In viaggio con Adele, recensione di un film che riscopre emozioni

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In viaggio con Adele di Alessandro Capitani commuove ed emoziona. Mostrando un mondo dominato dalle convenzioni sociali, esplora il concetto di normalità e diversità e di quanto siano entrambi relativi.

Speciali e diversi

Il film In viaggio con Adele di Alessandro Capitani racconta la storia di Aldo (Alessandro Haber), uomo cinico e ipocondriaco, e di Adele (Sara Serraiocco), una ragazza speciale. Lei è libera da qualsiasi freno o inibizione, indossa solo un pigiama rosa con le orecchie da coniglio, non si separa mai da un gatto immaginario e colora il suo mondo di post-it, dove scrive di tutto. Aldo è quasi sul punto di ottenere l’opportunità della sua vita: un provino per cui è certo di aggiudicarsi il ruolo di protagonista. La morte improvvisa della mamma di Adele, sconvolge i piani di Aldo che scopre solo ora di essere il padre della ragazza. Con il compito di dirle la verità e liberarsene, Aldo parte con Adele in un viaggio che avrà effetti inaspettati, portando entrambi a crescere e a fare le proprie scelte.

Un viaggio interiore

Il film In viaggio con Adele affronta la tematica della diversità, della paura dell’altro, delle persone che vengono respinte e di quanto la parola normalità sia relativa. Adele sicuramente è diversa e particolare, ma lo è anche Aldo, anzi forse la grande conoscenza di questi personaggi mette in scena le profonde difficoltà di Aldo nel relazionarsi agli altri e il suo bisogno del contatto umano. Adele con la sua semplicità e naturalezza, in pochi secondi, riesce a capire Aldo, a metterlo di fronte ai suoi problemi, a dirgli ciò che dà inizio ad una maggiore consapevolezza di se stesso.

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Sara Serraiocco in una scena del film In viaggio con Adele di Alessandro Capitani

Una storia

Alessandro Capitani mette in scena con dolcezza e in modo commovente, la paura e la resistenza verso le persone considerate diverse, sentimenti all’inizio perfettamente incarnati nel personaggio di Aldo che scopre, attraverso Adele, ciò che realmente gli manca. Aldo è ipocondriaco, qualsiasi cosa è riconducibile a qualche malattia che lo ucciderebbe, è ansioso e cinico, eppure rispetta alcuni canoni definiti normali, cioè socialmente accettabili. In questo film le tematiche sono variegate e raccontate con chiarezza, In viaggio con Adele non giudica, ma mostra, rappresenta e porta a riflettere.

Sentimenti rimossi

I due attori principali creano tra loro una complicità particolare, si riscoprono padre e figlia attraverso il viaggio, se lo siano per un legame di sangue o no, non ha importanza, perché arrivano ad amarsi come se lo fossero. In un certo senso Aldo sembra abbandonare la propria passione per Adele, ma in realtà semplicemente la vede con più chiarezza: recitare è fare ciò che ama, può farlo. Non esistono solo i desideri e le aspirazioni nella vita, ma anche le necessità, quelle considerate superate e secondarie, come gli affetti. L’affetto smisurato che ha Adele confronti di Aldo, senza sapere che è suo padre, e la sua naturalezza e, a volte, ingenuità, lo lasciano senza parole, incapace di reagire come farebbe di solito e cioè fuggendo, nonostante ci provi.

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Alessandro Haber e Isabella Ferrari in una scena del film In viaggio con Adele di Alessandro Capitani

Conoscere per riuscire a parlare

Il personaggio di Adele, nonostante l’ottima interpretazione di Sara Serraiocco, per certi versi appare stereotipato e dà quindi vita a comportamenti già visti, forse elemento in parte voluto considerando lo stereotipo della definizione di normale e diverso, in caso contrario il film ha comunque degli spunti e delle riflessioni piuttosto originali: lo sguardo di Alessandro Capitani è puro, genuino, non si schiera da una parte o dall’altra, racconta con comprensione entrambi i personaggi. Non denuncia neanche la società che li allontana, lo dice in modo sottile perché, purtroppo, è risaputo. Adele potrebbe risultate il classico personaggio diverso, strano ed emarginato, ma pian piano si rivela pieno di sfumature e più normale di molte altre persone.

Concetti astratti

Il concetto di normale nell’epoca moderna perde sempre più valore. Nell’era di internet e dei social network, in un momento in cui si vive con la costante paura di provare sentimenti reali e di poter essere impreparati di fronte ad emozioni irrazionali, che vuol dire essere normali? Le persone hanno bisogno di definire tutto, ogni cosa deve avere un nome e deve essere etichettato come normale o non normale, giusto o sbagliato, da accogliere o da allontanare, e il numero delle persone o cose da allontanare aumenta ogni giorno di più. È questo che Alessandro Capitani vuole trasmettere con In viaggio con Adele. Con una regia delicata, un viaggio attraverso luoghi desolati in cui spesso i due protagonisti sono soli con sé stessi, e con una serie di elementi simbolici (dal titolo, ai post-it che usa Adele, ai paesaggi, alle poche persone che incontrano) inizia a farsi strada l’idea che, forse, da una diversa normalità non si possa far altro che imparare.

In viaggio con Adele, diretto da Alessandro Capitani e scritto da Nicola Guaglianone, con Alessandro Haber, Sara Serraiocco, Isabella Ferrari, Patrice Leconte, Anna Ferruzzo, Elena Cantarone, Achille Missiroli, uscirà il 18 ottobre distribuito da Vision Distribution.

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