The Walking Dead 9×16: recensione di La tempesta (senza spoiler)

The Walking Dead-9x16

La nona stagione di The Walking Dead si conclude con La tempesta, episodio senza grandi colpi di scena e fuochi d’artificio, che però riparte da un’ambientazione del tutto inusuale per la serie e che strizza l’occhio a Il trono di spade.

Uniti nella tempesta

Ebbene sì, dovevamo arrivare a La tempesta, al finale di stagione dopo un tragico penultimo episodio, per vedere i nostri eroi capaci dell’unica cosa che li rende imbattibili: stare insieme, unirsi contro un nemico comune. Definitivamente appianate le divergenze che li hanno allontanati, i protagonisti, reduci da una dolorosa e inaspettata pagina che ha sconvolto le loro esistenze, tornano a essere una grande famiglia combattiva, forse piena di cicatrici e crepe, ma pronti a reagire. Una conclusione sicuramente non scoppiettante e poco efficace quella della nona stagione, ma che punta tutto sul profilo psicologico dei suoi personaggi più cari.

Fine di una favola

La protagonista che più di tutti vive con estrema sofferenza questo sconvolgente cambiamento e questa tempesta emotiva è sicuramente Carol (la sempre più intensa Melissa McBride), che deve nuovamente affrontare un momento molto duro e difficile, con la paura di crollare e non riuscire ad andare avanti. Il sedicesimo e ultimo episodio della nona stagione di The Walking Dead ci mostra la fragilità di uno dei suoi personaggi più longevi e camaleontici, una donna che ha saputo trasformare se stessa in base alle circostanze, che ha fortificato la sua armatura ma che ha anche lasciato rientrare il calore umano nella sua vita. Una donna che ha amato, ha vissuto e che ha creduto – di certo non senza qualche iniziale titubanza – alla favola, alla rara opportunità di essere finalmente felici. Ma purtroppo come tutte le favole, anche quella di Carol, regina raggiante di un regno ridente, è destinata a finire, e non necessariamente con un lieto fine.

The Walking Dead 9 - Melissa McBride nel ruolo sempre più intenso di Carol
The Walking Dead 9 – Melissa McBride nel ruolo sempre più intenso di Carol

Il nuovo Negan

L’epilogo di questa nona stagione ci permette di osservare un altro cambiamento, ovvero quello del personaggio più sacrificato di questo ciclo di episodi, Negan (Jeffrey Dean Morgan). Pur se non direttamente, il devastante evento che si è abbattuto sugli abitanti delle varie comunità ha influito sull’ex leader dei Salvatori, che comincia a mostrare un lato nascosto della sua personalità camuffato dal quel cinismo e da quel sarcasmo – alquanto arrugginito – che lo contraddistinguono. L’isolamento e il legame che si è creato con la piccola Judith (Cailey Fleming), di certo lo hanno indotto a riflettere e a rimuginare sul passato, facendolo arrivare alla conclusione che quelli che stanno dalla parte dei cattivi non sanno di essere i cattivi.

Un omaggio a Il trono di spade

La tempesta sorprende con un’ambientazione e uno scenario completamente diverso da quello cui ci ha abituato la serie, infatti il clamoroso cambiamento climatico apre nuove strade e nuove possibilità alla showrunner Angela Kang, al team di sceneggiatori e ai diversi registi che come sempre si alternano nei vari episodi, Greg Nicotero primo fra tutti, che ha diretto questa puntata conclusiva sfruttando a proprio vantaggio la nuova ricostruzione scenica. Inutile negare il lapalissiano omaggio a Il trono di spade (Game of Thrones), serie rivale giunta alla stagione finale (in onda su Sky Atlantic a partire dal 15 aprile) che insieme a The Walking Dead ha segnato la nuova era della serialità televisiva.

The Waalking Dead 9 - Jeffrey Dean Morgan nei panni di Negan nell'episodio coclusivo della nona stagione La tempesta
The Waalking Dead 9 – Jeffrey Dean Morgan nei panni di Negan nell’episodio coclusivo della nona stagione La tempesta

Che strada imboccare?

I numerosi cambiamenti visti negli ultimi episodi ci fanno necessariamente porre delle domande: che strada imboccherà la serie? Cosa e chi rimarrà? Chi saranno i prossimi punti fermi? E soprattutto questa nona stagione è stata un monito per il futuro, un avvertimento sul cosa fare e sul cosa non fare mai più? Oppure The Walking Dead ricadrà nei soliti reiterati errori, dichiarando la nave completamente in balia di una tempesta senza quieta successiva? Nel complesso questa nona stagione era partita bene, aveva dato degli ottimi spunti per una buona via alternativa, ma si è poi arenata nel consueto temporeggiare con sottotrame non utili alla storia, con aspettative e promesse mai mantenute, per infine uscire dal vortice del tedio con alcuni colpi di scena (non per i lettori del fumetto), che tornano a promettere qualcosa che forse non c’è.

Potete leggere le altre recensioni di tutti gli episodi di The Walking Dead 9 cliccando qui.

Voto

 

 

1 commento

  1. Pur capendo la frustrazione dello spettatore nel vedere una serie molto lenta, ridondante in certe dinamiche, con una bella faccia tosta quando lancia segnali di possibili evoluzioni significative in arrivo ma che non si realizzano, o almeno non nei tempi che noi ci immaginiamo/auguriamo… pur capendo tutto questo, non posso essere d’accordo sul giudizio piuttosto negativo su quest’ ultima stagione, così come sulla serie in generale. Quello che secondo me sfugge spesso quando si parla di TWD è che il suo orizzonte temporale è potenzialmente illimitato. E il tempo che passa senza che nulla cambi è una delle chiavi della serie. Il ricadere continuamente in situazioni drammatiche (come ad esempio succede a Carol) è dovuto principalmente al fatto che un futuro diverso dalla realtà che stanno vivendo è lontano, irraggiungibile. Ed è in generale su come si interpreta il tempo e quindi il futuro che sviluppano i profili dei protagonisti, ognuno con la sua visione del mondo, tutti con lo stesso scopo, l’unico realizzabile, la sopravvivenza. Senza il tempo che pare fermo la serie non sarebbe TWD.
    Io non ho idea di quanto vogliano andare avanti ancora nella serie, ma credo che potenzialmente potrebbero raddoppiare il numero di stagioni. La vera ragione di esistere di questa serie è raccontare come le persone affrontano uno scenario post apocalittico, per poter emozionare e, come nel mio caso (quanto erano belli i tempi in cui avevo sospeso TWD perché lo detestavo), dimezzarmi la durata della vita. Non credo vogliano raccontare come invece vincono questo mondo ostile, o, almeno, non nell’immediato.

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