Thor: Ragnarok, la recensione: divertente cinecomic Marvel senza pretese

Thor Ragnarok - Locandina

Thor: Ragnarok è il terzo film della saga che vede Chris Hemsworth nel ruolo del Dio del Tuono. In questo nuovo cinecomic targato Marvel, e con la complicità di vecchie e nuove conoscenze, Thor dovrà affrontare una minaccia che neanche il suo possente martello potrà fermare: Hela, la Dea della Morte.

Oltre i confini del cosmo

Le vicende di Thor: Ragnarok si svolgono tra Asgard, la dorata casa degli dèi e Sakaar, il pianeta dove vanno i Dimenticati, popolato da gladiatori e vagabondi provenienti da tutto l’universo che, ridotti in schiavitù, si sfidano nell’Arena per guadagnarsi da vivere. In questa discarica galattica dove albergano caos, vizi e violenza, è al Gran Maestro (Jeff Goldblum), uno degli Antichi dell’Universo, che spetta il compito di governare le forme di vita inferiori con il suo folle edonismo votato al piacere personale e una propensione per il gioco e il rischio.

Uno scontro senza precedenti

Il film si presenta come una corsa contro il tempo per impedire la fine di Asgard, caduta per mano della Dea della Morte, Hela (Cate Blanchett), che ha instaurato un regime totalitario e intollerante ad ogni forma di protesta, schiavizzandone tutta la popolazione. Mentre qualcuno agisce nell’ombra per risollevare le sorti degli asgardiani, sarà compito di Thor e della sua squadra attraversare lo spazio per dare battaglia ad Hela e al suo esercito, in uno scontro finale senza eguali che cambierà le sorti di tutto il Marvel Cinematic Universe.

Thor: Ragnarok - Chris Hemsworth
Chris Hemsworth è Thor

Nuovo team e nuove identità

In questo Thor: Ragnarok il nostro Dio del Tuono, interpretato ancora una volta da Chris Hemsworth, subisce un reboot che lo porta alla perdita del martello e a fare i conti con il suo lato più fragile (chi è Thor senza il suo Mjolnir?) rivelando un uomo e non un dio, impacciato, confuso e impotente, e la cui forza, per la prima volta, non basta a sconfiggere il male e a salvare il mondo. Al suo fianco lottano i fidi compagni, da Hulk (Mark Ruffalo), il possente gigante verde idolo delle folle nell’arena di Sakaar, a Valchiria (Tessa Thompson), una spietata cacciatrice ed abile guerriera, fino a Loki (Tom Hiddleston) fratellastro di Thor e Dio degli Inganni. Ognuno di loro è segnato da un trauma o da un evento che l’ha portato a trovarsi qui, nella discarica dell’universo.

Hela: la Dea della Morte

Tratto dalle tavole di Jason Aaron nella serie Thor: Dio Del Tuono, il design di Hela si presenta accattivante: un vestito aderente nero e verde con in testa lunghe corna appuntite, oltre al potere di creare dal nulla un numero infinito di armi. Questa la nuova spietata nemesi di Thor che, sempre più furiosa per essere stata imprigionata nell’Hel, brama vendetta e potere con l’obiettivo di conquistare non solo Asgard, ma tutti i nove mondi. Interpretata da un’oscura e affascinante Cate Blanchett, Hela è la prima vera villain del MCU (che può vantare fino ad ora pochi personaggi degni di essere chiamati tali). Incarnazione della morte, con una propensione per le esecuzioni pubbliche e desiderosa solo di distruggere e dominare, la malvagia dea metterà Thor in estrema difficoltà, ferendolo profondamente nel corpo e nell’anima.

Formula vincente: umorismo e mazzate al ritmo di Immigrant Song

Prendendo spunto dai Guardiani della galassia di James Gunn, il regista neozelandese Taika Waititi si spinge sempre più al limite, fino ai confini dell’universo, con colori sgargianti e atmosfere pop tipiche dei film anni ’80, donando alla pellicola uno stile originale e vivace. La formula dei cinecomic Marvel resta invariata, diventando però stavolta molto più irriverente e fuori controllo. Il film non ambisce a nessun messaggio o significato nascosto, avendo come unico fine il far divertire il pubblico senza pretese artistiche. In compenso i vari scambi di battute tra i personaggi e le relative sequenze che si generano sono originali e ben costruite, distaccandosi dagli intrighi familiari shakespeariani dei primi due Thor e assumendo uno sguardo meno “serio” ma comunque efficace. Il contrasto delle personalità dei supereroi, unito ad una buona dose di violenza ed effetti visivi straordinari, il tutto scandito dalle note di Immigrant Song dei Led Zeppelin, sono l’arma vincente di un film fatto per il pubblico che lo ha premiato con il primo posto al box office di tutto il mondo. Un altro tassello in attesa di Avengers: Infinity War, dopo il quale nulla sarà più come prima.

Voto

 

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