Il mio capolavoro, recensione: un’amicizia a prova di truffa

Il mio capolavoro

Il mio capolavoro, film di Gastón Duprat con Guillermo Francella e Luis Brandoni, arriverà nelle sale a partire dal 24 gennaio. Una storia di amicizia e furbizia che regge sulla prorompente comicità dei dialoghi e sulla bravura del cast.

Un’amicizia lunga una vita 

Arturo Silva (interpretato da Guillermo Francella) e Renzo Nervi (a cui dà voce e corpo Luis Brandoni) sono amici da tantissimi anni: l’uno gallerista d’arte con fare garbato, dall’aspetto sempre molto curato e dai modi eleganti, l’altro pittore insofferente ad ogni minima imposizione esterna, caotico, noncurante degli altri e scapestrato. Una coppia di amici che fin dall’inizio pare avere vite che corrono su binari paralleli che non si incontreranno mai. Eppure la loro amicizia è vera e profonda e non conosce limiti di alcun genere e lo dimostra il fatto che Arturo sia disposto ad infrangere la legge pur di aiutare l’amico in difficoltà. Quando Renzo si trova in grandi ristrettezze economiche a causa della mancata vendita dei quadri che crea e che nessuno è disposto a comprare nella galleria d’arte di Arturo, quest’ultimo escogita un piano d’azione per farlo uscire di scena: convince l’amico pittore a vivere in un paesino sperduto lontano da Buenos Aires e finge una morte improvvisa dell’artista cosicché aumenti il valore monetario delle sue opere. Ma il piano diabolico dei due amici si ritroverà ben presto a fare i conti con un ragazzo onesto ed impiccione. 

Luis Brandoni in una scena de Il mio capolavoro
Luis Brandoni in una scena de Il mio capolavoro

Il valore dell’amicizia come unica guida morale

Quella che Il mio capolavoro (Mi obra maestra nella lingua originale) racconta è una storia di amicizia che riesce a superare ostacoli di diverso genere, incomprensioni e diverbi accesi, incapace di sostenere la distanza o di portare avanti il risentimento. Sebbene Renzo sia un uomo complicato, dal carattere difficile ed incredibilmente scontroso, un uomo che nel corso della sua vita ha disseminato un’infinità di grandi e piccoli errori, Arturo non è mai riuscito ad allontanarsi in maniera definitiva da lui. L’amicizia che li lega fin da quando erano ragazzini ha fatto sì che crescessero tenendosi per mano senza mai abbandonare l’altro nei momenti di difficoltà. Entrambi separati, entrambi soli, vivono un’esistenza dove le uniche certezze sono la passione per il proprio lavoro e l’amico di una vita. In un mondo arido e fatto di vane speranze, in una Buenos Aires che, come dice fin dall’inizio del film Arturo, tutto dà e tutto toglie, il legame tra due uomini ormai anziani si stringe ancora di più e rende anche una truffa un momento di dolcezza e di profondo affetto tra i due. 

Guillermo Francella e Luis Brandoni in un frame del film Il mio capolavoro
Guillermo Francella e Luis Brandoni in un frame del film Il mio capolavoro

La purezza d’animo e la furbizia a confronto

A mandare in fumo una truffa ben collaudata e ad alterare uno scenario che pare già delineato ci pensa Alex (interpretato da Raúl Arévalo), un ragazzo che qualche anno prima aveva chiesto a Renzo Nervi di poter essere suo allievo. Sebbene i consigli impartiti da Renzo non fossero esattamente quelli sperati, il ragazzo serba nei confronti dell’uomo una grandissima stima e si preoccupa spesso per la salute del “maestro”. A seguito di un incidente stradale di cui Renzo è rimasto vittima, Alex decide di andare a portargli conforto in ospedale e comincia ad insospettirsi quando, poco dopo le dimissioni dell’uomo dalla clinica, viene dichiarato morto. Per dare pace alla propria curiosità, segue Arturo lungo il tragitto che conduce alla dimora sperduta del maestro. Svelato l’arcano e compresa la truffa, Alex, onesto e puro, vorrebbe denunciare la coppia di amici e mettere fine all’inganno, ma i truffatori non sono esattamente d’accordo. Ed anche questa volta le tenteranno tutte per trovare un espediente che li salvi, ma ben presto si rivelerà del tutto inutile. 

Luis Brandoni e Guillermo Francella in uno scatto da Il mio capolavoro
Luis Brandoni e Guillermo Francella in uno scatto da Il mio capolavoro

L’ironia come chiave di lettura di una società allo sbando

I dialoghi curati e mai banali ed il talento dei protagonisti in scena rendono ancor più piacevole la pellicola e conferiscono alla storia non estremamente originale, una leggerezza ed una freschezza che accompagnano lo spettatore dall’inizio alla fine del film. Inoltre, la scenografia curata, i colori accesi e vivaci dei quadri ed i paesaggi argentini aumentano il valore della pellicola e rendono allo spettatore uno spaccato di vita che riesce a dare maggiore forza ed iconicità alla storia narrata. A fare da chiave di lettura della realtà che il regista Gastón Duprat vuole raccontare sono le espressioni e la mimica di Guillermo Francella e Luis Brandoni, attori straordinari che vestono i ruoli comici con scioltezza e maestria. Quella che viene delineata nel film è una società allo sbando, totalmente sottomessa alle leggi di mercato ed irrimediabilmente incapace di spirito critico. Una società descritta da Duprat come succube del giudizio altrui e della stampa, una società in grado di apprezzare soltanto l’arte postuma. 

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