Vox Lux, recensione: Una luce nata dall’oscurità

Vox Lux - Locandina

Vox Lux, opera seconda di Brady Corbet, prende spunto dalla strage di Columbine per narrare l’ascesa e la folle caduta di una giovane popstar vittima di se stessa e dello showbiz. Protagoniste un’eccellente Raffey Cassidy e un’istrionica ma smisurata Natalie Portman.

A quasi un anno esatto dalla presentazione al Festival del Cinema di Venezia, esce nelle sale italiane Vox Lux, secondo lungometraggio di Brady Corbet, regista di The Childhood of a Leader – L’infanzia di un capo, che gli è valso il premio come miglior regista in Orizzonti e il premio opera prima De Laurentiis a Venezia 2015. La storia segue le vicende di Celeste, studentessa liceale che suo malgrado viene coinvolta in un atto terroristico all’interno della sua scuola a New Brighton, episodio che la segna profondamente e che inaspettatamente le apre le porte del rutilante mondo della pop music, facendola divenire in pochissimo tempo una star affermata. Alle sue spalle troviamo la sorella Eleanor, vero talento di famiglia, che viene oscurata e umiliata dal sempre più smisurato ego di Celeste.

La voce di una nazione

Questa seconda opera di Corbet ricalca pedissequamente, anche se con toni differenti, la struttura educativa e didascalica del già citato The Childhood of a Leader, infatti in entrambi i film troviamo l’esperienza formativa di un essere umano e la definizione sociale di un’epoca. Vox Lux parte da un tragico evento (prendendo spunto dal reale fatto di cronaca del 1999 consumatosi a Columbine) per raccontare il forte impatto emotivo e morale che questo ha avuto sullo sviluppo di un’adolescente e sull’intero Paese. Solo attraverso la voce della sopravvissuta, legittima detentrice della verità dietro la strage, gli Stati Uniti riescono a rialzarsi e a innalzarsi verso la luce, una luce dapprima spirituale e cristianamente catartica, ma infine diretta verso la vacuità di lustrini e immagini patinate.

Vox Lux - Raffey Cassidy nel doppio ruolo di Celeste da adolescente e Albertine
Vox Lux – Raffey Cassidy nel doppio ruolo di Celeste da adolescente e Albertine

Tragedia di una star

Ed è attraverso un prologo, due atti e un epilogo – proprio come nel tipico schema della tragedia canonica – che il regista ci mette di fronte all’ascesa di un angelo dalla voce melodiosa e dalle ali spezzate pronto a immolarsi per il bene comune, e a scontrarsi con l’inevitabile oscurità che lo inghiotte e lo trascina nel punto più buio dell’inferno. Da un momento all’altro la giovane Celeste, interpretata da una straordinaria Raffey Cassidy (già apprezzata in Tomorrowland – Il mondo di domani e ne Il sacrificio del cervo sacro), si ritrova a dover fare i conti con la perdita dell’innocenza, risucchiata in un mondo più grande di lei, che la idolatra ma che la spreme e la distrugge, seguendo, più o meno, i consigli di un navigato e stropicciato manager (un Jude Law ingiustamente svilito a mero personaggio fantasma), mentre la società intorno a lei cambia continuamente volto a causa della sempre più incontrollabile e inaudita violenza. I momenti salienti della vita della pop star coincidono infatti con incancellabili atti terroristici che mettono in ginocchio una nazione ormai scossa e indifesa, obbligata a rifugiarsi nell’effimero scintillio di una stella in caduta libera, per non pensare alla gravità del momento vissuto.

Natalie Portman oscura e nevrotica

A dare il volto alla Celeste adulta e degenerata ci pensa Natalie Portman, che attingendo al lato cupo e dark regalatole da Aronofsky ne Il cigno nero, porta sullo schermo una donna consumata dagli eccessi e dalle sbavature dello showbiz, lontana anni luce dalla candida vittima di New Brighton. L’attrice israeliana, sempre con l’intensità che la contraddistingue dona alla protagonista un’eccentricità e un’isteria perfettamente in linea con il profilo dell’artista in decadenza, ma che stride con l’idea iniziale del personaggio. Il salto temporale di 16 anni infatti compie un cambiamento talmente vertiginoso nel ritratto di Celeste, da non riuscire più a inquadrarla a comprenderla e a giustificarla: da agnello sacrificale si trasforma in cinica, nevrotica ombra di se stessa, madre precoce e assente di Albertine (ancora una volta la brava Cassidy). Un mutamento radicale di cui non ci viene mostrato nulla, ma solo narrato attraverso dialoghi troppo didascalici e dalla voce fuori campo di Willem Dafoe, che fa da cicerone in una sceneggiatura a tratti labirintica.

Vox Lux - Natalie Portman e Raffey Cassidy in una scena
Vox Lux – Natalie Portman e Raffey Cassidy in una scena

Tra docufilm e biopic musicale

La regia di Corbet si avvale di una costante alternanza tra docufilm e biopic musicale. Ottimo nel primo atto, si perde però nell’epilogo di un concerto troppo menzionato come fulcro della rinascita di una fenice, e che si accartoccia su se stesso lasciando solo una nuvola di fumo fatta di glitter e paillettes. Bisogna riconoscere al cineasta statunitense che il coraggio di girare in 35 mm è una scelta più che azzeccata, in quanto conferisce al film un sapore analogico perfettamente in linea con le origini della protagonista, enfatizzato tra l’altro dall’inserimento di fittizi filmati di backstage. Corbet nel mettere in scena il dramma di Vox Lux attinge a piene mani dai maestri Lars Von Trier, che avuto l’onore di conoscere sul set di Melancholia, e Jonathan Demme, cui quest’opera è dedicata. Inoltre i riferimenti cinematografici sono palesi, basti pensare a Elephant di Gus Van Sant, apertamente ispirato ai fatti della Columbine High School; o ancora a pellicole come Klass o Zero Day. Infine un elogio va sicuramente alla colonna sonora che miscela sapientemente il tocco disturbante e nevrotico di Scott Walker con le melodie pop della bravissima Sia.

Vox Lux è un film scritto e diretto da Brady Corbet, con Natalie Portman, Jude Law, Raffey Cassidy, Stacy Martin, Willem Dafoe, Jennifer Ehle, Matt Servitto, Natasha Romanova e Daniel London, nelle sale da giovedì 12 settembre, distribuito da Eagle Pictures.

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