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Mufasa: Il re leone, recensione: il prequel Disney ha il ruggito più vigoroso

Mufasa: Il re leone - Mufasa e Taka (Scar)
Mufasa: Il re leone - Mufasa e Taka (Scar)

La nostra recensione di Mufasa: Il re leone, prequel del live action diretto da Barry Jenkins e musicato da Lin-Manuel Miranda: una storia originale abbastanza coesa e in grado di suscitare interesse, un buon passo avanti rispetto al precedente, ma non tutto è ancora a posto

Mufasa: Il re leone è un prequel che non ha la pretesa di smarcarsi dall’originale, bensì di ampliarne gli orizzonti espandendone il tema portante (il destino è sta per noi già scritto o siamo noi a crearlo?) e interagendo con dei personaggi già facenti parte del nostro immaginario. Stavolta è il premio Oscar Barry Jenkins a tenere le redini di un progetto dalla forte impronta autobiografica, mentre il cast di doppiatori italiani si arricchisce di nuovi nomi di spicco come Luca Marinelli ed Elodie, oltre ai “veterani” Elisa e Marco Mengoni. Rispetto al più che mediocre live action di 5 anni fa a questo giro il ruggito del leone è più vigoroso, ma ci sono ancora delle cose da sistemare.

Mufasa: Il re leone - Rafiki
Mufasa: Il re leone – Rafiki

Due fratelli, due amici, due nemici

Mentre Nala e Simba sono via nella valle del Concepimento Rafiki narra a Kiara, la loro unica per ora figlia, la storia di come suo nonno Mufasa e suo zio Scar si sono conosciuti, con Timon e Pumba mattatori come sempre. Durante una piena Mufasa viene trascinato via smarrendo i propri genitori, e si ritrova solo fino a quando non viene salvato da un leone simpatico di nome Taka, erede di una stirpe reale. L’incontro fortuito dà il via al viaggio di uno straordinario gruppo di guerrieri alla ricerca dei loro sogni, a cui si aggiungono Sarabi e Zazu: i loro legami saranno messi alla prova mentre lavorano insieme per sfuggire a un nemico minaccioso e mortale: Kiros.

Mufasa: Il re leone - Pumba e Timon
Mufasa: Il re leone – Pumba e Timon

Questione di sangue (reale)

Dicono alcuni che finirà nel fuoco il mondo, altri nel ghiaccio. Del desiderio ho gustato quel poco che mi fa scegliere il fuoco. Ma se dovesse due volte finire, so pure che cosa è odiare, e per la distruzione posso dire che anche il ghiaccio è terribile e può bastare. 

Uno dei più celebri componimenti del poeta Robert Frost richiama subito alla mente il finale de Il re leone e la fine del secondo atto di questo Mufasa: Il re leone. Lì nel primo film era il fuoco a fare da cornice allo scontro tra Scar e Simba, qui invece è una montagna innevata durante una tormenta il teatro di un confronto rabbioso, carico di odio e di rancore proprio come il ghiaccio descritto da Frost. Che è un po’ la metafora perfetta per evidenziare il diverso rapporto che lega lo stesso personaggio, Taka o Scar che lo si voglia chiamare, al padre e al figlio. L’odio di Scar per Simba è passionale, irruento, distruttivo come il fuoco, quello di Scar per Mufasa agisce sotto pelle, si fossilizza, non esplode.

Perché quella raccontata da Barry Jenkins comincia come una storia di grande amicizia e complicità con un legame non di sangue che pian piano si trasforma in qualcosa in cui il sangue diventa una barriera insormontabile, in cui l’accettazione dell’estraneo come un fratello viene rinnegata in nome di un amore e di un potere perduto. Il possibile diventa quindi impossibile, l’altro diventa non più l’amico o il fratello da salvare ma il nemico da distruggere persino alleandosi con quello che poi dovrebbe essere il nemico vero, uno che della purezza del sangue ne ha fatto un’ideologia di vita e di morte. Poi, certo, il finale sembra illuderci che il Male sia stato sconfitto ma sappiamo che non sarà così.

Ed è proprio questa tensione verso il male che non finisce, questo rancore rappreso dalla delusione, dall’umiliazione e dalla sconfitta davanti al fratello spurio ma vincente a rappresentare l’elemento drammaturgico più interessante di questo prequel, nonostante una virata finale verso un buonismo dei sentimenti un po’ stucchevole. Come volevasi dimostrare, però, Taka / Scar resta il personaggio di gran lunga più interessante di Mufasa: Il re leone, perché è attraverso la sua parabola che Jenkins può davvero parlare di ciò che gli interessa davvero e che ha poco a che vedere con famiglia e retaggio e molto a che vedere con cosa cova nell’ombra quando c’è chi si prende tutto e chi invece nulla.

Mufasa: Il re leone - Kiros
Mufasa: Il re leone – Kiros

Un racconto che si apre, ma non del tutto

Ed è proprio per questo che Mufasa: Il re leone si apre molto più della pellicola precedente, ingabbiata nella logica di una riproposizione immacolata, espande la narrazione a nuove possibilità non solo tecnologiche e ha addosso più anima e corpo. Stavolta la CG lavora meglio sui corpi e soprattutto sulle espressioni facciali dei protagonisti, si evita in gran parte l’effetto Natural History Channel e rende la  visione meno plastificata, meno straniante rispetto a cinque anni fa. Inoltre quest’apertura diegetica aggiunge anche uno strato in più al racconto, perché ci permette di avvertire meglio le storture e anche un po’ l’ipocrisia di un mondo in cui prede e predatori convivono in pace finché tutto va come deve andare.

Il problema principale però sta nella gestione non ottimale del tono, dei tempi della narrazione e di alcuni personaggi come Timon e Pumba, qui relegati a spalle comiche senza nessun altro tipo di apporto, oltre che in alcune scelte sia registiche che di scrittura che relegano sullo sfondo personaggi come Sarabi o Zazu o che non valorizzano del tutto un buon villain come Kiros. Già, perché il leone bianco è il Darth Vader che vorrebbe convincere Taka a passare al lato oscuro della forza, ma la sua caratterizzazione è fin troppo manichea, fin troppo monodimensionale. 

Ed è un po’ un peccato, poiché invece con qualche accorgimento in più avrebbe potuto rappresentare la chiave di volta di un progetto più maturo, più consapevole e meno imprigionato del predecessore. E se Luca Marinelli al doppiaggio convince, Elodie è ancora troppo acerba e incerta mentre le canzoni di Lin-Manuel Miranda sono passabili ma non memorabili. È un ruggito sicuramente più potente e vigoroso, ma il leone neanche stavolta ha avuto l’impeto di attaccare.

Guarda il video integrale dell’incontro con Elodie, Marinelli e i doppiatori

TITOLO Mufasa: Il Re Leone
REGIA Barry Jenkins
ATTORI Luca Marinelli, Elodie, Alberto Malanchino, Mattia Moresco, Valeriano Corini, Marco Mengoni, Elisa, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Edoardo Stoppacciaro, Dario Oppido, Riccardo Suarez Puertas
USCITA 19 dicembre 2024
DISTRIBUZIONE The Walt Disney Company Italia

 

VOTO:

Tre stelle

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