Birds of Prey: la recensione dell’atteso spin-off DC su Harley Queen

Pur non sfruttando appieno tutte le possibilità di un personaggio adorabilmente anarcoide come Harley Queen, Birds of Prey ha se non altro il pregio di alleggerire l’epica fin troppo grave esibita finora dai film della DC Comics.

La trama

E’ caccia aperta ad Harley Quinn (Margot Robbie), da quando la sua vita sempre imprevedibile è fuori controllo, a seguito della rottura particolarmente esplosiva con il suo unico vero amore, Mr J. Per la prima volta, non è protetta ed è in fuga, con tutti i delinquenti di Gotham alle calcagna, a cominciare dal signore del crimine Roman Sionis (Ewan McGregor). Ma con l’aiuto inaspettato delle Birds of Prey, tre compagne molto improbabili – Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead), Black Canary (Jurnet Smallett-Bell) e Renee Montoya (Rosie Perez) – Harley dovrà sopravvivere a una giornata follemente selvaggia, e potenzialmente mortale.

Uno spin-off interamente dedicato ad Harley Queen

Di uno spin-off interamente dedicato ad Harley Queen si era cominciato a parlare già nel 2016, prima ancora che Suicide Squad uscisse nei cinema facendo il suo bel pieno di critiche negative. E a ragione, verrebbe da dire, visto che nel baraccone ondivago di David Ayer, il personaggio interpretato da Margot Robbie era forse una delle poche cose a salvarsi. Alla sceneggiatura Christina Hodson, forte del recente successo di Bumblebee e già al lavoro, sempre per la DC Comics, sul The Flash targato Andy Muschetti e su un altro spin-off, stavolta su Barbara Gordon/Batgirl. A connotare Birds of Prey in maniera ancora più #metoo, dietro la macchina da presa, troviamo la ultraindipendente Cathy Yan, autrice finora di un solo film, Dead Pigs, Gran Premio della Giuria al Sundance di due anni fa.

Birds of Prey - Margot Robbie 6
Margot Robbie nei coloratissimi panni dell’antieroica Harley Queen

Il concetto alla base dell’operazione

I nomi coinvolti e il budget stanziato suggeriscono, piuttosto chiaramente, l’idea di un’operazione notevolmente più snella rispetto allo standard dei moderni cinecomic. E tale impressione è avvalorata da una prima parte introduttiva, incentrata più sulle delusioni d’amore di Harley, fresca di rottura con Joker, che non sulla dimensione più propriamente action, assicurata comunque da metà film in poi, grazie alle coreografie che immaginiamo opera di Chad Stahelski, autore della trilogia di John Wick e qui accreditato come regista di seconda unità. Il concetto alla base di questo Birds of Prey resta comunque quello di un tentativo di alleggerimento, sia formale che sostanziale, rispetto ai ben più gravi risultati di Justice League e Aquaman.

Un esperimento riuscito solo in parte

Esperimento riuscito? Solo in parte. Perché l’ironia alla base del progetto resta quella un po’ blanda che faceva capolino già in Justice League, piuttosto che una sua declinazione più crassa e politicamente scorretta che avrebbe potuto avvicinare i toni del film a quelli di Deadpool, forse il supereroe di area Marvel più vicino, se non altro per spirito anarcoide, ad Harley Queen. Il medesimo discorso è valido per il ricorso alla violenza, gestito con una sorta di freno a mano sempre tirato, forse nel tentativo di non incorrere nel veto della censura. Ed è un vero peccato, perché le dinamiche di “sorellanza” tra Harley e le altre protagoniste del film, unite all’estrazione indipendente dei nomi coinvolti, avrebbero favorito facilmente una deriva exploitation idealmente vicina al Tarantino di GrindhouseA prova di morte.

Birds of Prey - Margot Robbie e Ewan McGregor
Harley Queen alle prese con un villain più villain di lei: il Roman Sionis/Maschera Nera di Ewan McGregor

Il problema dei film della DC

Il taglio cautamente medio scelto per il film, da un lato, sembra suggerire come il target di riferimento possa non essere così chiaro neanche a chi il film lo ha commissionato e prodotto. In un’ottica più ampia, però, è l’indice di un trend che ha sì portato la DC a intensificare la produzione cinematografica legata al proprio universo supereroistico, senza però premurarsi di diversificarlo in base alle possibili sottocategorie di pubblico. Il che, più che tradire la speranza che il proprio prodotto possa piacere un po’ a tutti, comunica una generale insicurezza di fondo. Anche il ben più riuscito Wonder Woman, in realtà, al netto del talento di Patty Jenkins, del fascino ultraterreno di Gal Gadot e del sottotesto femminista – del resto presente anche in Birds of Prey, sebbene in maniera più mediata – ricadeva in pieno in questo pattern.

In conclusione

Detto ciò, Birds of Prey garantisce comunque una discreta dose di divertimento all’insegna del Girl Power. Margot Robbie abita il personaggio di Harley Queen con ironia, tenendolo perennemente in bilico tra sensualità e goffaggine e lo stesso vale per il parterre delle comprimarie, con una menzione particolare per la Cacciatrice di Mary Elizabeth Winstead e per il villain interpretato con mano sciolta e sicura da Ewan McGregor. Certo, poteva – e per molti versi doveva – essere un film più violento e sboccato, perché è la natura pop dei suoi personaggi ad imporlo. Ma salutiamo comunque con piacere la scelta di perseguire la leggerezza anche abbassando il minutaggio sotto la fatidica soglia delle due ore e limitando al minimo sindacale i rimandi a un universo condiviso che sono delizia dei fan più ortodossi ma anche una vera croce per chi ad un cinecomic chiede sostanzialmente svago.

Birds of Prey, diretto da Cathy Yan e interpretato da Margot Robby, Mary Elizabeth Winstead, Jurnet Smallett-Bell, Ella Jay Basco, Rosie Perez e Ewan McGregor sarà in sala da giovedì 6 gennaio, distribuito da Warner Bros.

VOTO:

 

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