Sconosciuti Superstar è il nuovo album di Angelica, scritto insieme a Calcutta e a Domenico Finizio, il racconto delle undici tracce
Sconosciuti Superstar è il nuovo album di Angelica, disponibile dall’8 marzo in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali per Factory Flaws, distribuito da The Orchard. Terzo disco di Angelica, che, con un back to the roots, viene pubblicato lo stesso giorno in cui, cinque anni fa, è stato pubblicato il primo disco Quando finisce la festa.
Composto da 11 tracce e scritto con la partecipazione di Calcutta e Domenico Finizio, il nuovo album contiene melodie appiccicose sopra un sound variegato ma omogeneo allo stesso tempo: si va dalla disco a ballate organiche, passando per chitarre distorte, synth e arpeggiatori senza strappi al motore, confermando l’abilità della cantautrice di mescolare tutto quello che le piace senza porsi limiti. Un disco sincero, vissuto in prima persona, un processo emotivamente impegnativo ma allo stesso tempo liberatorio, che permetterà ad Angelica di proseguire il suo viaggio in maniera più leggera.
“Ho iniziato a scrivere questo disco che ero molto arrabbiata – racconta Angelica – persa, un po’ confusa. Poi, anche grazie proprio alla genesi del disco, alla sua lavorazione, alla scrittura che mi ha aiutata ad affrontare un sacco di temi, l’ho finito che ero una nuova persona. È stato per me un disco curativo ed evolutivo. Ho trovato la mia voce e ho cantato quasi tutto a casa, in una zona di comfort e di pace.
Questo anche grazie a Calcutta che ha messo a disposizione sempre le sue attrezzature e il suo tempo e a Pietro Paroletti (che ha prodotto quasi tutto il disco) e che si è reso disponibile a venire a Bologna spesso per lavorare in questo flow casalingo che dava un tocco in più alle canzoni, rispetto alle giornate canoniche a Roma in studio (che comunque abbiamo fatto, soprattutto nella prima fase dove abbiamo registrato anche le batterie con Alberto Paone). Questo modo di lavorare calmo ha creato una vibe di libertà e di relax intorno ad ogni traccia che abbiamo registrato. Che fosse una parte di synth o una voce.
Perché Sconosciuti Superstar? Ero a Roma in una notte di zone rosse mentre facevo la promo al mio album precedente. Quella notte, su quel “democristiani, sconosciuti, superstar, ci si rivede quando il mondo finirà” si è accesa una luce e ho capito subito che il mio terzo disco si sarebbe chiamato così, un po’ come i tempi che viviamo, un po’ come diceva Andy Warhol, un po’ come l’altalena in cui ci muoviamo in questo mondo un po’ superficiale che, se non stiamo attenti, porta a sentirsi delle superstar per non sentirsi delle merde. Per compensare questa mancanza di equilibrio si tende ad esagerare sia in un senso che nell’altro ma il fatto è che non siamo né degli sconosciuti, né delle superstar.”
Il racconto del disco track by track
1) Sconosciuti Superstar
Viviamo in una società che crea mostri a forma di superstar e messaggi senza contenuto, che ci fa sentire dimenticati e non considerati cinque minuti dopo averci puntato un faro addosso, rendendoci spesso incapaci di avere un vero e proprio pensiero ma di doverlo adattare o direttamente ereditare senza averne uno proprio.
2) Acqua Ossigenata
A volte si cambia prima ancora di renderci conto di essere cambiati, perché sono le cose che ci succedono a plasmarci. Ognuno reagisce come può, acqua ossigenata è la mia personale reazione a questi anni che mi hanno frullata e poi risputata fuori nuova.
3) La mia metà
“Mi fa schifo mezzo mondo / e non mi ha chiesto mai neanche il permesso”. A volte ho cercato di contribuire a migliorarlo, a volte ho contribuito a peggiorarlo e altre volte sono stata talmente immobile da non fare né l’una né l’altra cosa. Scrivendo questa canzone ho capito che, quando tutto mi fa schifo, solo l’amore, l’amicizia e il gelato mi tirano su.
4) Contromento
Sentirsi minuscoli e senza un senso, il conflitto in Ucraina, l’inverno pensando all’estate, la lontananza da casa, un’amica che ti distrae con una bottiglia di vino, il tramonto su Bologna, una videochiamata, la voglia di stare bene o di tornare a stare bene, di divertirsi, di farsi ricrescere i capelli, di attraversare la vita in libertà. Questi sono gli ingredienti di questa canzone.
5) SOS
Quando nel mare l’acqua è profonda e non si tocca ho paura di perdermi e di essere troppo piccola per tutto quel mare, poi dopo i primi momenti la paura si trasforma in libertà e voglia di divertirmi e godermi la leggerezza del galleggiare. Anche in questa canzone il timore di non essere abbastanza si trasforma in un riff da ballare leggeri e un sos diventa un liberatorio ed elegante vaffanculo.
6) Grazie a te
L’odio è un sentimento, come la rabbia, che se sfogato in maniera costruttiva non è pericoloso, è nobile. Questo è il mio modo di sfogare l’odio, c’è chi nella vita lo ha sfogato su di me in modo violento. Io rispondo così.
7) Non rispondo
Ho smesso di scavare, mi sono rialzata e questo giro di basso mi piace da morire. P.s. Mi sa che sono meglio gli animali.
8) Milano Mediterranee
È il mio sguardo distaccato sulla città dopo averci vissuto per tanto tempo, sulla stagione più calda, stressante ed eccitante della mia vita, tanto ricca di emozioni ed occasioni quanto frustrante e piena di ostacoli. E se a Milano ci fosse il mare? Mancherebbe sempre e comunque qualcosa.
9) Me lo tengo per me
Di questa canzone ho dei ricordi talmente dolci che mi commuovo. C’è anche una frase che mi disse mio padre tempo fa alla mia domanda: “te lo ricordi?” E lui: “me lo ricordo da lontano…”. Era partita come canzone lenta e invece sono felice che grazie a Edo e Pietro si sia trasformata in una canzone che ti muove.
10) Bye Bye
Bye Bye alle emozioni che ci attraversano e poi se ne vanno, Bye Bye alle persone che non restano, Bye Bye alle versioni di noi stessi che non corrispondono più a chi siamo nel presente, Bye Bye alle parole che diciamo e che cadono per terra. Salutare è tanto difficile quanto necessario e io avevo la necessità di mettere un punto (di sutura più che di punteggiatura) per guardare al futuro e questa canzone è stata bravissima nel medicarmi.
11) Surfare
È la prima canzone che ho scritto di questo disco, mi stavo innamorando senza saperlo e l’ho scritta tutta di getto. L’abbiamo registrata a casa su un registratore a cassette 2 piste nel cuore della notte. Io cantavo in ginocchio perché il cavo era troppo corto, l’effetto della voce lo abbiamo creato mettendo la voce nei monitor che la propagavano nella stanza, Pietro suonava la chitarra seduto in un angolo di fronte a me e Edoardo premeva play e dava il tempo per farci partire assieme. Pensavamo di aver semplicemente giocato e sperimentato e provato il registratore, e invece è finita direttamente così nel disco, a chiusura, perché per me i pezzi che chiudono i dischi hanno un’importanza grandissima.


























