Teatro Vascello, presentata la stagione 2024/25: in cartellone la direttrice artistica Manuela Kustermann, Mariangela D’Abbraccio, Glauco Mauri, Emma Dante, Eleonora Danco, Fabrizio Gifuni, Flavia Mastrella e Antonio Rezza
Il Teatro Vascello (qui il sito internet ufficiale) ha presentato la stagione 2024/25. Queste le dichiarazioni della direttrice artistica Manuela Kustermann: “Tutto questo, in sostanza e verità, non è nient’altro che un gioco. Questo incipit di Elsa Morante è il claim della stagione 2024/2025 del teatro Vascello. Ho scelto questa frase tratta da “Il mondo salvato dai ragazzini” perché riconduce il teatro al pensiero del gioco in purezza, inteso come serio e necessario, in opposizione al “mondo degli uomini rappresentato da quegli attori fatti da qualche manovale della natura che pavoneggiandosi e uggendo sono solo in grado di imitare l’umanità” (Amleto – atto terzo).
In questo gioco caleidoscopico la stagione del Vascello affronta temi importanti, di lotta con il destino, con l’irrazionale, con il sovrannaturale, ma anche e soprattutto con la realtà alla quale sempre dobbiamo tornare per superare tutte le nostre paure e fragilità e il palcoscenico è il suo atanor, dove viene celebrata una “seduta spiritica permanente”, per citare l’amico Edoardo Camurri. Una delle più importanti caratteristiche di questa stagione è la rilevante presenza di artiste donne: registe, drammaturghe, performer, danzatrici, attrici, interpreti di grande spessore, molte di loro giovani e questo ci fa sperare in un positivo e strutturale cambiamento all’interno del panorama teatrale italiano”.
In cartellone numerosi artisti tra cuiMariangela D’Abbraccio, Glauco Mauri, Emma Dante, Daria De Florian, Eleonora Danco, Fabrizio Gifuni, Flavia Mastrella e Antonio Rezza. A seguire tutti i titoli:
DE PROFUNDIS
(dal 26 al 29 settembre)
di Oscar Wilde con Glauco Mauri
Glauco Mauri, uno dei più grandi artisti teatrali italiani, porta in scena “De Profundis” di Oscar Wilde, sua la versione teatrale della lunga lettera, quasi una autobiografia, che Wilde con la sua arte arguta e intelligente ha trasformato in una parabola universale della sofferenza, del valore dell’arte e dell’amore.
Mauri con il suo lavoro di elaborazione ha mirato innanzi tutto a eliminare le parti troppo letterarie, le non poche imperfezioni (dovute alle pesanti restrizioni carcerarie), le omissioni e gli spazi temporali non rispettati nell’epistola, per renderla “scenicamente più efficace”.
Non un romanzo, ma una lunghissima lettera indirizzata al giovane Bosie (Alfred Douglas) che Wilde scrisse durante gli ultimi mesi della prigionia nel carcere di Reading.
Con l’arrivo del nuovo direttore, più sensibile nei suoi riguardi, gli fu concesso l’uso di carta e penna, severamente proibito dal durissimo regime carcerario a cui erano sottoposti gli omosessuali. Tuttavia Wilde poté leggere per intero quanto aveva scritto solo all’uscita dal carcere, quando gli furono consegnati tutti i fogli.
LA FABBRICA DELL’ATTORE 50 ANNI DI (R)ESISTENZA
(dal 1° al 6 ottobre)
drammaturgia e regia Manuela Kustermann con la collaborazione di Gaia Benassi con Manuela Kustermann, Massimo Fedele, Gaia Benassi, Paolo Lorimer.
Uno spettacolo immersivo di immagini, video, luci, musiche, ricordi e aneddoti per celebrare il cinquantesimo anniversario della compagnia La Fabbrica dell’attore e rivivere insieme le atmosfere magiche di spettacoli che hanno segnato un’epoca.
Dalle cantine degli anni ‘70 al Teatro Vascello, 50 anni della nostra storia e della nostra vita, sospesi fra fantasia e realtà. Dedicato a Giancarlo Nanni e a tutti gli artisti che hanno fatto parte della nostra avventura

UCCELLINI
(dal 9 al 13 ottobre)
di Rosalinda Conti, un progetto di lacasadargilla, regia Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni con Emiliano Masala, Petra Valentini, Francesco Villano
Una casa del bosco. Un bosco che allo stesso tempo esiste e non esiste, non esattamente. La casa è un ambiente e pure ha qualcosa di organico. Una trama e un trauma la sorreggono. Una riunione familiare vi accade, imprevista e accidentale. Uccellini racconta di presenze e assenze, di umani (morti e vivi) e animali (vivi e morti). Di rimossi e fratture, di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine. Uccellini è un esercizio notturno tra i fantasmi, dove qualcun(altro) sembra scrivere la storia, stando in ascolto, nascosto nel bosco.
ALTRI LIBERTINI
(15 – 16 ottobre in Prima Nazionale)
di Pier Vittorio Tondelli, regia di Licia Lanera. In scena la Compagnia Licia Lanera con Giandomenico Cupaiuolo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Roberto Magnani
Opera prima di Pier Vittorio Tondelli, pubblicata per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Feltrinelli, “Altri Libertini” apparve come un fulmine a ciel sereno nel panorama italiano e internazionale. Strutturato in sei racconti o “episodi”, il romanzo (così lo definiva il suo stesso autore) raccolse un enorme successo in Italia e all’estero per la sua trasgressione e attualità unite a un linguaggio vivo, giovanile e dialettale, non senza riferimenti a citazioni artistiche e culturali.
Caratteristiche che contribuirono ad annoverare Tondelli tra gli autori più importanti della letteratura contemporanea e “Altri Libertini” come parte del suo patrimonio nonostante le prime incomprensioni della critica. La regista e attrice Licia Lanera (prima in Italia a ottenere i diritti per la messa in scena dell’opera) si concentra su tre racconti della raccolta (Viaggio, Altri Libertini e Autobahn) e interviene drammaturgicamente riunendoli in un unico spettacolo che la vede in scena con Giandomenico Cupaiuolo.
CIME TEMPESTOSE
(19-20 ottobre in Prima Nazionale)
di Emily Brontë un progetto di Martina Badiluzzi
regia e drammaturgia Martina Badiluzzi con Arianna Pozzoli e Loris De Luna dramaturg Giorgia Buttarazzi
Il potere trasformativo della scrittura femminile si manifesta attraverso autrici come Emily Brontë che hanno ridefinito il panorama letterario e plasmato l’immaginario di generazioni. Attraverso “Cime tempestose” la scrittrice ha saputo esprimere il fervore per l’emancipazione, costretta a celare la sua attività di autrice sotto uno pseudonimo maschile, Brontë rifletteva profondamente sull’alienazione emergente nella società capitalistica dell’epoca.
Non è quindi un caso se la regista Martina Badiluzzi si sia rivolta a questo romanzo e alla sua autrice per il quarto capitolo del suo ciclo sulle identità femminili (“Cattiva sensibilità”, “The making of Anastasia” – vincitore del bando Biennale di Venezia Registi Under 30 nel 2019 – e “Penelope” – co-prodotto da Romaeuropa Festival 2022).
Il suo “Cime Tempestose” è un dialogo tra interiore ed esteriore, una riflessione sull’ambivalenza della natura umana. Trasportando gli spettatori al centro dell’universo tormentato di Catherine e Heathcliff qui interpretati da Arianna Pozzoli e Loris De Luna.
ROBERTO ZUCCO
(25-26-27 ottobre in Prima Nazionale)
di Bernard Marie Koltés un progetto di Giorgina Pi /Bluemotion con Valentino Mannias e Andrea Argentieri, Flavia Bakiu, Sylvia De Fanti, Gaia Insenga, Giampiero Judica, Monica Demuru, Dimitri Papavasiliou, Alessandro Riceci, Alexia Sarantopoulou
Dopo Tiresia, Filottete e Pilade, dopo aver attraversato le visioni di Kae Tempest, Sofocle, Adrienne Rich, Heiner Müller e Pier Paolo Pasolini, Giorgia Pi si rivolge a Bernard Marie Koltès. Il suo sguardo si concentra questa volta su un antieroe, su un personaggio che del mito prende la capacità di mettere in luce pieghe oscure dell’umano. Basato sulla storia reale di un giovane, Roberto Zucco è l’ultima opera del drammaturgo francese, il racconto di un criminale che, dopo essere stato accusato della morte violenta dei propri genitori, fugge dal carcere, sfida la polizia di tre diverse nazioni e infine, arrestato, muore suicida.
Con un numeroso cast formato da Valentino Mannias, Andrea Argentieri, Flavia Bakiu, Sylvia De Fanti, Gaia Insenga, Giampiero Judica, Monica Demuru, Dimitri Papavasiliou, Alessandro Riceci e Alexia Sarantopoulou, Giorgina Pi scava nella dimensione corale del testo, nel raffinato tessuto psicologico dei personaggi che circondano il protagonista, negli universi oscuri abitati da donne, reietti e corrotti e trova in Zucco e nel suo mondo l’incarnazione contemporanea dell’ossessione della sfida, forma di follia del nostro presente.
LA VEGETARIANA
(dal 29 ottobre al 3 novembre)
scene dal romanzo di Han Kang, regia Daria Deflorian
Daria Deflorian torna al Romaeuropa Festival in veste di regista e attrice per portare in scena insieme a Monica Piseddu, Paolo Musio e Gabriele Portoghese il gesto misterioso, potente, irrazionale quanto politico di Yeong-hye, protagonista de La vegetariana, romanzo della scrittrice sudcoreana Han Kang. Un testo sensuale, provocatorio, ricco di immagini potenti, colori sorprendenti e domande inquietanti: il rifiuto radicale, categorico quanto violento di una donna che sceglie di non mangiare più carne dà il via ad un graduale processo di metamorfosi.
Mentre Yeong-hye cambia, cercando di diventare essa stessa vegetazione, ecco che è l’intero mondo che la circonda a vivere l’impatto della sua trasformazione: dall’irritazione sconcertata del marito, all’esaltazione artistica del cognato fino alla consapevolezza addolorata della sorella. L’umanità è dannosa, furiosa, assassina, violenta, tutte cose che Yeong-hye non vuole essere. Lei non vuole smettere di vivere. Vuole smettere di vivere come noi.
IL SEN(N)O
(4 novembre)
di Monica Dolan (titolo originale The B*easts con Lucia Mascino), adattamento e regia Serena Sinigaglia
Alla fine tutto si riduce a una sola domanda: pensiamo che il seno sia una cosa oscena oppure che sia quello che è e basta? Una psicoterapeuta si trova a dover valutare un gesto mai compiuto prima. Una madre ha preso una decisione sul corpo di sua figlia e questa decisione scatena intorno a lei una serie di conseguenze e di reazioni sempre più fuori controllo.
Un monologo volutamente sfidante, Il Sen(n)o ci conduce nell’esplorazione di un tema terribilmente attuale: come l’esposizione precoce alla sessualizzazione e alla pornografia nell’era di internet abbiano inciso profondamente sulla nostra cultura.
Scritto da Monica Dolan e tradotto da Monica Capuani, dopo un enorme successo in Inghilterra Il Sen(n)o debutta per la prima volta in Italia interpretato da Lucia Mascino con la regia di Serena Sinigaglia.
CAPITOLO II
(Prima Nazionaledal 12 al 17 novembre in Prima Nazionale)
di Neil Simon, uno spettacolo di Massimiliano Civica con Maria Vittoria Argenti, Ilaria Martinelli, Aldo Ottobrino, Francesco Rotelli per la regia di Massimiliano Civica
Il regista Massimiliano Civica porta in scena al Romaeuropa Festival il suo allestimento di Capitolo II, commedia tra le più autobiografiche della vasta produzione di Neil Simon.
George, quarantaduenne, scrittore di gialli che non riesce a superare il dolore per la morte della moglie, e Jannie, attrice di teatro che ha appena divorziato, si conoscono grazie al fratello di lui e alla migliore amica di lei. Dopo aver superato dubbi, crisi e problematiche sentimentali, decide di sposarla inaugurando così il secondo capitolo della sua vita.
Con Capitolo due, scritto dopo la morte della moglie, Neil Simon mette in commedia una dolorosa esperienza personale e inaugura il “secondo capitolo” della sua vita artistica, iniziando a scrivere storie con protagonisti che fanno cose buffe in contrasto con la tristezza che provano.
LA SCORTECATA
(dal 19 novembre al 1° dicembre)
liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, testo e regia Emma Dante con Salvatore D’Onofrio, Carmine Maringola. Elementi scenici e costumi di Emma Dante
La scortecata è lo trattenimiento decemo de la iornata primma e narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passa una fata che le fa un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie.
In una scena vuota, due uomini, a cui sono affidati i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Basteranno due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il sogno.

Il canto della sirena
(23-24-30 novembre e 1° dicembre)
liberamente tratto da La Sirenetta di H.C. Andersen testo e regia Emma Dante, per un pubblico di famiglie e bambini a partire dai 6 anni in su, con Viola Carinci, Davide Celona, Stephanie Taillandier Luci Cristian Zucaro.
Il canto della sirena racconta la storia di una sirena che se ne sta ore e ore su un scoglio a contemplare il mare. L’umido del mare le trapassa le ossa e raffredda il suo corpo che ama invece la terraferma da dove il mare è una distesa bellissima con un odore buono. Ogni sera, Agnese, la più piccola di sei sorelle, con la pelle delicata come petali di rosa e gli occhi chiari come laghi profondi, canta a riva sotto le stelle, finché un giorno, a causa di una terribile tempesta, vede affondare una nave.
Agnese si tuffa e salva un principe che sta per affogare. Lo riporta a riva e se ne innamora perdutamente. È a questo punto che la sirena fa la sua scelta: rinunciare alla coda di pesce per inseguire il grande amore. È disposta a tutto Agnese e chiede alla strega del mare il sortilegio. Avrà due gambe per correre dal suo principe e in cambio darà alla strega la sua voce. Ma non è tutto, il rischio è più grande: se il principe non ricambierà il suo amore, Agnese diventerà schiuma del mare.
Prima rappresentazione assoluta in forma teatrale, 61° Festival di Nuova Consonanza
SyroSadunSettimino
(o il trionfo della Grande Eugenia Operina Monodanza in un atto di notte Di Sylvano Bussotti. 25 novembre, ore 20.30 presentazione di Dacia Maraini)
Poema di Dacia Maraini (1974 rev. 2024), voce recitante Manuela Kustermann Danzatore Carlo Massari della C&C Company Ensemble Roma Sinfonietta.
Direttore M° Marcello Panni EVO Ensemble
Filmati e proiezioni da Sylvano Bussotti, RARA (film) 1968/ 1970) nell’edizione restaurata dalla Cineteca Nazionale di Bologna
A cinquant’anni esatti dalla prima esecuzione in forma di concerto al festival di Royan, SyroSadunSettimino verrà ricreato al Festival di Nuova consonanza, diretto oggi come allora da Marcello Panni, amico e interprete accreditato di altre sue prime assolute (Bergkristall all’Opera di Roma, Cristallo di Rocca alla Scala, Passion selon Sade a Genova).
Questo avvenimento sarà arricchito dalla presenza di Dacia Maraini come presentatrice, dalla lettura del suo poema affidata a Manuela Kustermann, anche lei amica storica di Bussotti, da un balletto monodanza creato e interpretato dal giovane coreografo Carlo Massari. Proiezioni e filmati di Bussotti stesso faranno da scenografia mobile.
IL GIARDINO DEI CILIEGI
(dal 3 all’8 dicembre)
PROGETTO ČECHOV – terza tappa
di Anton Čechov, traduzione Fausto Malcovati, regia Leonardo Lidi
Che grande Čechov! Che bello il Giardino dei Ciliegi! Che non si può incasellare, che non può essere fatto in nessun modo se non in quello più difficile, che necessita di un credo radicale nell’atto creativo. La richiesta alla nobiltà d’animo, alla generosità come più grande forma d’arte.
Un luogo, un giardino/teatro, che aveva trovato la sua utilità cento anni fa e che adesso vive solo nel ricordo dei suoi interpreti
Ecco l’ultima immagine che Čechov ci lascia nel finale di Giardino, nel finale di una vita spesa per il teatro. Una persona che ha servito altre persone per tutta la vita, senza se e senza ma.
FAUST
(dal 10 al 22 dicembre in Prima Nazionale)
tratto da Faust I e II di Johann Wolfgang von Goethe di Leonardo Manzan e Rocco Placidi con Paola Giannini, Alessandro Bay Rossi (altri attori da definire) per la regia di Leonardo Manzan.
Il nostro Faust viene riproposto con il linguaggio e l’estetica della graphic novel. Questa geometria di schermi bianchi permette i cambi rapidi di ambientazione. Superfici sulle quali prendono forma disegni, paesaggi, scenari, che evocano il regno della fantasia. Sono la traduzione moderna dei fondali dipinti del teatro rinascimentale.
L’estetica del fumetto, con la sua semplicità, permette la varietà di stili che il Faust contiene e allo stesso tempo riporta la complessità stratificata di Goethe all’essenzialità della fiaba popolare. Infatti Faust è una leggenda popolare che Goethe ha portato al grado estremo della complessità letteraria e filosofica. La sua opera-mondo, mostruosa per estensione, varietà di stili, numero di personaggi, tempi e luoghi, è praticamente irrappresentabile.
Eppure, anche se leggendo le sue mille pagine uno se lo dimentica, Faust è un’antica fiaba di tradizione orale. E noi vogliamo recuperare la semplicità e insieme la forza di un racconto. Leonardo Manzan e Rocco Placidi
LE GRANDI COLONNE SONORE
(23 dicembre)
M° Paolo Vivaldi dirige l’Orchestra Giovanile di Roma
Le più celebri colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema Italiano e mondiale ver- ranno eseguite e introdotte da una breve introduzione del Maestro Vivaldi che ne spiegherà la loro attinenza al film e le loro caratteristiche espressive Il concerto sarà eseguito con il supporto delle immagini dei film sullo schermo.
FLORA
(dal 27 al 31 dicembre in Prima Nazonale, per un pubblico di famiglie e bambini)
CIRCO EL GRITO in collaborazione “FESTIVAL OPS! di Fondazione Musica per Roma e SIC / Stabile di Innovazione Circense”
In un paesaggio scenico dai colori terrigni due figure camminano l’una verso l’altro, mentre lo spazio ruota e immerge lo spettatore in una dimensione onirica modellata dalle lente metamorfosi e dagli equilibri silenziosi del mondo naturale.
L’alba lascia spazio al giorno, il tramonto alla notte in un presente che rivela tracce di passato: reale e immaginario si fondono facendo emergere vaghe reminiscenze di storie lontane, visioni meravigliose di un “pianeta che verrà”.
Con un linguaggio poetico e immaginifico, gli artisti si muovono in scena contaminando le tecniche acrobatiche del nouveau cirque con quelle della ricerca coreografica propria della danza contemporanea.
LUZ DE LUNA
(Dal 2 al 6 gennaio per un pubblico di famiglie e bambini dai 6 anni)
CIRCO EL GRITO TEATRO CIRCENSE
Nel riparo intimo di una piccola stanza colorata che sembra un dipinto, la quotidianità vibra di particolari, fuori il temporale, poco a poco l’orizzonte geometrico del mondo degli oggetti sbiadisce,
diventa sfondo, sopraggiunge il lato surreale, l’oscurità è il varco per magia e stupore. Strani esseri si affacciano, bestiario dell’irrazionale, archetipi: è la fantasia che si nutre dell’inconscio o viceversa?
I colpi di scena che punteggiano questo dramma circense gentile sono improntati a un’ironia delicata, una narrazione immaginifica, avvolgente, sintesi di teatro e circo.
BAHAMUTH
(Dal 7 al 12 gennaio)
di Flavia Mastrella, Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Manolo Muoio e Neilson Bispo Dos Santos liberamente associato al “Manuale di zoologia fantastica” di J.L. Borges e M. Guerrero (mai) scritto da Antonio Rezza habitat di Flavia Mastrella
In una scatola appena accennata, un uomo trascorre l’agonia che lo porterà a una nuova vita fatta di rigurgiti tribali e storie passate, inquinate da problematiche contemporanee.
Bahamuth vive di atmosfere e non considera gli orpelli che umanizzano la situazione giocattolo, e dirigono la percezione alla facile comprensione. La scatola, giocattolo di metallo, legno, stoffa verde e aria, determina un vincolo formale e provoca un’urbanizzazione dello spazio composto di piani d’aria, definiti da rette quasi mai parallele. Il giallo fluorescente delle aste, le dimensioni spropositate, i rapporti di equilibrio distorti, danno all’uomo d’oro, che vive l’ambiente, la possibilità di sfinirsi nell’immobilità e in seguito di estendersi e saltare affiancato dai due ragazzi blu, intesi come elementi dinamici.
I due giovani mettono in moto le possibilità meccaniche della struttura, ruotano le ali leggere e svolazzanti che chiudono la scatola e si mostrano indaffarati intorno al fardello uomo, entrano in scena frantumando la solitudine del protagonista e la staticità della scultura.
La scatola, elemento filiforme dall’equilibrio bizzarro, possiede solo l’illusione della chiusura, è vibrante nello spazio e soprattutto è dipendente alle sollecitazioni dell’umano. Antonio è partito dall’immobilità di un uomo steso.
La storia dello spettacolo è nel ritmo: i passi, le frasi, I frammenti narrati, sono tenuti assieme dal corpo – parola. Il susseguirsi delle vicende è una costruzione creata con le regole del montaggio cinematografico; Bahamuth si svolge in uno spazio esterno – interno che logora la percezione del tempo e lo reimposta. La sequenza drammaturgica è costruita mettendo in relazione i frammenti di storie con i movimenti e con i ritmi sonori della parola recitata in corsa.
ANELANTE
(Dal 14 al 19 gennaio)
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini, Enzo Di Norscia (mai) scritto da Antonio Rezza habitat di Flavia Mastrella
In uno spazio privo di volume, il muro piatto chiude alla vista la carne rituale che esplode e si ribella. Non c’è dialogo per chi si parla sotto. Un matematico scrive a voce alta, un lettore parla mentre legge e non capisce ciò che legge ma solo ciò che dice. Con la saggezza senile l’adolescente, completamente in contrasto col buon senso, sguazza nel recinto circondato dalle cospirazioni.
Spia, senza essere visto, personaggi che in piena vita si lasciano trasportare dagli eventi, perdizione e delirio lungo il muro. Il silenzio della morte contro l’oratoria patologica, un contrasto tra rumori, graffi e parole risonanti. Il suono stravolge il rimasuglio di un concetto e lo depaupera. Spazio alla logorrea, dissenteria della bocca in avaria, scarico intestinale dalla parte meno congeniale. Flavia Mastrella / Antonio Rezza
IL RITO
(dal 21 al 26 gennaio)
di Ingmar Bergman traduzione di Gianluca Iumiento, adattamento e regia Alfonso Postiglione
La scena dello spettacolo, si presenta come una grande scatola interamente bianca, indefinita e assoluta, al centro della quale campeggia una piattaforma sospesa, su cui è allestito, completamente in nero, l’ufficio del giudice Abrahmsson. L’uomo è rintanato lì sopra, rifugiato dal mondo, protetto dal suo abito istituzionale. Non osa, forse non può, o non sa, allontanarsi dal suo ambito.
I tre artisti agiscono sul bianco ineffabile nelle loro intime relazioni, quando non interrogati dall’autorità del magistrato, che li accoglie, alternandoli, sulla piattaforma-ufficio. In realtà, nonostante la cooptazione ufficiale, il loro è una sorta di assedio volontario, di assalto all’istituzione, di contagio artaudiano con i germi della loro libertà artistica e del loro consapevole azzardo esistenziale.
IL GRANDE VUOTO
(dal 28 gennaio al 2 febbraio)
uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli con Ermanno De Biagi, Francesca Farcomeni, Piero Lanzellotti, Giusi Merli e con Mona Abokhatwa per la prima volta in scena
Ne Il Grande vuoto la narrazione teatrale si contamina con il video per raccontare che gra- zie alle fotocamere Tapo e i loro video ad alta risoluzione con visione notturna fino a trenta piedi, un figlio può continuare a vivere la propria vita ed entrare senza essere visto in quella del proprio genitore. Guardare la madre giocare al solitario, fissare la televisione spenta, parlare con persone che non esistono, non farsi il bidet, piangere, stare seduta e ferma sul bordo del letto, passare la notte a tirare fuori dai cassetti fotografie pezzi di carta mutande sporche per poi rimetterli dentro.
Tante le domande che ci hanno spinto a sprofondare in questa materia artistica, ad adden- trarci in questa ricerca su cosa rimane di noi e se resta qualcosa di quello che siamo stati mentre ci approssimiamo alla fine, ma una su tutte è forse la più incandescente bella e giu- sta per il lavoro ed è quella letta in un fumetto della autrice Giulia Scotti: “il punto è trasfor- mare il dolore in bellezza. Ci riusciremo ancora?”.
BOCCONI AMARI – SEMIFREDDO
(Dal 7 al 16 febbraio in Prima Nazionale)
Scritto e diretto da Eleonora Danco, cast in via di definizione.
Prima parte. Casa dei genitori. La famiglia si riunisce per il compleanno della madre. Siamo nella lira nel 1999. Il padre la madre e la figlia trentenne Paola vivono insieme. Li raggiungono i due fratelli Luca 40 anni Pietro 38 anni. Una volta tutti insieme nella casa paterna si mangiano l’un l’altro come pesci in un acquario. Battute serrate dai ritmi travolgenti. I meccanismi dei conflitti familiari espressi in un linguaggio universale, in cui tanti si potranno riconoscere.
Seconda parte. Vent’anni dopo. Siamo nell’euro. La famiglia si ritrova nella stessa casa per festeggiare il compleanno del padre. Luca, sessant’anni, Pietro cinquantotto anni, invecchiati e travolti dalla crisi economica, patiscono l’egoismo del padre, un Re Lear del terzo piano che si schiera ora con un figlio, ora con l’altro.
La scena diventa un’arena dove le ombre e i ricordi si agitano come lembi. I flash, come in un film, rendono i personaggi giovani e vecchi, a tratti tornano bambini e adolescenti.
Cadono in uno stato di trans allucinatorio, non si accorgono di esprimere le immagini più profonde del loro subconscio. Una regia fisica. Una danza, un movimento continuo, visionario e commovente.

IL MINISTERO DELLA SOLITUDINE
(dal 18 al 23 febbraio)
uno spettacolo di lacasadargilla, parole di e con Caterina Carpio, Tania Garribba, Emiliano Masala, Giulia Mazzarino, Francesco Villano
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni drammaturgia del movimento Marta Ciappina cura dei contenuti Maddalena Parise
Lisa Ferlazzo Natoli firma insieme al regista e disegnatore del suono Alessandro Ferroni, Il Ministero della Solitudine, nuovo spettacolo di lacasadargilla.
Il lavoro, una scrittura interamente originale a cura di tutto l’ensemble, si avvale della collaborazione di Fabrizio Sinisi, che cura la drammaturgia del testo, e di Marta Ciappina che cura invece la drammaturgia del movimento.
Lo spunto dello spettacolo nasce da una notizia di cronaca politica internazionale. Nel gennaio 2018, la Gran Bretagna ha nominato ufficialmente un ministro della Solitudine, il primo al mondo, per far fronte ai disagi che questa puòò̀ provocare a livello emotivo, fisico e sociale. L’anno successivo viene inaugurato il relativo Ministero, «istituzione dalla natura politicamente ambigua e dalle finalitàò̀ incerte».
A partire da questa vicenda, la compagnia lacasadargilla inaugura una riflessione su un luogo – reale e immaginifico – capace di operare con linguaggi e dispositivi narrativi intorno ai desideri, ai rimossi e alle immaginazioni di un’epoca che sempre piùò̀ richiede di ragionare con cura sulle comunitàò̀ dei viventi.
RECOLLECTION OF A FALLING
(dal 25 febbraio al 2 marzo)
30 anni di Spellbound Contemporary Ballet Programma in due parti
Jacopo Godani – “Forma mentis” Mauro Astolfi – “Daughters and angels”. Interpreti: Maria Cossu, Giuliana Mele, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Roberto Pontieri, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi.
Forma Mentis è una piattaforma vibrante per esplorare il potenziale della danza come linguaggio universale per mezzo della propria intelligenza. Ogni passo, ogni movimento, è un’opportunità per esprimere idee e visioni, creando un dialogo dinamico con sé stessi, il pubblico e le generazioni future. In questo spazio creativo, Godani riconosce il valore del talento e della determinazione professionale. Ogni danzatore, ogni artista, è un faro di ispirazione per coloro che anelano a realizzare i propri sogni.
Parte 2: Daughters and angels. Coreografia e regia: Mauro Astolfi. In Daughters and Angels si parla della possibilità di intraprendere un percorso di conoscenza da parte del genere maschile del proprio femminile, smantellando gli stereotipi di genere e mettendo in discussione alcune rocche forti della mascolinità. Cerco di recuperare un’informazione antica, il semplice potere della conoscenza, senza appartenenza né primati. La donna che immagino è stata una figlia che ricorda ed amplifica ciò che ha imparato dalla sorgente, l’uomo, sembra aver dimenticato quasi tutto” (Mauro Astolfi)

EDIPO RE
(dal 4 al 9 marzo)
di Sofocle, traduzione Fabrizio Sinisi, adattamento e regia di Andrea De Rosa con (in o.a.) Francesca Cutolo, Francesca Della Monica, Marco Foschi, Roberto Latini, Frédérique Loliée, Fabio Pasquini.
Considerato uno dei testi teatrali più belli di tutti i tempi, Edipo re di Sofocle rappresenta il simbolo universale dell’eterno dissidio tra libertà e necessità, tra colpa e fato. Arrivato al potere grazie alla sua capacità di “far luce attraverso le parole”, abilità che gli aveva permesso di sconfiggere la Sfinge che tormentava la città di Tebe, Edipo è costretto, attraverso una convulsa indagine retrospettiva, a scoprire che il suo passato è una lunga sequenza di orrori e delitti, fino a riconoscere la drammatica verità delle ultime, desolate parole del Coro: “Non dite mai di un uomo che è felice, finché non sia arrivato il suo ultimo giorno”.
MOBY DICK ALLA PROVA
(Dall’11 al 16 marzo)
di Orson Welles adattato – prevalentemente in versi sciolti – dal romanzo di Herman Melville traduzione Cristina Viti, uno spettacolo di Elio De Capitani con Elio De Capitani e Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana/Giulia Di Sacco (in via di definizione).
Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Gigi Dall’Aglio
Orson Welles portò al debutto il suo testo il 16 giugno 1955, al Duke of York’s Theatre di Londra. Lo mise in scena in un palco praticamente vuoto, scegliendo di non dare al pubblico né mare, né balene, né navi. Solo una compagnia di attori e sé stesso in quattro ruoli, Achab compreso. E vinse la sfida di portare in teatro l’oceanico romanzo di Melville gettando un ponte tra la tragedia di Re Lear e Moby-Dick: l’ostinazione del re – che la vita, atroce maestra, infine redimerà – si rispecchia in quella irredimibile, fino all’ultimo istante, dell’oscuro e tormentato capitano del Pequod.
Splendidamente tradotto per l’Elfo dalla poetessa Cristina Viti, il copione di Welles restituisce con forza d’immagini la prosa del romanzo. In scena accanto a De Capitani (che interpreta Achab, padre Mapple, Lear e l’impresario teatrale) troviamo Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana, Vincenzo Zampa.
Il cast salda le eccellenze artistiche di tre generazioni di interpreti. La musica dal vivo di Mario Arcari e i canti diretti da Francesca Breschi (vibranti rielaborazioni degli sea shanties) riempiono intensamente la scena generando emozioni profonde, in uno spazio dominato da un fondale enorme, eppure leggero, cangiante e mutevole, capace di evocare l’immensità del mare e la presenza incombente del capodoglio.

BEHIND THE LIGHT
(dal 21 al 23 marzo)
coreografia, drammaturgia e interpretazione Cristiana Morgantiper la regia di Cristiana Morganti e Gloria Paris
Spettacolo autobiografico, che racconta di una crisi familiare, professionale e intima, una sequela di eventi con il tipico “effetto domino”, in cui una disgrazia pare chiamarne un’altra, in cui sembra venga meno ogni singolo punto di riferimento, ogni certezza. Questa “personale crisi globale” viene mostrata, presa in giro, aggirata, attraversata, superata grazie al potere rigenerativo della confessione e soprattutto dell’arte, ora urlata, ora sussurrata tra le lacrime, con il capo adagiato sul pavimento.
È una danza che fa venire voglia di danzare quella di Cristiana Morganti, complice l’esplosione di energia che fa seguito alla catarsi di questa confessione aperta, sincera, sofferente ma di un dolore mai autocompiaciuto, anzi immediatamente lenito dalla risata, anche di sé, con il pubblico.
Accompagnati da un collage musicale che spazia da Vivaldi al punk-rock di Peaches, da Giselle, di Adolphe Adam alla musica elettronica di Ryoji Ikeda, si alternano momenti di danza e di parola.
ERODIADE
(25-26 marzo)
di Giovanni Testori con Francesca Benedetti, uno spettacolo a cura di Marco Carniti per la regia di Francesco Lonano.
Erodiade per Giovanni Testori si fa corpo, metà Dio, metà donna che scopre il lato ambiguo e fluido della sua virilità. Francesca Benedetti, musa dell’autore milanese, affronta la scrittura testoriana facendosi carne e sangue e immergendosi in un flusso verbale senza precedenti per restituire al pubblico, il mito ribaltato di un personaggio controverso e trasgressivo come Erodiade, che oggi si fa.
LA PULCE NELL’ORECCHIO
(dal 28 marzo al 6 aprile)
di George Feydeau, traduzione, adattamento e drammaturgia di Carmelo Rifici e Tindaro Granata, per la regia di Carmelo Rifici con (in ordine alfabetico): Fausto Cabra, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi Ugo Fiore, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Carlotta Viscovo e un attore in via di definizione.
Carmelo Rifici affronta la regia di una commedia facendo cadere la sua scelta su un esilarante vaudeville di Georges Feydeau. Un lavoro che, pur mantenendo l’impianto originale del testo, rispettandone la vocazione, sottolinea lo spirito giocoso e selvatico della scrittura di Feydeau, ne cerca i piani nascosti, libera i singoli personaggi dal contesto borghese e valorizza i ruoli femminili.
Negli anni, il lavoro di indagine registica di Rifici si è focalizzato sul tema del linguaggio e sulle sue ambiguità. Con La pulce nell’orecchio siamo di fronte ad una farsa sul linguaggio, o meglio ad una farsa di linguaggi. I rapporti umani tracciati da Feydeau sono costruiti sulla sagacia delle parole ma, a differenza delle grandi commedie di Shakespeare, il commediografo francese impone allo spettacolo una macchina comica perfetta: un orologio di rara precisione che porta i suoi personaggi e il loro modo di parlare oltre il ‘gioco’ linguistico fine a sé stesso, di puro intrattenimento ed evasione, con lo scopo di estrapolarne il massimo potenziale teatrale e la massima ridicolaggine umana.
I FANTASMI DELLA NOSTRA STORIA
(dal 9 al 13 aprile)
ideazione e drammaturgia Fabrizio Gifuni
- Il male dei ricci (9, 10 aprile)
Ragazzi di vita e altre visioni
A vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo spettacolo culto, ideato e interpretato dall’attore, con la regia di Giuseppe Bertolucci, Fabrizio Gifuni ritorna alle pagine di Pasolini con una nuova drammaturgia originale. La rilettura di Ragazzi di vita, romanzo d’esordio dello scrittore, interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani – poesie, lettere, interviste – dà vita a un racconto personale che l’attore-autore porta sul palco in un gioco di inedite prospettive e vertiginosi sdoppiamenti. Il corpo-voce di Gifuni ci costringe a misurarci con un fantasma poetico, una voce inquieta che continua a reclamare un ascolto.
- Con il vostro irridente silenzio (11, 12, 13 aprile)
Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro
Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle Istituzioni, annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale, il cosiddetto memoriale. Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro.
Quelle ritrovate, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole che si cercò subito di silenziare, mistificare, irridere. Dopo oltre quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Pochi le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle. Attraverso un ostinato lavoro di drammaturgia, Gifuni si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.
SALVEREMO IL MONDO PRIMA DELL’ALBA
(dal 15 al 19 aprile)
Uno spettacolo di CARROZZERIA ORFEO, drammaturgia Gabriele Di Luca con (in o.a.) Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi Massimiliano Setti, Ivan Zerbinati per la regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.
Dopo aver esplorato il mondo degli ultimi, dei reietti, degli esclusi e dei perdenti, Carrozzeria Orfeo indaga il mondo del benessere e dell’apparente successo, attraverso il racconto dei primi, dei vincenti, della classe dirigente, dei ricchi, paradossalmente, però, imprigionati nello stesso vortice di responsabilità asfissianti, doveri castranti, sensi di colpa e infelicità che appartengono a tutti e, quindi, frantumati da tutto ciò che la mentalità capitalista non può comprare: l’amore per se stessi, la purezza dei sentimenti, gli affetti sinceri, la ricerca di un senso autentico nell’esistenza.
Salveremo il mondo prima dell’alba è il racconto della vita di alcuni ospiti in una clinica di riabilitazione di lusso situata su un satellite nello spazio, specializzata nella cura delle dipendenze contemporanee (sessuali, affettive, da lavoro, da psicofarmaci). Ma le dipendenze e la riabilitazione costituiscono solo il sintomo esteriore di problemi più profondi ed esistenziali; la metafora di un modello di vita ormai giunto a un punto di non ritorno.
Il tutto viene esplorato in pieno stile Carrozzeria Orfeo, grazie a un occhio sempre lucido e, forse, disilluso, che intende cogliere, con ironia ed estremo divertimento, i paradossi, le contraddizioni e le deformazioni grottesche della realtà attraverso personaggi strabordanti di umanità, ironia e dolore.
6 DONNE che hanno segnato la storia / 6 AUTORI che le raccontano
(Dal 6 all’11 maggio)
sei giorni per sei grandi ritratti femminili Camille Claudel – Dacia Maraini (6 maggio) Marie Curie – Sandra Petrignani (7 maggio) Marilyn Monroe – i suoi diari segreti (8 maggio) Maria Montessori – Eugenio Murrali (9 maggio) Rosa Luxemburg – Viola Ardone (10 maggio) – Billie Holiday – Maurizio De Giovanni (11 maggio). Un progetto di Mariangela D’Abbraccio con Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann per la regia di Francesco Tavassi.
Il progetto, si articola in sei giorni. Ogni replica è dedicata ad una grande figura femminile: Camille, la scultrice geniale e incompresa; Billie, la signora triste del jazz; Marie, scienziata fra le più brillanti del Novecento; Rosa, rivoluzionaria di professione, studiosa marxista e antimilitarista; Marilyn, la più grande diva del cinema e icona di femminilità; Maria, pedagogista, educatrice e medica italiana.
Sei donne di eccezionale talento e di struggente umanità, vittime di discriminazione e protagoniste di grandi battaglie, che hanno segnato in modo determinante la Storia e le storie di noi tutti.
A raccontarle, attraverso differenti registri narrativi, sei autori, tra le firme più prestigiose e talentuose del nostro panorama, per sei narrazioni in forma di reading pensate per due voci, quelle di Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann, interpreti fra le più attente e sensibili della scena italiana.
FELICISSIMA JURNATA
(dal 13 al 18 maggio)
Finalista Forever Young – La Corte Ospitale 2022
Vincitore del premio Giuria Popolare – Dante Cappelletti 2021
drammaturgia e regia Emanuele D’Errico con Antonella Morea e Dario Rea e con le voci delle donne e degli uomini del Rione Sanità
Felicissima jurnata cerca di cogliere l’essenza o, forse, l’assenza di vita reale che unisce sul filo della solitudine il basso napoletano e quel che ne resta di Giorni Felici di Beckett.
Dal 2018 Putéca Celidònia vive attivamente il Rione Sanità di Napoli portando il teatro in mezzo ai vicoli bui ed abbandonati. “Ci è successo di entrare in alcuni bassi e di trovare una situazione surreale. Così abbiamo deciso di iniziare un viaggio (…), immergendoci nelle storie delle persone che ci hanno sorpreso, rapito e portato su di una strada imprevista.
Felicissima jurnata pone l’accento sulla paralisi emotiva e fisica che queste persone si impongono per mancanza di mezzi. Molti di loro non sono mai usciti dalla loro città, dal proprio quartiere e chissà da quanto tempo dalla propria casa. Non è prigionia questa? È una prigionia consapevole o inconsapevole?”.
LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
(dal 20 al 25 maggio)
di Tennessee Williams, traduzione Monica Capuani per la regia di Leonardo Lidi con Valentina Picello, Fausto Cabra e cast in via di definizione scene e luci Nicolas Bovey
Dopo Lo zoo di vetro Leonardo Lidi torna a Tennessee Williams allestendone il primo grande successo teatrale: La gatta sul testo che scotta, andato in scena in prima assoluta a Chicago nel 1944. Una ricca famiglia del Sud degli Stati Uniti entra in crisi di fronte alla morte annunciata del padre-padrone, mettendo in mostra l’avidità e la debolezza di carattere dei due figli, ed in particolare il dramma di Brick e di sua moglie, la gatta del titolo. Brick e Maggie vivono insieme ma da tempo non hanno rapporti sessuali, per volere di lui, che ritiene la moglie responsabile del suicidio del suo amico Skipper.
Ritratto formidabile di un uomo che lotta rabbiosamente “contro la luce che muore” (sono versi di Dylan Thomas), questa è una delle prime e più violente prese di posizione a proposito del tema dell’omosessualità, significativamente scomparso nella notissima versione cinematografica di Elia Kazan, interpretata da Paul Newman e Liz Taylor. Il teatro di Leonardo Lidi, regista residente del Teatro Stabile di Torino, si muove da tempo attraverso le pagine dei più grandi autori per la scena (García Lorca, Čechov, Molière), focalizzando il proprio lavoro sui delicati rapporti familiari e sulla tenerezza dei sentimenti negati, un punto di vista registico che gli è valso numerosi riconoscimenti da parte della critica.

























