Zombie contro zombie: recensione della geniale horror comedy cult

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Zombie contro zombie – One Cut of the Dead, è un chiaro esempio di come un film indipendente possa dare nuova linfa a un genere ormai stantio. Una sorprendente horror comedy destinata a diventare un vero e proprio cult. Nelle sale italiane solo il 7, l’8 e il 9 novembre.

Non il solito zombie movie

Fin dal primo fotogramma abbiamo come la sensazione di assistere all’ennesimo b-movie horror-splatter sui morti viventi, un sapore già conosciuto che ci lascia con l’amaro in bocca, memori di quello schema reiterato, ormai troppe volte e che si presenta nuovamente ai nostri occhi, nostalgici di quella variante d’essai del buon vecchio Romero. Ma andando avanti, ci accorgiamo della graduale mutazione che Zombie contro zombie, proprio come le sue orripilanti creature, affronta, con la trovata geniale dei molteplici piani narrativi, trascinandoci in una commedia sorprendentemente esilarante.

Attori contro zombie

Il film inizia in un enorme magazzino abbandonato, dove una ragazza terrorizzata cerca di divincolarsi dall’attacco del fidanzato trasformatosi in zombie, per poi soccombervi completamente rassegnata. Improvvisamente scopriamo che si tratta di una scena di un horror movie, che una troupe, capitanata dall’iracondo e nevrotico regista Higurashi, sta girando, e che il set nel dopoguerra era stato il luogo di mostruosi esperimenti militari. Il cineasta così, deciso a rendere la finzione altamente realistica, riporta “in vita” le raccapriccianti vittime dei test postbellici, tramite un macabro rituale, mischiando in un’unica scena attori e mostri.

Zombie contro zombie - Takayuki Hamatsu in una scena
Zombie contro zombie – Takayuki Hamatsu interpreta il regista del film

One Cut

Con Zombie contro zombie – One Cut of the Dead, Shinichiro Ueda si è cimentato in un piccolo film a bassissimo costo, che è diventato un vero e proprio gioiellino, portando un’energica ventata di freschezza a un genere ormai trito e ritrito, saturo di idee stantie e poco originali, ridestandolo da un torpore quasi comatoso. E lo fa con grande stile, sfoderando tecniche registiche magistrali, come il piano sequenza (One Cut, appunto) più lungo della storia del cinema, circa trentasette minuti, con cui mette in scena un’esemplare prova di metacinema, che affascina e contemporaneamente confonde lo spettatore, che immerso nel vorticoso e frenetico inseguimento della macchina da presa, non riesce più a distinguere chi riprende cosa.

Un horror deliziosamente demenziale

È un occhio indagatore quello di Ueda (o di Higurashi), che scruta piano piano i suoi personaggi, fino a insinuarsi prepotentemente nei loro discorsi segreti, spiandoli senza lasciargli scampo, senza permettergli di respirare. Intrappolandoli nella rete claustrofobica a metà tra realtà e finzione, fino ad arrivare al catartico epilogo, a quei titoli di coda che scorrono accanto alla canotta logora e insanguinata della giovane protagonista, spiazzando completamente lo spettatore. Ed è proprio sulla dissolvenza di quel tetto marchiato dal pentacolo maledetto, che si crea quel punto di rottura, di non ritorno, in cui avviene il vero inizio della vicenda, in cui comincia la vera creatura del regista nipponico. Apprendiamo così come è nata la storia, viaggiando a ritroso verso lo stato embrionale del terrificante progetto, scoprendo il lato ironico e deliziosamente demenziale del suo backstage e degli inevitabili inconvenienti del cinema low budget, fondendo saggiamente comicità e splatter trucido, in un mondo dove gli zombie sono talmente entrati a far parte della quotidianità, da non fare quasi più paura.

Zombie contro zombie - Takayuki Hamatsu, Yuzuki Akiyama e Kazuaki Nagaya in una scena
Zombie contro zombie – Takayuki Hamatsu, Yuzuki Akiyama e Kazuaki Nagaya

La sgusciata pum

Ueda si prende gioco in modo leggero e acuto dell’intero sistema di cui fa parte, non risparmiando niente e nessuno, mostrando il cinismo di alcuni produttori che sviliscono l’arte per l’audience, l’approssimazione di determinati progetti, che pur di vedere la luce si avvalgono di addetti ai lavori non proprio professionali, generando irriverenti gag a cui è impossibile resistere. E davvero irresistibile è la prova di Harumi Shuhama, nei panni della truccatrice Nao, che con la sua verve comica, racchiusa nel climax nella “sgusciata pum“, improbabile mossa di autodifesa, rapisce e conquista.

Un fenomeno asiatico

Se vogliamo Zombie contro zombie è una sorta di Boris orientale, dove Gli occhi del cuore sono sostituiti dalle orbite vuote dei non-morti, in cui anche qui, le velleità artistiche del suo regista, sono frenate e messe a disposizione del mondo televisivo di infima categoria. Comunque lo si voglia vedere, questo lungometraggio è destinato a diventare un vero e proprio cult di genere, facendo dimenticare quei tentativi comedy horror poco riusciti, come L’alba dei morti dementi di Edgar Wright. Durante il tour mondiale, è stato accolto da una standing ovation e, inoltre tra i tanti riconoscimenti, si è aggiudicato il premio del pubblico all’Udine Far East Film Festival, ottenendo grandi consensi, in patria ha battuto i record d’incasso raggiungendo i 20 milioni di dollari, decisamente un gran bel traguardo per un film che è nato come un bizzarro outsider. Non rimane altro da fare, se non correre al cinema e lasciarsi travolgere da un eccezionale esempio di cinema indipendente asiatico.

Zombie contro zombie è un film scritto e diretto da Shinichiro Ueda, con Takayuki Hamatsu, Yuzuki Akiyama, Harumi Shuhama, Kazuaki Nagaya e Hiroshi Ichihara, nelle sale italiane solo il 7, l’8 e il 9 novembre, distribuito da Tucker Film.

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