The Rider – Il sogno di un cowboy, recensione: western sull’accettazione di sé

The Rider - locandina

The Rider – Il sogno di un cowboy, di Cholé Zhao, tra finzione e documentario, racconta il viaggio interiore di un ragazzo che attraverso l’accettazione di sé riscopre la storia, il senso di vuoto e incapacità che ogni persona, come lui, prova, ma con cui si impara e si riesce a convivere.

Un sogno svanito

Il film The Rider – Il sogno di un cowboy, di Chloé Zhao, ambientato nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota, racconta la storia di Brady Blackburn (Brady Jandreau) che nel film interpreta sé stesso, che addestra cavalli selvaggi. Giovane cowboy e stella nascente del rodeo, apprende dal suo medico di non poter più cavalcare: una brutta caduta lo ha disarcionato per sempre, sfondandogli il cranio in maniera quasi fatale. Salvatosi per miracolo deve abbandonare non solo quella che era la sua attività, ma anche ciò che costituiva un sogno da realizzare. A fianco della sorellina, affetta dalla sindrome di Asperger, e in lotta col padre consumato dal lavoro e dalle responsabilità, cerca una nuova ragione di vita, arrivando a confrontarsi con un’America diversa da come la ricordava, che non fa eccezioni né sconti a nessuno.

Uno sguardo originale

Intimo e introspettivo il percorso del giovane Brady, cruda e tesa la cornice in cui si muove il protagonista. Seguendo le regole del western, dall’ambientazione, ai costumi, alla fotografia, il film di Chloé Zhao racconta la tipica ricerca dell’identità di un ragazzo che deve crescere e fare i conti con la realtà. Ma lo fa in una chiave diversa: unendo due generi apparentemente profondamente diversi, ma che si incontrano in momenti di dolcezza epica, nel momento in cui Brady deve affrontare un Paese di cui crede di non far più parte, da cui si sente lontano, un ragazzo senza uno scopo.

The Rider - Brady Jandreau
Brady Jandreau in una scena del film, poco dopo essersi ripreso dall’incidente

Una condizione comune

A contatto con la storia del suo Popolo e della comunità in cui vive, il viaggio interiore di Brady è una presa di coscienza e una sorta di redenzione. Brady si sente un’estraneo, ai margini di un luogo dove non crede di essere accolto; ma in realtà questa è una sensazione che accomuna tutti loro, tutti i giovani destinati al rodeo e a vedere dalla finestra della loro casa sempre gli stessi confini. Ma non c’è traccia di critica in The Rider, è la rappresentazione di una vita diversa da quella di una metropoli americana dove la natura, a volte, è del tutto dimenticata. Una natura con cui Brady vive a contatto, un’amore per gli animali e per i suoi cavalli che lo spinge a tornare ad addestrarli, ora da uomo diverso.

Un ottimo prodotto

Una parabola di crescita, accettazione di sé, ma anche di ciò che vive attorno a Brady, in questo caso: è un processo che chiunque affronta almeno una volta nella vita. Il genere western e il dramma interiore si fondono perfettamente in ogni elemento del film. The Rider è sorprendente e attento a qualsiasi dettaglio: la regia è chiara, lineare e a volte addirittura dolce, epica, commovente. La fotografia, fredda e cupa, racconta perfettamente l’inadeguatezza del protagonista, di un Brady ancora incerto su sé stesso. L’interpretazione di un ragazzo che sa esattamente cosa significhi ciò che il film vuole comunicare, lo rende  ancora più forte, intenso e soprattutto vicino ad una realtà con cui ci si riesce ad immedesimare, nonostante le profonde differenze di vita.

The Rider – Il sogno di un cowboy, diretto da Cholé Zhao, con Brady Jandreau, Tim Jandreau, Lilly Jandreau,  Cat Clifford, Terri Dawn Pourier uscirà nei cinema il 29 agosto distribuito da Wanted Cinema.

VOTO:

 

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