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C’è ancora domani, conferenza RoFF18 con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Paola Cortellesi
C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Paola Cortellesi

Presentato alla Festa del Cinema di Roma il film d’apertura, C’è ancora domani di Paola Cortellesi: ecco cos’ha raccontato insieme a Valerio Mastandrea, Emanuela Fanelli, Vinicio Marchioni, Giorgio Colangeli, Francesco Centorame

C’è ancora domani, film di apertura della Festa del Cinema di Roma 2023, è l’opera prima di Paola Cortellesi, che racconta alla stampa la genesi del film e le profonde motivazioni che l’hanno spinta a costruire questa storia insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda, gli autori che hanno già firmato con l’attrice romana diversi script di successo, tra cui Come un gatto in tangenziale e Scusate se esisto! Insieme all’attrice neo regista e ai co-sceneggiatori, anche gli attori Valerio Mastandrea, Vinicio Marchioni, Giorgio Colangeli e Francesco Centorame. Il film arriverà nei cinema dal 26 ottobre con Vision Distribution.

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Paola, hai spesso scritto i film ai quali hai partecipato, questa volta hai deciso di dirigerlo tu: perché proprio con questa storia e come lo hai sviluppato con gli sceneggiatori?

Paola Cortellesi: La storia è nata poco alla volta con Furio e Giulia dalla voglia di raccontare la vita di quelle donne che nessuno ha mai celebrato, come le nonne o le bisnonne. Storie che hanno dell’incredibile, che si consumavano nei cortili, davanti a tutti, di donne che hanno costruito il tessuto sociale del nostro paese, crescendo figli, avendo mariti che andavano e venivano dal fronte, e nonostante ciò sono sempre state considerate delle nullità e loro stesse si sono sempre considerate tali.

Non stiamo raccontando le donne “grandi”, come Nilde Iotti, quelle donne che hanno combattuto per i diritti di cui godiamo ora, ma di tutte quelle donne di cui nessuno parla e che nessuno celebra, nelle quali c’era una totale inconsapevolezza. Non si rendevano nemmeno conto delle discriminazioni o della violenza che subivano. A queste donne era stato insegnato che non valevano niente: la mia cara nonna è stata una donna eccezionale e mi dava dei grandi consigli, eppure chiosava sempre così: “Però, che capisco io!”. Abbiamo costruito questa storia insieme a Furio e Giulia anche attingendo ai nostri racconti personali, che riguardavano vari ceti sociali.

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Paola Cortellesi
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Paola Cortellesi

Pensi di continuare dietro la macchina da presa?

Paola Cortellesi: Rispondo subito per fugare ogni dubbio: sì, continuo. È stata una crescita bellissima, non perché un ruolo sia più importante di un altro, ma perché questo ruolo prevede molte cose a cui badare, adesso ho una visone più ampia della storia che si va a costruire e per questo mi piacerebbe continuare: sarà, e non dico sarebbe, bellissimo.

Come è stato trovare l’equilibrio tra le parte drammatica e quella della commedia?

Il doppio registro è qualcosa su cui io, Giulia e Furio ci siamo interrogati molto, ma è l’unico registro che conosciamo: insieme abbiamo scritto Come un gatto in tangenziale e Scusate se esisto! storie che hanno tutte una base drammatica. Questa è ancora più drammatica e ci siamo domandati quanto potessimo spingerci sul linguaggio ironico, a volte cinico, trattando un argomento così duro come la violenza domestica.

All’epoca in cui è ambientato il film, però, la violenza era un dato di fatto, qualcosa che capitava, e in questo modo l’abbiamo trattata. Nella realtà non c’è un colore solo, drammatico o buffo, così come c’erano entrambi nei racconti che mi venivano fatti da piccola, che erano estremamente drammatici. Se ci penso ora, ero solo una ragazzina! Chissà perché i miei nonni mi dovevano raccontare queste cose orribili? Però, lo facevano con la voglia di sorridere di situazioni dure ma anche surreali.

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Vinicio Marchioni
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Vinicio Marchioni

Visto che li hai evocati più volte, anche Furio e Giulia possono dire qualcosa sul lavoro del doppio registro e in che modo hanno contribuito con i propri ricordi personali alla costruzione di questa storia.

Furio Andreotti: È stato un grandissimo privilegio e un piacere scrivere questo film, lo abbiamo fatto con amore e sincerità. Siamo partiti dall’immagine che Paola ci ha dato di questo schiaffone dato di mattina come un buongiorno da parte di un uomo e dalla sua volontà di raccontare quel tipo di donne. Purtroppo, stiamo anche parlando di molte donne di oggi. Il tono allegro, da commedia, è necessario soprattutto quando c’è da raccontare un tema importante a cui teniamo, perché è un modo di portare per mano il pubblico.

Giulia Calenda: questo film è esattamente come l’avevamo immaginato, sullo schermo abbiamo ritrovato tutto quello che avevamo pensato insieme sul terrazzo di Paola. Tanti passi sono stati fatti, ma molte ragazze di oggi sono ancora così, sentono di non essere mai abbastanza, colpa di un retaggio millenario.

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Vinicio Marchioni, Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Vinicio Marchioni, Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi

Paola, si dice che quando un attore passa dall’altra parte, abbia difficoltà ad autodirgersi, è vero?

Paola Cortellesi: Durante le riprese, ho corso dal set al monitor come una pazza, quindi si può fare! Essendo interprete del film, ho messo sul piano della preparazione tre settimane di prove teatrali tra noi del cast, che spesso non si fanno. Questo è servito a me per la direzione dei miei protagonisti ed è servito a loro per poter tirare fuori dei dubbi e darmi dei suggerimenti preziosi che hanno migliorato le scene.

Nel film ci sono delle raffinatezze registiche, come il livido che scompare magicamente dal collo: è come una realtà immaginaria che tu vorresti costantemente sostituire alla crudezza della realtà?

Paola Cortellesi: La scena del livido l’ho realizzata perché non volevo rendere eccessivamente realistica la violenza. Siamo abituati a scene di violenza iperrealistiche, a volte anche esagerate, al limite dello splatter. Non mi piaceva che quel momento, molto importante e delicato da trattare, ma anche molto violento, venisse in qualche modo scavalcato da una sorta di voyeurismo: vediamo quante le fa male, vediamo le ossa rotte.

Mi piaceva invece rappresentarlo come un rituale, qualcosa che accade spesso e che probabilmente la protagonista si racconta in questo modo. Questo vale anche per i segni sul naso e il livido che appare e scompare: la realtà c’è, ma nella sua testa va via, perché se lo lascia alle spalle e ricomincia una nuova giornata come se niente fosse, ed è proprio questa la cosa più grave.

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Paola Cortellesi e Emanuela Fanelli
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Paola Cortellesi e Emanuela Fanelli

In una scena, la protagonista scopre che un ombrellaio, nonostante sia totalmente inesperto, guadagna molto più di lei, argomento questo ancora attualissimo. Il divario di genere nei compensi quanto c’è anche nel mondo del cinema?

Paola Cortellesi: Nei temi che abbiamo trattato nel film non c’è nulla di casuale. Ricordo me e Giulia a sbobinare gli atti processuali dei femminicidi, notando che la dinamica è sempre la stessa: svilire una donna e farle terra bruciata intorno. Questo è quello che succede oggi e che avveniva abitualmente all’epoca del film, non necessariamente con un iperbole così violenta. Però la dinamica resiste così come resiste quella del divario di genere nei compensi. Dei passi sono stati fatti, ci sono delle leggi, ma nella realtà il divario sussiste.

Tutti i rimandi della storia al mondo contemporaneo non sono mai casuali: abbiamo voluto parlare di quanto queste cose che ci sembrano così lontane abbiano invece delle fortissime radici nella vita contemporanea di molte donne, soprattutto nella percezione che hanno di se stesse. Per quanto riguarda la disparità nei compensi nel cinema, mi ricordo che quando facevo questo lavoro da un bel po’, ho sentito un commento sul mio contratto: “Beh, non male per essere una donna”.

Ora io ho avuto grandi opportunità nel mio mestiere, però anche chi non le ha, a parità di competenza, deve avere lo stesso trattamento economico. Con Giulia e Furio abbiamo scritto un film, Scusate se esisto!, che nasce da cose che mi sono capitate: ero a un tavolo in veste di autrice insieme a Furio e, in quell’occasione, Sergio Conforti, e quando facevo una proposta guardavano i miei colleghi uomini, mai me, perché ero invisibile. Un episodio di cui ancora adesso ridiamo, ma che è anche agghiacciante.

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Valerio Mastandrea
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Valerio Mastandrea

Parlando di violenza perpetuata negli anni fin ad oggi, nel film ci sono tre generazioni di uomini che si comportano allo stesso modo. Mi piacerebbe sapere dagli attori cosa ne pensano

Valerio Mastandrea: Io credo che l’unica differenza è che le donne oggi hanno molta più consapevolezza e trovano molto più coraggio nel ribellarsi a queste dinamiche. La cosa che non è cambiata è quello che trovano fuori. Le leggi non bastano, banalizzando serve un lavoro culturale, affrontando la tematica in maniera profonda, generazionale, quindi ci vorranno tanti anni per farlo. Nell’uomo non vedo differenza tra ieri e oggi.

Un tempo c’era il delitto d’onore che prevedeva pochi anni di galera, oggi se ne prevedono venti e alla gente comunque questo non spaventa. Nella storia che Paola ha raccontato l’uomo viene fuori per quello che è, e penso che sia compito del cinema cominciare a raccontare anche un uomo più debole e non per questo perdente, in modo che chi ci si riconosce non ha paura di mostrarsi fragile, evitando di mettersi una maschera con la quale poi fa quello che sappiamo.

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Giorgio Colangeli
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Giorgio Colangeli

Giorgio Colangeli: Io in questa favola reale sono proprio l’orco, verrebbe da chiedersi se sia mai esistito. C’è una scena in cui i due fratellini si guardano perché hanno capito che papà andrà a menare mamma, anche se poi non lo fanno davanti agli occhi dei figli. Io ho un ricordo preciso di scene simili: mio padre e mia madre si chiudevano in camera da letto e si sentivano ovattati dei rumori, delle voci, dei suoni, che rendevano ancora più misterioso e drammatico quello che poteva succedere lì dentro.

Nel film, tra le tre generazioni di maschi non c’è molta evoluzione. Ottorino, il mio personaggio, è un manifesto ideologico, violento ed estremo, e anche suo figlio ripropone lo stesso modello: da fidanzato incomincia ad ordinare alla protagonista “tu non ti trucchi, non lavori, sei mia”. Ancora oggi purtroppo l’amore viene spesso travisato in una dinamica di possesso che umilia entrambi perché fa di tutti e due un oggetto.

Francesco Centorame: Io sono piuttosto preoccupato perché non vedo un reale interesse ad educare al sentimento e al rispetto. Io ho un figlio piccolo, frequento gli asili, e mi capita di ascoltare frasi del tipo “ma che fai piangi, ma non fare la femminuccia!“. Agiamo senza una consapevolezza di educazione sentimentale. Per fortuna esistono le leggi, i diritti conquistati dalle figure femminili, ma chi si occupa di prevenire?

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Francesco Centorame
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Francesco Centorame

I personaggi di Vincio ed Emanuela sono gli anticorpi alle figure dominanti, rappresentano la speranza che ci siano più uomini e donne che assomiglino a loro. Come li avete affrontati?

Vinicio Marchioni: Io mi sono messo nelle mani di Paola, che mi ha spiegato subito la funzione del mio personaggio. Nino è innamoratissimo della protagonista, e anche io sono innamoratissimo di Paola, perché credo che sia una delle più grandi artiste che abbiamo in Italia. L’ho affrontato con grande leggerezza: Nino è uno di quei tantissimi uomini che amano le donne e di cui non se ne parla mai perché fa più rumore un albero che cade per terra che cento che crescono.

Manuela Fanelli: Marisa, l’amica del cuore della protagonista, la guarda con amore e vorrebbe la sua felicità, spronandola a vedersi in modo diverso, come quando le ricorda che i soldi che guadagna sono i suoi. Siamo in un momento storico cruciale per la questione femminile, tutto è molto giovane e fresco, la resistenza c’è stata solo tre anni prima, il primo momento in cui le donne si sono viste in ruoli diversi da quello di madre e moglie. Il film parla di eredità, ce ne sono due e ognuno può scegliere: quella che Ottorino lascia a Ivano o quella che Delia lascia a sua figlia Marcella. Io personalmente ho avuto una nonna molto simile al personaggio di Macella e mi sono ispirata a lei. Con Paola, volevamo che trasparisse una complicità e un amore sincero tra queste due donne, abbiamo molto lavorato sull’affetto, perché non c’è nella vita (detto con grande ironia, NdR).

Al cast chiedo cosa avete amato di Paola regista e cosa invece non avete amato?

Valerio Mastandrea: Io voglio dire solo una cosa: voi la vedete così, ma non è così!

C'è ancora domani - conferenza RoFF18 - Emanuela Fanelli
C’è ancora domani – conferenza RoFF18 – Emanuela Fanelli

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