Il cantautore neoclassico pubblica l’album La Mareviglia dedicato a tutto ciò che ci rende vivi, lo stupore infantile, la possibilità di aprire lo sguardo e di emozionarsi ancora
La Mareviglia è il titolo del primo disco di Borromini: una parola inventata che parla di inconscio, viaggio, smarrimento e ritorno. Disponibile dal 10 aprile 2026 sulle piattaforme digitali, il disco nasce dalla paura che il contemporaneo possa strapparci la meraviglia dagli occhi.
Si parla di scorrere del tempo, di epoche e vite che non abbiamo vissuto, di nostalgia di luoghi reali e immaginari: il disco è un modo di esorcizzare il disincanto dell’età adulta, il vivere in un mondo dove tutto già è stato detto. Si tratta di un viaggio in mare aperto, senza meta alcuna, se non la navigazione stessa.
Il disco nasce dal suono di strumenti reali, suonati quasi per intero da Borromini: la chitarra, il pianoforte, il mandolino, il salterio ad arco, ma anche strumenti giocattolo come le nacchere, gli scacciapensieri, tamburelli e piccole arpe.
Alcuni brani sono impreziositi dal violino e dalla viola di Anna Skorupska (che accompagna Borromini nei live piano, voce e violino) che conferiscono al disco un sapore romantico e antico.
Come in un viaggio d’estate, in macchina, da bambini, il disco riecheggia gli ascolti di una vita. Per questo i riferimenti musicali sono eterogenei, legati soprattutto a Battisti e Battiato, ma con un orecchio rivolto alla musica “armonica” e sinfonica, alle colonne sonore e alla musica progressive italiana degli anni ’70: Le Orme, Piero Piccioni, Gian Piero Reverberi, Nino Rota.
La Mareviglia – Track By Track
Il Mare di vivere
Una ballad, un viaggio in mare aperto, l’idea che nonostante le difficoltà della vita e “un esercito senza le armi che marcia incostante” dentro di noi, alla fine valga la pena vivere. Un pianoforte, un violino e un canto di speranza.
Beatlesismi
Un brano cinematografico, poche frasi sospese “Non mi piace l’epoca in cui sto vivendo e vivo, sono vivo” e un’esplosione strumentale, come in un film anni Settanta o un intermezzo progressive.
Novecento in Tasca
Un omaggio al Novecento e alle sensazioni che si porta via, una canzone nata dal ritrovamento di uno scontrino vecchio in tasca (“Due gelati da due mila e un caffè freddo”) per una canzone agrodolce estiva: “Ho nostalgia delle vite che non ho vissuto”.
Il dovere interiore
Il brano più intimo e classico del disco, che racconta la necessità di ascoltare la voce interiore al di là delle incombenze quotidiane; “tra le cose da fare, i viaggi da rimandare, superare tuo padre e i figli da guidare, c’è una cosa sopra a tutto… il dovere interiore”.
La foto profilo
Un pianoforte giocattolo, un motivo da “musica leggerissima”, un lungo elenco, una sfilata di possibili “fotoprofilo”, fino ad arrivare in riva al mare, dove un ragazzo e una ragazza si incontrano senza immagini, senza “avatar”, trovandosi nell’emozione e nell’imbarazzo di gestire il sé reale, vero in carne ed ossa.
Dissolvenza
Una canzone di amore e di cinema, la dissolvenza è quando un’immagine scompare nel nero alla fine di un film, appena prima dei titoli di coda. E questa dissolvenza parla di un amore ideale, come nel Medioevo, dove l’amata scompare nell’oblio, mentre il cinema si svuota e i titoli di coda scorrono al ritmo di un improvviso flamenco.
Una lettera
Una canzone nata di getto, un’improvvisazione chitarra e mandolino, una lettera letta ad alta voce, dedicata a tutto ciò che ci circonda “alle scarpe, ai cappotti, alle strade, alle chiese, ai passanti, ai lampioni, agli amici, ai barboni”.
Europa
Il brano racconta di un veliero (non un battello ebbro) pieno di oggetti preziosi e antichi, alla deriva, in mare aperto: si pone come un inno all’Europa che svanisce. Il continente, in grado di creare rinascimenti, filosofie, guerre, avanguardie è protagonista della narrazione. Il singolo può essere letto come un canto gregoriano o una colonna sonora.
























