Intervista a Barreca: «Fabi e Tenco i miei modelli, la vera rivoluzione è la gentilezza»

Barreca nella nostra intervista ci racconta del suo nuovo singolo Tempo da aspettare, della sua filosofia artistica, del suo amore per Niccolò Fabi e Luigi Tenco, del suo disco d’esordio Dall’altra parte del giorno e di molto altro

Domenico Barreca è un cantautore calabrese che ha esordito con l’album Dall’altra parte del giorno, un viaggio emozionale e autobiografico con un sound acustico e privo di campionature e che da poco ha rilasciato il nuovo singolo Tempo da aspettare in cui affronta il tema dell’ansia del tempo che passa. Ecco cosa ci ha raccontato nell’intervista che ci ha rilasciato

Ciao Domenico, il tuo nuovo singolo Tempo da aspettare mi ha fatto venire in mente Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, non riuscire a ritagliarsi del tempo per se stessi ma soprattutto essere schiavi della frenesia del quotidiano è un male della società contemporanea, non trovi?

Assolutamente, ritengo che Tempo da aspettare sia molto attuale nei temi che affronta, si rifà al giorno d’oggi, vedo anche io come l’ansia del tempo possa far trascurare le cose belle e piccole della vita e non ti permetta di respirare. Con questo brano chiudo il cerchio inaugurato con il disco e continuato con il tour estivo e che mi ha aiutato a ritrovare il piacere del tempo dilatato, del godermi le pause. La canzone lancia un messaggio molto forte: riconquistare il sorriso e mettere in pratica il gesto rivoluzionario della gentilezza che deve prevaricare sui toni accesi. Concordo sul riferimento al testo di Leopardi e mi ha fatto tornare in mente quando durante l’infanzia mi preparavo il sabato pomeriggio per uscire. Tendo a far emergere spesso l’aspetto della nostalgia in quello che scrivo perché in essa mi rifugio spesso.

Nel disco mi ha colpito il suono acustico e il fatto che si percepisca il suonato, non ci sono né elettronica, né campionature

L’approccio con cui è stato concepito l’album è un ritorno al passato e mi rappresenta in maniera autentica, solo così poteva uscire: suonato dall’inizio alla fine. Sentivo la necessità di recuperare anche in studio la dimensione da concerto e di circondarmi dei musicisti che sono stati per me un’importante fonte di protezione, con loro si crea da tempo una bella connessione e sia sul palco che nelle canzoni viene fuori la mancanza di sovrastrutture, mi metto a nudo.

Per realizzarlo ti sei avvalso della collaborazione di due grandi Maestri come Taketo Gohara e Marco Borsatti, come è stato lavorare con loro?

Il disco ha avuto quasi tre anni di lavorazione, è stato registrato e suonato in Calabria. Il senso di magia che si respirava in studio è frutto di un approccio naturale che c’è stato con i musicisti, sono state giornate bellissime, ho imparato a gestirmi dal punto di vista emozionale, ho scoperto il bello di fare musica per il gusto di farlo e ho avuto la fortuna di aver collaborato con due grandi esperti del suono che hanno cucito addosso a me un vestito su misura. Taketo, inoltre, ha curato il mixaggio anche di questo mio nuovo singolo.

Dall’altra parte del giorno è un concept album in cui hai descritto la tua vita, la tua interiorità. Mi spieghi il significato della copertina con questa porta di fronte al mare?

Sia la copertina che il titolo dell’album esprimono il fatto che per me il mare costituisca un rifugio, lì c’è la mia terra, gli affetti ma per intraprendere la strada dell’introspezione ho attraversato la porta, questo non mi rende felice ma vivo, ho scelto di dare voce alle mie emozioni nonostante tutto. Ho compiuto un viaggio interiore per affrontare un dolore acuto e venirne fuori, la musica per me è terapeutica e la fragilità un punto di forza.

Barreca - Dall'altra parte del giorno cover
Barreca – Dall’altra parte del giorno cover

Quest’ultima frase mi ha fatto venire in mente Niccolò Fabi, i suoi concerti sono più terapeutici di una seduta dallo psicologo, riesce a scavarti dentro e a farti piangere ma al termine mi sono trovato in uno stato di benessere che poche volte ho mai avuto nella vita. Sono sicuro che sia tra i tuoi punti di riferimento, e oltre a lui chi?

I concerti di Niccolò ti trasportano in un’altra dimensione, hai ragione a dire che ne esci migliore e col sorriso sulle labbra nonostante riesca a toccare delle corde emozionali dentro di te, anzi proprio grazie a questo. Oltre a lui ho un amore artistico nei confronti di Ivano Fossati ma a spingermi a fare questo mestiere è stato Luigi Tenco. La sua forza espressiva, il suo mettersi a nudo mi hanno folgorato, da ragazzino cercavo materiale su di lui, mi ascoltavo le interviste e non c’è niente di più vero della sua celebre frase: Perché scrivi canzoni tristi? Perché quando sono felice, esco. Non mi vergogno di esternare la mia anima tormentata e far parlare la malinconia. Sento la necessità di riuscire ad avere una connessione con le persone, alla domanda come stai rispondiamo sempre bene ma spesso sono maschere che indossiamo. Provo ad andare oltre le apparenze e quando riesco a raccontarlo noto che gli altri si rivedono in quello che scrivo, avere il coraggio di mostrarsi per come sono è una mia prerogativa, la chiave dell’arte è arrivare al bello e sono ripartito dalla semplicità delle piccole cose.

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