Recensione di Vivere o morire: album del poliedrico Francesco Motta

Copertina

Vivere o morire è il secondo album studio del cantante toscano Francesco Motta. L’album è stato pubblicato in streaming online il 6 aprile e presenta nove tracce tra cui i due singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album: Ed è quasi come essere felici e La nostra ultima canzone.

Passaggi

Vivere o morire nell’economia dell’opera di Francesco Motta non rappresenta solo una nuova creazione dal punto di vista numerico per quanto concerne la realizzazione di album studio. Il significato vero di Vivere o morire risiede nel passaggio verso una maturità che Motta ha acquisito lungo il percorso che lo ha visto protagonista nell’iter dall’uscita della sua prima raccolta La fine dei vent’anni (marzo 2016) all’attuale Vivere o morire. Un primo passaggio risiede nella definizione di una nuova versione del proprio stile indie in questo album più intriso di sonorità pop che mischiate alla particolare vocalità adoperata da Motta aprono a delle osservazioni sulle nuove modalità che hanno investito la sfera dell’ideazione, realizzazione e produzione di un genere così particolare come può essere quello della canzone d’autore. Un secondo e significativo cambiamento riguarda, tuttavia, proprio la sfera che passa attraverso il lavoro di post-produzione in sala di incisione. Francamente non può essere un caso se dall’etichetta indipendente Woodworm, il cantautore si trova ora in compagnia di altri big inseriti nel database produttivo della Sugar Music. Altro elemento che distingue l’operato attuale di Motta rispetto al suo primo album, senza nulla togliere al nostro Riccardo Sinigallia, è l’inizio di un sodalizio con Taketo Gohara, produttore di Vinicio Capossela, giusto per fare un nome.

Il lancio

Il lancio dell’album è stato affidato nei mesi scorsi a due tracce presenti nell’album come primo e quarto brano della tracklist. Attraverso la proposta di queste due canzoni Motta anticipa la direzione imboccata per la realizzazione della raccolta. Queste due canzoni identificano i due poli estremi entro i cui confini si immedesimano le soluzioni musicali collaudate dal cantante e i suoi collaboratori. Ed è quasi come essere felici ha tutti gli elementi per definire una canzone psichedelica; partendo dall’intro strumentale si passa per la ridondanza itinerante del bit percussivo su cui si innesta una linea vocale al limite del fastidioso quando si ode per l’ennesima volta il titolo eseguito dapprima nel registro basso e successivamente all’ottava superiore. In La nostra ultima canzone Motta asciuga il sound manipolato da differenti campionamenti per affidarsi a soluzioni più simili a quelle della canzone d’autore; sono riconoscibili l’arpeggio della chitarra che gioca in contrattempo con le percussioni. Per non abbandonare del tutto la componente elettronica Motta inserisce un tappeto sonoro molto semplice con Pad e qualche manipolazione vocale.

Parallelismi e incertezze

Vivere o morire è un album in cui si verificano alcuni parallelismi che permettono al cantante Motta di offrire all’ascoltatore la propria visione della vita rappresentata attraverso la scrittura di una canzone. E’ il caso di un soggetto semplice ma al contempo delicato come è quello dell’inizio di una storia d’amore. La canzone che meglio identifica questa corrispondenza è Per amore e basta, sesto brano dell’album. Particolare attenzione deve essere rivolta al verso “… e come sempre stavolta è diverso…”; un ripetersi continuamente lo stesso concetto, promettere sempre che la situazione nuova è diversa da quella precedente sperando ovviamente nel meglio. Tale ottica non sempre trova risoluzione nei dubbi che pervadono uno stato d’animo e così la canzone Chissà dove sarai, quinto brano, si colloca come un testo in cui è il dubbio a prevalere sulle promesse che si fanno.

Niente compromessi?

Vivere o morire è il quarto brano della raccolta da cui si ricava anche il titolo. Per ciò che riguarda la collocazione nei due emisferi indicati da Motta nel suo album si direbbe che questa canzone appartiene al polo “pop” che a quello “elettro-indie“. Ritrovando un insieme di soluzioni che, anche solo acusticamente, riportano allo stile utilizzato da Motta, Vivere o morire non può far altro che alimentare la dicotomia musicale che si verifica durante l’ascolto di questo album. Il testo della canzone riporta alla luce tutti gli sguardi che il cantante ha lanciato al suo passato. L’arpeggio della chitarra accompagna inizialmente l’esposizione vocale che si alterna con assoluta precisione tra registro acuto e grave. Dal punto di vista musicale l’arpeggio iniziale della chitarra ricorda, per qualche orecchio nostalgico del pop anglofono, l’intro di When you say nothing at all di Ronan Keating. Allo stesso modo, se il precedente ritrovamento può risultare azzardato, un pensiero a Tracy Chapman e alla sua Fast Car viene rivolto quando, sul finale dell’album, ci si imbatte in La prima volta. Sublime l’orchestrazione soprattutto in un finale dove dialogano chitarra e percussioni, quasi come corpus unico, con le lunghe arcate dei violoncelli.

Vivere o morire il secondo album studio di Francesco Motta pubblicato il 6 aprile e distribuito dalla Sugar Music.

Tracklist

  1. Ed è quasi come essere felice
  2. Quello che siamo diventati
  3. Vivere o morire
  4. La nostra ultima canzone
  5. Chissà dove sarai
  6. Per amore e basta
  7. La prima volta
  8. E poi ci pensi un po’
  9. Mi parli di te

Voto

 

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