Diodato, video intervista Palazzina Laf: «I tarantini hanno pagato abbastanza in questi anni, non penso a Sanremo»

La nostra video intervista a Diodato, autore del brano La mia terra per il film Palazzina Laf, presentato alla Festa del Cinema di Roma: ci ha raccontato tante cose, dal film a Taranto, dai suoi brani per il cinema a Sanremo

Vi presentiamo la nostra video intervista a Diodato per il film Palazzina Laf, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, per il quale ha scritto il brano La mia terra.

Sul red carpet della Festa ci ha raccontato di questa opera prima di Michele Riondino, dell’assurda vicenda in cui la fantasia ha superato la realtà, della situazione dell’Ilva di Taranto, del suo scrivere brani per il cinema, dell’idea di provare a fare l’attore, del non pensare a Sanremo 2024.

Palazzina Laf - Elio Germano e Michele Riondino
Palazzina Laf – Elio Germano e Michele Riondino

Palazzina Laf cast

Diretto da Michele Riondino e interpretato da Michele Riondino, Elio Germano, Vanessa Scalera, Domenico Fortunato, Gianni D’Addario, Michele Sinisi, Fulvio Pepe, Marina Limosani, Eva Cela, Anna Ferruzzo, Paolo Pierobon, Palazzina Laf sarà nei cinema dal 30 novembre, distribuito da BIM Distribuzione.

Guarda anche le nostre video interviste a Michele Riondino (GUARDA) e a Elio Germano (GUARDA)

Palazzina Laf trama

1997. Caterino, uomo semplice e rude è uno dei tanti operai che lavorano nel complesso industriale dell’Ilva di Taranto. Vive in una masseria caduta in disgrazia per la troppa vicinanza al siderurgico e nella sua indolenza condivide con la sua giovanissima fidanzata il sogno di trasferirsi in città. Quando i vertici aziendali decidono di utilizzarlo come spia per individuare i lavoratori di cui sarebbe bene liberarsi, Caterino comincia a pedinare i colleghi e a partecipare agli scioperi solo ed esclusivamente alla ricerca di motivazioni per denunciarli.

Ben presto, non comprendendone il degrado, chiede di essere collocato anche lui alla Palazzina LAF, dove alcuni dipendenti, per punizione, sono obbligati a restarvi privati delle loro consuete mansioni. Questi lavoratori non hanno altra attività se non quella di passare il tempo ingannandolo giocando a carte, pregando o allenarsi come fossero in palestra. Caterino scoprirà sulla propria pelle che quello che sembra un paradiso, in realtà non è che una perversa strategia per piegare psicologicamente i lavoratori più scomodi, spingendoli alle dimissioni o al demansionamento. E che da quell’inferno per lui non c’è via di uscita.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci qui il tuo nome