Thegiornalisti: la recensione di Love, amore in chiave generazionale

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Love dei Thegiornalisti è il frutto della collaborazione della band romana con il nuovo produttore Dario Faini. Elettronica e orchestra si fondono in un mantra che descrive gli stati d’animo di Tommaso Paradiso.

Abbandonare filtri e approcciarsi all’ascolto

Devo ammetterlo, ho sempre provato per i Thegiornalisti una sorta di pregiudizio latente, complice anche la loro attitudine alla musica che trovo piuttosto costruita come anche la vocalità del frontman Tommaso Paradiso, risultato di una crasi già sentita di Vasco Rossi e Antonello Venditti. Ciononostante, apprezzo generalmente i loro testi (originali) e le atmosfere che rimandano agli anni Ottanta. Il percorso che li ha portati dall’indie alla hit da classifica li ha, tuttavia, marcatamente cambiati.

Da indie a hit makers

Nel corso di questi ultimi due anni i Thegiornalisti hanno inanellato una serie di successi, avviata nel 2016 da Completamente (dall’album Completamente sold out) e passata per le vacanze a Pamplona (con Fabri Fibra) e a Riccione, capaci di garantire loro la grande notorietà e l’uscita dalla zona indie (della quale si facevano portabandiera). Le aspettative nei confronti di Love erano alte e, a onor del vero, non sono state ripagate, nonostante Questa nostra stupida canzone d’amore e Felicità puttana siano stati degli ottimi singoli, abili nel catalizzare l’attenzione di una fetta di pubblico molto ampia (perché sostanzialmente si tratta di belle canzoni, soprattutto nel primo caso). La produzione è stata affidata a Dario Faini (Dardust), ottimo compositore e artista di musica elettronica, a parer mio non in grado di trovare la veste giusta per tutti i brani.

Thegiornalisti
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Le ballate come filo conduttore del progetto

Questa nostra stupida canzone d’amore, l’elegante ballata pubblicata a marzo e apripista dell’intero progetto, è un brano d’impatto: giocando tutto su un crescendo emozionale, parte da una strofa poggiata su un delicato giro di pianoforte e accompagna l’ascoltatore attraverso una catarsi che si realizza nella chiusa del brano, anticipata dal ripetersi del verso “ed è bello così, anche se poi ti fa piangere, questa nostra stupida canzone d’amore” e nella quale la voce cresce di intensità a raccontare le fragilità di un uomo, nel momento in cui si trova a fare i conti con i suoi sentimenti nella forma del quotidiano “mi basterebbe abbracciarti, per restare bene e tornare a dormire e ritornare a sognare” – è accompagnata da un video emozionante con protagonista Alessandro Cucchi, attore romano nel suo periodo d’oro grazie al docufilm Sulla mia pelleQuesta nostra stupida canzone d’amore è però anche il brano più convincente del disco: chi si aspetta (me compreso) di trovarvi qualcosa di anche vagamente simile sarà ampiamente deluso. Neppure il terzo singolo New York è riuscito a replicare le sensazioni del precedente: la malinconia veste l’atmosfera di questo brano, in cui la solitudine è colta nella presunta incapacità di trovare la forza per reagire (“per trovare un po’ di pace dove bisogna andare, sarà un altro giorno passato nel letto, con la bottiglia dell’acqua a fianco e il telefono stretto”).

Vedere il quotidiano con l’occhio delle nuove generazioni

Love è dichiaratamente rivolto ad un pubblico giovane, per la maggioranza di testi semplici (e a tratti banali) ricchi dello slang tipico delle nuove generazioni (“zero stare sereno”, “panico vero”,spaziale“) e per la scelta di dipingere spaccati di quotidianità con fare contemporaneo: l’io che emerge dal racconto è a tratti svogliato e un po’ bamboccione, ragazzo-tipo le cui uniche voglie sono una casa al mare, viaggiare e “fare solo quello che voglio fare” (come si evince dai brani Zero stare sereno Una casa al mare, brano il cui ritornello ricorda Something Just Like This dei Coldplay con The Chainsmokers). Si tratta di un album piuttosto eterogeneo che dà alla band romana la possibilità di spaziare tra cantautorato moderno, orchestra e dance, scelta di produzione dominante in Milano Roma, la traccia meno riuscita del disco. Ben più originale è la loro hit anni Ottanta di quest’estate, la già citata Felicità Puttana: “ti mando un vocale di dieci minuti, soltanto per dirti quanto sono felice” è ormai entrato nel linguaggio comune e descrive con chiarezza uno stato di felicità e benessere, tuttavia non dimenticando la “velocità” con cui oggi ci si ritrova a vivere ogni cosa e le emozioni in particolare.

Romanticismo e finale nerd a sorpresa

Altri brani sono Controllo, delicato equilibrio tra il fare festa nei locali e il “non mi va di esagerare”, e le più interessanti Love, eco romantico del passato discografico del gruppo (in cui la parola che dà il titolo alla traccia viene ripetuta come un mantra a rimarcare un’esigenza, un amore necessario perché “soltanto tu mi puoi salvare quando la vita non gira bene”) e Dr. House, lettera a cuore aperto indirizzata al famoso dottore e confessione dell’impossibilità di riuscire nei suoi intenti: “vorrei essere come te ma mi manca il coraggio e l’intelligenza di fare il cazzo che mi pare… dovresti essere reale perché gli uomini hanno bisogno di te o forse ho solo bisogno di un padre e l’ho trovato in te!“. La chiusa di quest’ultima traccia dell’album è il momento più coinvolgente dell’album, dove l’orchestra si unisce al gospel a creare un inno; ben riuscita ed emozionante, si ricollega all’Overture e suggerisce un ascolto ciclico dell’intero disco.

Love è il quinto album in studio dei Thegiornalisti, pubblicato il 21 settembre 2018 per l’etichetta Carosello Records con la produzione di Dario Faini. La band romana è ora in tour nei più importanti palazzetti di (qui le informazioni).

Tracklist:

  1. Overture
  2. Zero stare sereno
  3. New York
  4. Una casa al mare
  5. Controllo
  6. Love
  7. Milano Roma
  8. L’ultimo giorno della Terra
  9. Questa nostra stupida canzone d’amore
  10. Felicità puttana
  11. Dr. House

VOTO:

 

Thegiornalisti - Love - cover
La cover di Love

 

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