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Giffoni 55: Ambra Angiolini e la rivoluzione gentile «La bulimia mi ha accompagnato per tanto tempo, la fragilità è un super potere»

Giffoni 55 - Ambra Angiolini (foto Fabio Altobello)
Giffoni 55 - Ambra Angiolini (foto Fabio Altobello)

Nella quarta giornata di Giffoni 55 l’incontro con Ambra Angiolini, tra disturbi alimentari, amore e biglietti lasciati in metro: «La bulimia nasconde un vuoto, un bisogno d’amore fortissimo; non dobbiamo piacere per forza a tutti, dobbiamo imparare ad amarci»

Quarta giornata al Giffoni 55 (leggi il programma), con protagonista una Ambra Angiolini intensa, spiazzante, autentica. Entrata nella Sala Truffaut sulle note di T’appartengo, ha subito preso il microfono per raccontarsi senza filtri, parlando di fallimenti, disagi, disturbi alimentari e della forza salvifica delle parole e delle relazioni umane.

«La bulimia nasconde un vuoto, un bisogno d’amore fortissimo», ha spiegato, raccontando il lungo rapporto con quella «danza macabra che mi ha accompagnato per tanto tempo». Un tema che oggi affronta anche attraverso il suo impegno con l’associazione Alimenta nei Dca, nei centri specializzati in disturbi alimentari. «Le mie voci interiori mi facevano sentire sbagliata e per premiarmi, ogni volta che riuscivo a superare un ostacolo relazionale, come ad esempio partecipare a un compleanno, mangiavo qualsiasi cosa e poi la vomitavo. Ho anche rischiato la vita per questo, ma poi ne sono uscita. Bisogna avere il coraggio di scendere nella propria caverna e di affrontarsi».

Uno dei momenti più toccanti dell’incontro è stato il racconto di una sera in famiglia: «Ero a cena dai miei, come al solito sono andata in bagno e appena ho alzato gli occhi ho trovato un post-it di mamma. Mi scriveva che qualsiasi cosa avessi deciso di fare in quel momento, vomitare o non vomitare, lei sarebbe stata al mio fianco. Ho capito che in quel momento qualcuno aveva fatto realmente qualcosa per me, senza giudicarmi».

Ai giurati ha lasciato un messaggio chiaro: «Non dobbiamo piacere necessariamente a tutti. Dobbiamo imparare ad amarci». E ha invitato tutti a compiere piccoli gesti d’amore quotidiani: «Da tempo ho preso l’abitudine di lasciare ovunque, in metro, nei posti dove lavoro, a casa, dei biglietti con sopra scritto quello che provo. Sono l’antitesi della violenza degli haters a cui i social ci hanno abituati. Lasciare una traccia d’amore è come dire: ce la farò e ce la farai anche tu».

Infine, una riflessione che ha conquistato i giffoner: «La fragilità è un super potere». Dopo il suo intervento, i messaggi lasciati dai ragazzi si sono susseguiti come un fiume in piena: storie di dolore, di coraggio, di rinascita. Una rivoluzione gentile che a Giffoni 55 è partita dalla caduta per educare alla luce.

Il programma completo del festival è disponibile sul sito ufficiale.

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