Sorogoyen (autore di Che Dio ci perdoni), ricostruisce le giornate al cardiopalma di un politico di successo che tenta di coprire le tracce delle sue appropriazioni indebite prima che queste lo portino alla rovina; l’apparente commedia Tyrel di Sebastian Silva, dove a poco a poco s’insinua e cresce una sottile, disturbante tensione intorno al protagonista, che scopre di essere l’unico ospite di colore in uno chalet sui monti Catskills, in mezzo ai tanti amici bianchi che festeggiano un compleanno.

Torino Film Festival - Lasciami entrare
Lina Leandersson in una scena del film Lasciami entrare di Tomas Alfredson

Due commedie demenziali, due affreschi distopici e sei variazioni sull’horror. After Hours dedica inoltre, nel centenario della sua nascita, un omaggio a uno dei capostipiti dell’horror spagnolo: Amando de Ossorio. Galiziano, di famiglia colta, nutrito di cinema e letteratura, amico d’infanzia di Fernando Rey, Amando de Ossorio è l’autore della celebre serie dei Resuscitati Ciechi, i temibili cavalieri dell’ordine dei Templari, scomunicati nel XIV Secolo e determinati a uscire dai loro sepolcri per cavalcare nottetempo, in cerca di vendetta.

Il ciclo-aperto nel 1971 da Le tombe dei resuscitati ciechi e portato avanti con La cavalcata dei resuscitati ciechi (1973), La nave maledetta (1974) e La notte dei gabbiani (’75) – è uno dei capisaldi dell’horror iberico, firmato da un regista che si è nutrito dei miti fantastici letterari (Poe, Lovecraft) e dei capolavori horror della Universal (Frankenstein di Whale, Dracula di Browning), ma soprattutto delle leggende della sua Galizia, terra attraversata anticamente da druidi celtici e dimora degli stessi Templari. Consapevole che i miti dell’orrore hollywoodiano erano già tutti classificati, Amando de Ossorio seguì la traccia dei morti viventi romeriani, anche se ci teneva a precisare che i suoi cavalieri non erano zombi ma mummie. La sua lezione resterà scolpita nell’immaginario orrorifico europeo e riecheggerà di suggestioni persino nei capolavori di John Carpenter, The Fog su tutti.

TFFdoc

«Apocalisse è un termine ormai usurato per indicare le trasformazioni radicali e rapidissime che l’umanità ha conosciuto nel corso del secolo breve e oltre. Che cosa nasconde/rivela l’uso di un termine così pregno di ascendenze teologiche, così religiosamente connotato? Se assunto secondo il suo etimo, esso dovrebbe risultare estraneo a ogni discorso propriamente politico-mondano. L’apocalisse indica, infatti, la “grande crisi” attraverso cui si esce dalla dimensione temporale e dovrebbe perciò apparire una mera contraddizione in termini. Perché, allora, parlare di apocalisse? Quali caratteri del presente ci inducono a usare questa immagine-simbolo?» così Massimo Cacciari ha introdotto una sezione chiamata Apocalisse del 36º Torino Film Festival dedicata ai documentari.

Torino Film Festival - ColTempo
Un’immagine del cortometraggio Col Tempo

Italiana.corti

Il concorso del Torino Film Festival è riservato a cortometraggi italiani inediti, caratterizzati da ricerca e originalità di linguaggio. 12 titoli in competizione divisi in 3 programmi, 3 movimenti in cui si alternano tutte le forme del cinema: dal mélo, all’animazione; dal documentario alla rievocazione storica; dalla performance d’artista al diario visivo. Un serrato susseguirsi di tradizioni, surreale, post umano, amori finiti, amori fraterni, amori immaginati, peluche, padri e figli, Napoleoni, balene e cacciatori, droni e tratti delicati, archeologie industriali, sentimentali e politiche, segreterie telefoniche. Nel 35° Torino Film Festival sono stati premiati Ida di Giorgia Ruggiano (Miglior cortometraggio) e Blues Screen di Alessandro Arfuso e Riccardo Bolo (Premio speciale della giuria).

La sezione Onde

Sarà perché la ricerca presuppone sempre una domanda, ma, guardando insieme i film che compongono la selezione di Onde per il 36° Torino Film Festival, quello che in fondo emerge è il sentimento forte e inconfutabile di una costante richiesta di verità, opposta dagli autori e dalle loro opere al senso del tempo, storico o privato, di fronte al quale si collocano. Sembra quasi che il fatto stesso di lavorare nel corpo delle immagini per trovare una trama intuitiva ed espressiva in grado di dire la realtà, si traduca per gli autori giovani e meno giovani che abbiamo radunato nella nostra selezione in un interrogativo che verte sulle responsabilità degli eventi reali, dei sogni, della creazione artistica, delle azioni quotidiane, delle attese insignificanti e delle grandi aspettative di fronte a un’umanità che si rispecchia in se stessa e nel proprio tempo.

Torino Film Festival - Blue Amber
Un’immagine del film Blue Amber di Jie Zhou

La domanda che ossessiona la protagonista di Blue Amber di Jie Zhou (quanti yen vale la vita stroncata di un uomo?) si traduce nella trasparenza di uno sguardo che visualizza valori e disvalori della Cina contemporanea, così come in I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians il rumeno Radu Jude dispone sulla scena del suo film regista e figuranti di un reenactment che interroga le rimosse ombre antisemite della cattiva coscienza del suo popolo. Risposte sono quelle che chiede docilmente il Tonino De Bernardi di Ifigenia in Aulide al senno dell’Europa d’oggi partendo dal cuore dell’Egeo euripideo, così come risposte evoca la veggente di Smirne cui si affida il turco Gürcan Keltek nel visionario Gulyabani.

Altre volte è la richiesta ambigua fatta dalla finzione alla verità che si erge come uno spirito dominante: e allora ecco che l’americano Christopher Bell, per trovare la prolifica sospensione del suo Incorrectional, si schianta contro la domanda di plausibilità posta al set dal protagonista del suo film. Mentre il catalano Isaki Lacuesta in Entre dos aguas torna a interrogare la verità dei due fratelli che aveva trovato dodici anni prima in un suo film precedente, lavorando tra le pieghe della vita dei personaggi e dei loro interpreti. C’è poi il grande quesito della creazione che si incarna sul set e negli autori: è l’archetipo che interroga Teresa Villaverde in O Termometro de Galileu, il film che dedica a Tonino De Bernardi; ma è anche la curiosità che guida immancabilmente il compianto André Labarthe con Quentin Mével nell’ultimo dei suoi Cinéma, de notre temps, dedicato a Mathieu Amalric, l’art et la matière. La richiesta silenziosa di senso e ragione dettata dalla flagrante presenza dell’artista al mondo sembra la matrice intima e profonda sia di Dream of a City dell’americano Manfred Kircheimer, sia di Nueva era del finlandese Matti Harju, due lavori che cercano a loro modo una sinfonia nel fragore e nel silenzio del loro tempo. E se l’italiano Luca Ferri interroga la sua Dulcinea per occludere il mito cervantesco nell’impotenza feticistica del desiderio, il francese Jean-Charles Hue incarna in Topo y Wera il rapporto impari tra bisogno e realtà su cui si basa ogni domanda d’amore. La coreana Gyeol Kim in Nothing or Everything lascia implodere l’interrogativo tra vita rifiutata e morte cercata in una terribile ricerca di verità che conduce nel cuore del dolore, mentre si muovono sul limite della fondamentale domanda sulla ragione dei sentimenti sia il Mathieu Lis di Sans Rivages che il Philippe Ramos di Les grands squelettes, entrambe opere sospese sul tempo interiore di personaggi che interrogano il proprio smarrimento.

Torino Film Festival - Incorrectional
Un’immagine del film Incorrectional di Christopher Bell

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