Who Built The Moon?: la recensione del nuovo album di Noel Gallagher

Who Built The Moon? - copertina

Due anni dopo Chasing Yesterday, Noel Gallagher torna nei negozi con Who Built The Moon? e si, siamo di fronte a un nuovo grande classico.

The Chief is back!

Quando ti chiami Noel Gallagher e con la tua musica hai incantato milioni e milioni di persone dagli anni ’90 in poi, il peso delle aspettative può schiacciarti, ed è un attimo crollare. Ecco, anche questa volta, le spalle larghe del cantautore di Manchester hanno retto alla grande, regalandoci un’opera splendida come Who Built The Moon?, rispedendo al mittente le pressioni figlie del primo album di suo fratello Liam, uscito giusto un mese fa. I dodici brani dell’album non solo ci dimostrano la piena consapevolezza del proprio talento, ma indicano la strada a chi, ingenuamente, crede che non si possa evolvere dal proprio stile.

Never mind the bollocks

Se da una parte vive (e come potrebbe essere altrimenti) la tradizione musicale inglese, la sperimentazione sonora risulta la cifra stilistica dell’album: certo, le chitarre sono ancora l’ossatura principale, ma ecco che l’album si apre alla sperimentazione elettronica e alle nuove possibilità costruite dalle tecnologie moderne. L’evoluzione del Noel Gallagher autore passa anche da questo sdoganamento da un sound consolidato (e al diavolo i puristi del rock classico), abbracciando influenze il più possibile lontane tra loro, in un lavoro che celebra la contaminazione sonora, nel 2017 diventata quanto mai necessaria.

Noel Gallagher - Who Built The Moon?
Noel Gallagher

Saranno dei classici

Fin dal primo ascolto, Who Built The Moon? sembra toccare le corde giuste, riuscendo perfettamente ad equilibrarsi tra singoli di grande impatto e brani più ricercati, a partire da quelli rilasciati in anteprima come Holy Mountain (una classica scarica rock in pieno stile T-Rex, arricchita da una bella sezione di fiati), Fort Knox e It’s Beautiful World, di cui abbiamo parlato ampiamente in un precedente articolo. C’è poi spazio per due brani come Be Careful What You Wish For She Taught Me How To Fly, (che risentono fortemente dell’influenza beatlesiana di pezzi come Come Together e Taxman); Black & White Sunshine e The Man Who Built The Moon sono invece figlie diverse degli anni ’80: se la prima richiama lo stile dei compaesani Smiths, la seconda è figlia del rock/new wave (oltre che avere un titolo molto simile ad uno dei brani simbolo di David Bowie).

But don’t look back in anger

Wonderwall, Slide Away, Don’t Look Back in Anger, Stand By Me e tanti altri brani hanno consegnato gli Oasis (e il suo autore Noel Gallagher), alla storia musicale degli ultimi vent’anni: difficile stabilire oggi se Who Built The Moon? avrà la stessa dimensione iconica, ma di una cosa siamo assolutamente certi: dischi del genere sono un dono per la musica, e ascoltarli è prima di tutto farsi un regalo a sè stessi.

Who Built The Moon?, il nuovo album di Noel Gallagher, è uscito il 24 novembre per l’etichetta discografica Caroline International.

VOTO:

 

 

 

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui