La nostra recensione de La valle dei sorrisi, opera terza di Paolo Strippoli con Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano e l’esordiente Giulio Feltri presentata fuori concorso a Venezia 82: un non horror folk tra Lynch e King, in cui il dolore si fa anticamera della crescita
La valle dei sorrisi rappresenta il film più maturo e consapevole di Paolo Strippoli (A Classic Horror Story, Piove), e lo smarcamento dalla visceralità dei primi due film per abbracciare un horror di atmosfera e rarefatto che esplode solo nel finale. Con gli sceneggiatori Milo Tissone e Jacopo Del Giudice, Strippoli cita Lynch nelle atmosfere e l’immaginario kinghiano (in particolare Carrie) nel tema del dolore come anticamera necessaria della crescita, oltre che argomenti quali la ricerca della propria identità e del proprio senso di appartenenza, l’amore come forza redentrice e la perdita dell’innocenza affidandosi a Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon e all’esordiente Giulio Feltri.

Il posto in cui tutti sono felici
Remis è un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne che ha una particolarità: i suoi abitanti sono tutti insolitamente felici. Sembra la destinazione perfetta per il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti (Michele Riondino), tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela (Romana Maggiora Vergano), la giovane proprietaria della locanda del paese, il professore scopre che dietro questa apparente serenità, si cela un inquietante rituale. Una notte a settimana gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin (Giulio Feltri), un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. Il tentativo di Sergio di salvare il giovane risveglierà il lato più oscuro di colui che tutti chiamano l’angelo di Remis.

Il prezzo del dolore
La valle dei sorrisi è uno di quei film che nascondono un volto dietro l’altro, svelando atto dopo atto la propria vera natura ondivaga mentre assestano il colpo finale proprio nella resa dei conti conclusiva. Si tratta di un passo in avanti deciso, netto rispetto ai primi due deludenti film perché ha il coraggio di andare fino in fondo senza nessun intento consolatorio e con la giusta dose di cinismo perfino. Paolo Strippoli ci sa indubbiamente fare, è preciso e chirurgico nella costruzione e nella dissoluzione di quest’arena incastonata tra le montagne del Friuli e sa come gestire il montaggio visivo e quello sonoro per costruire una tensione sotterranea che lavora di continuo.
Potremmo definirlo un folk horror un po’ sulla scia dei vari Aster e Wheatley, se solo questo tipo di etichetta avesse un po’ più di senso, ma La valle dei sorrisi cerca di rifuggire da un qualsiasi incasellamento per provare invece a creare il proprio respiro e la propria epica cinematografica, anche quando fatica un po’ a livello di scrittura verso il midpoint. Quella partorita da Strippoli, Del Giudice e Tissone è una storia che parla di tante cose: in primis di dolore e di come quello stesso dolore non vada ammorbidito, né tantomeno cancellato. La sofferenza come strumento di crescita, ma soprattutto come passaggio obbligato per rincorrere quegli sprazzi di felicità a cui tutti a Remis (e non solo) vorrebbero tendere.
Il giovane Matteo diventa quindi una calamita per il dolore altrui, da scogliere tramite la forza di un abbraccio che ha più il sapore di una maledizione che di una benedizione. Poi però c’è anche tutto il discorso legato alla genitorialità, agli errori dei padri e alle conseguenze che questi errori comportano per i loro figli, ma anche il peso di un’adolescenza vissuta da outsider (e il fatto che lo stesso Matteo sia segretamente innamorato di un suo compagno non è un caso). Tutti elementi diegetici ed extradiegetici assieme che mettono pressione sui personaggi principali e su quelli secondari, contribuendo a quella sensazione oppressiva che tiene abbastanza alta la tensione del racconto.

La lezione di King
La Remis raccontata da Strippoli è quindi un microcosmo che mette assieme tanti diversi immaginari, da quello lynchiano della piccola cittadina di montagna piena di oscuri segreti in cui la gentilezza esteriore è solo lo specchio di una violenza e di un orrore inespressi, fino a quello kinghiano che rimanda a Carrie, alla descrizione spietata e senza speranza dell’adolescenza e dei tanti mostri che fa scaturire tra le sue pieghe. Pur soffrendo, specialmente in alcuni momenti, di una certa programmaticità di scrittura La valle dei sorrisi ha dalla sua un cast in gran parte ispirato, a partire dall’esordiente Giulio Feltri e passando per le ottime prove di Romana Maggiora Vergano e Paolo Pierobon.
Un po’ meno convincente Michele Riondino, forse perché il suo è un personaggio sì centrale nell’ottica del racconto e dell’espressione del tema ma non così a fuoco o quantomeno così interessante come altri. Le carte migliori il film le gioca tutte nell’ultimo, esplosivo atto in cui lascia andare finalmente le briglie e sconfina addirittura nell’horror demoniaco in alcuni brevi fotogrammi: in quell’orgia finale di corpi, sangue e membra La valle dei sorrisi si libera dei propri demoni e permette loro di scorrazzare nel suo mondo, cercando quasi l’afflato biblico in un ultimo atto di sacrifico estremo volto a impedire l’affermazione di un male profondissimo.
Ci sono ancora delle cose da aggiustare, a partire dalla gestione di certe dinamiche relazionali e della costruzione di un’atmosfera perturbante e malata più efficace, ma all’opera terza Strippoli dimostra di essersi avviato sulla strada giusta e di poter far sentire la propria voce nell’ambito di un horror dal respiro più internazionale. Speriamo che non ci smentisca.
| TITOLO | La valle dei sorrisi |
| REGIA | Paolo Strippoli |
| ATTORI | Michele Riondino, Paolo Pierobon, Romana Maggiora Vergano, Sergio Romano, Anna Bellato, Sandra Toffolatti, Roberto Citran, Giulio Feltri, Gabriele Benedetti, Diego Nardini |
| USCITA | 17 settembre 2025 |
| DISTRIBUZIONE | Vision Distribution |
Tre stelle
























