La casa dei libri, recensione: Affresco incolore sul lirismo della letteratura

La casa dei libri, film di Isabel Coixet basato sul romanzo La libreria di Penelope Fitzgerald, tenta di riportare sul grande schermo il romantico fascino della lettura, ma una narrazione lenta e personaggi privi di mordente non fanno ottenere il risultato desiderato.

Storia di una casa di libri

 In un mondo in cui la tecnologia regna sovrana, e dove gli Ebook hanno quasi soppiantato del tutto la carta stampata, girare un film attorno alla storia di una piccola libreria alla fine degli anni cinquanta, sembra anacronisticamente poetico. A imbarcarsi in questa avventura è stata la regista e sceneggiatrice spagnola Isabel Coixet, che con La casa dei libri (traduzione italiana dell’originale The Bookshop), tratto dal romanzo di Penelope Fitzgerald La libreria, racconta con toni delicati la vicenda di Florence Green, una vedova dallo spirito libero, che decide di lasciarsi alle spalle il dolore per la perdita del marito e di aprire il primo negozio di libri della sonnolenta cittadina costiera di Hardborough, in Inghilterra. La donna, sfidando la mentalità bigotta della gente, inizia a sollecitarne la curiosità, attraverso romanzi sconvenienti per l’epoca, come la Lolita di Nabokov, provocando il risveglio culturale del posto, che viene però prontamente fermato dalla falsa moralità di alcuni residenti.

Buona premessa per un risultato poco riuscito

Vincitore di tre premi Goya (riconoscimento cinematografico spagnolo), di cui uno per il miglior film, La casa dei libri parte da un’ottima premessa, ma inciampa fin da subito nel tranello di una narrazione lenta e schematica, che fatica a spiccare il volo, rendendo monotona e noiosa la vicenda. La messa in scena meticolosamente dettagliata e flemmaticamente ripetitiva, penalizza oltremodo l’evidente tentativo di evocare il romantico lirismo che solo la letteratura può ispirare, facendo perdere quel pathos tacitamente promesso dall’idea iniziale.

Emily Mortimer in una scena
Emily Mortimer in una scena

Personaggi da manuale ma incolore

La Coixet costruisce dei personaggi da manuale: Florence, la vedova forestiera e innovativa, che tanto ricorda la Vianne Rocher di Juliette Binoche in Chocolat, ma senza il suo carisma rivoluzionario, il signor Brundish, divoratore di libri affetto da un cronico stato eremitico, che soltanto la dolce libraia riesce a far uscire dal guscio della solitaria villa in cui si era rinchiuso, l’aristocratica signora Gamart, ostile antagonista, pronta a distruggere l’attività della Green, e la piccola Christine, ragazzina sveglia e tutto pepe che grazie al lavoro in libreria, scopre l’amore per la lettura. L’unico problema si evince nella parziale caratterizzazione di questi personaggi, che risultano incolore e privi di mordente, infatti la Florence della brava Emily Mortimer, appare alquanto pacifica e arrendevole per una donna che vuole trascinare un’apatica cittadina nel turbinio del fermento culturale, e la Gamart dell’impeccabile Patricia Clarkson, è sacrificata in così poche scene, che non si riesce veramente a scorgere un’incisiva rivale della protagonista. Sempre straordinario Billy Nighy nei panni del signor Brundish, forse costretto a una recitazione sottotono per mantenere lo stile infinitamente quieto e garbato che delinea tutto il film.

Una fotografia tipicamente British

Eccellente è la fotografia di Jean Claude Larrieu, che dopo aver curato pellicole come Le donne del sesto piano e Julieta di Pedro Almodovar, torna a collaborare con la Coixet, in questo lungometraggio a cui dona un tocco di classe, passando con leggiadria dai caldi e seducenti colori delle copertine rilegate della libreria, alle verdeggianti colline inglesi fino alla plumbea profondità del mare invernale britannico, che richiama la dimora misantropica di Brundish.

Billy Nighy e Emily Mortimer in una scena
Billy Nighy e Emily Mortimer in una scena

Un messaggio tra le righe

Al di là di un arrancato fischio d’inizio e di uno svolgimento sonnolento e intorpidito, la storia riesce comunque, in modo tenue e debole, a far passare il messaggio che la bellezza che ritroviamo nella vita dei libri, è un tesoro inestimabile che è impossibile riscontrare nella realtà. La regista elogia l’importanza della lettura nella crescita personale e culturale di ogni individuo, celebrando il libro come oggetto detentore della sacra conoscenza, della solenne verità che va oltre tutto e tutti, lasciando la consapevolezza in chi lo legge, che una vicenda letteraria può solo arricchire l’animo nel bene e nel male.

La casa dei libri è un film diretto da Isabel Coixet, con Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Billy Nighy, Adie Allen, Alfie Rowland, Frances Barber, Gary Piquer, Harvey Bennett, Honor Kneafsey, Hunter Tremayne, James Lance, Jorge Suquet, Lana O’Kell e Lucy Beckwith, nelle sale dal 27 settembre, distribuito da Bim Distribuzione

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