The Walking Dead 9×10: recensione di Omega (senza spoiler)

The Walking Dead 9 torna con il consueto appuntamento settimanale con l’episodio Omega, che ci presenta un personaggio legato ai nuovi nemici, e l’evoluzione di Daryl e Tara.

Vita o morte?

Omega è il titolo del decimo episodio di The Walking Dead 9, in cui conosciamo un nuovo personaggio legato alla terribile minaccia dei Sussurratori, che inevitabilmente incombe sui superstiti. Attraverso dei flashback scopriamo poco a poco le dinamiche che hanno portato i nuovi nemici, e soprattutto il loro leader,  a diventare ciò che sono. Assistiamo poi a una continua contrapposizione tra dimora fissa e vagare all’infinito, tra forti e deboli, tra vivere insieme o lasciare indietro gli altri, chi non sta al passo, chi non ce la fa. Tra ricostruire il vecchio mondo fatto di vita e di umanità o la rassegnazione di ambientarsi e soccombere al mondo attuale, governato da morte e distruzione, subendolo a braccia conserte  e denti stretti, cercando solamente di rimanere a galla.

I nuovi Daryl e Tara

In questa decima puntata, è sempre più evidente la graduale evoluzione di Daryl (Norman Reduus), che, come avevamo già detto nella recensione di Adattarsi, comincia a prendersi le sue responsabilità, diventando parte attiva della comunità, fulcro attorno a cui tutto si annida e si svolge. Il rude, dal cuore tenero, Dixon, riesce perfino a sviluppare, non senza qualche difficoltà, una forma di empatia con l'”ospite” della prigione di Hilltop, e a incarnare il punto di riferimento per il giovane Henry (Matt Lintz). Un altro personaggio che sta lentamente cambiando è Tara (Alanna Masterson), che da ragazzina impulsiva e incosciente è diventata una donna saggia e risoluta, una vera e propria leader che pensa al bene dei suoi compagni d’avventura.

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The Walking Dead – un immagine dei Sussurratori nell’episodio Omega

La forza della debolezza

Omega ci racconta della violenza, di quella violenza precedente al nuovo assetto mondiale, precedente al mondo fondato su morte e sopravvivenza, quella violenza perpetrata dagli uomini sugli uomini. Dai padri, più o meno ubriachi, che sfogano la loro rabbia e la loro folle veemenza sui figli, come il Daryl bambino, picchiato per “amore” per “puro affetto genitoriale”. La violenza subita da Carol (Melissa McBride), costretta a tagliarsi i capelli per sfuggire alla feroce presa del marito Ed. La violenza del forte sul più debole, o forse la violenza che fa comprendere al più debole di essere in realtà il più forte, di essere colui che nonostante tutto riesce a rialzarsi a testa alta dopo mille cadute, che gli hanno sì, lasciato segni e ferite indelebili, ma che gli hanno insegnato a ricominciare senza piegarsi mai più.

Un finale sorprendente

Questo decimo episodio è qualitativamente abbastanza buono, soprattutto nella doppia linea narrativa, che ci fa intuire il percorso seguito in questa nona stagione della serie. Una puntata che si perde però nella sotto trama dedicata al gruppo di Magma (Nadia Hiker), che ha l’unica funzione di indirizzare la storia verso l’azione e verso il grande effetto sorpresa finale.

Potete trovare tutte le nostre recensioni di The Walking Dead cliccando qui.

Voto

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