Vincent deve morire, recensione: l’odio diventa virale in questo bell’esordio francese

Vincent deve morire - Karim Leklou
Vincent deve morire - Karim Leklou

La nostra recensione di Vincent deve morire, thriller con sfumature horror d’esordio del francese Stéphan Castang nominato ai premi César: Karim Leklou è il protagonista di un’opera prima tesissima e nera tra Romero e Carpenter, in cui l’umanità è sull’orlo del baratro

Il titolo è già tutto un programma: Vincent deve morire. Già passato alla Semaine de la Critique cannense nel 2023, l’esordio del franco-belga Stéphan Castang è di quelli destinati a non essere ignorati per la potenza del concept e dello sguardo con cui viene messo in scena, tra film apocalittico, commedia nera e una spruzzata di thriller horror paranoico che non guasta mai. Karim Leklou è il protagonista di questa storia folle e contemporanea che parla di manipolazione collettiva, paranoia sociale, pregiudizio e cultura della violenza e che riesce, pur con qualche limite, a fornire uno spaccato umano e antropologico tutt’altro che scontato.

Vincent deve morire - Vimala Pons e Karim Leklou
Vincent deve morire – Vimala Pons e Karim Leklou

Ce l’hanno tutti con Vincent

La vita scorre placida e senza sorprese per Vincent (Karim Leklou), finché, d’un tratto e senza apparente motivo, dei perfetti sconosciuti iniziano ad attaccarlo con chiari intenti omicidi. Il numero dei suoi aggressori sale giorno dopo giorno: basta uno sguardo e tutti vogliono la sua testa. Costretto alla fuga, l’uomo si trova così coinvolto in una spirale di violenza inspiegabile e del tutto fuori controllo, e dovrà così capire come difendersi e di chi potrà fidarsi: forse di Margaux (Vimala Pons), una gentile cameriera conosciuta per caso e anche lei alle prese con lo stesso “problema”. Ma come puoi difenderti, se il tuo nemico è il mondo intero?

Vincent deve morire - Vimala Pons
Vincent deve morire – Vimala Pons

L’Apocalisse in atto

Quello degli hater (o odiatori) è un problema sociale urgente, che scava le proprie radici in tutta una serie di cause antropologiche e sociologiche che a Vincent deve morire e a noi spettatori non interessano. Il cinema, infatti, non ricerca le cause ma esplora le conseguenze a volte portandole fino allo stremo ed il debutto registico di Stéphan Castang lavora proprio su questo concept, per tentare di afferrare il senso della violenza contemporanea (o magari storica). Certo, l’operazione compiuta da Catang e dal suo co-sceneggiatore Mathieu Naert è quella iperbolica dell’accumulo, più nella forma che nel contenuto, perché tutta la pellicola allarga man mano il proprio sguardo verso l’orrore universale.

Si avvertono echi carpenteriani (La trilogia dell’Apocalisse) e romeriani in questo lungometraggio d’esordio, echi in cui l’umanità è ad un passo dall’autofagocitarsi, in cui non c’è più spazio per l’ordine o il controllo ma solo per una folle, sanguinosa anarchia. Sì, una ragione più o meno scientifica il film la fornisce (ma forse sarebbe stato meglio non farlo), però tutto il male è semplicemente legato all’atto di guardare e guardarsi. Proprio come avveniva ne Il seme della follia anche qui lo sguardo è rivelatore di un’oscurità latente, di un odio pregresso e inarrestabile che però nel bellissimo film carpenteriano non aveva spiegazioni, non avrebbe potuto averne.

Vincent deve morire - Karim Leklou
Vincent deve morire – Karim Leklou

Amore e morte

Castang, che non è Carpenter ed è anche meno coraggioso, inserisce l’amore come possibile forza salvifica, come antidoto alla spirale sterminatrice e cerca di trovare una quadra in un finale a dire la verità abbastanza confuso e frettoloso. Due errori che non gli permettono di elevare Vincent deve morire sulle alte vette del cinema di genere a cui evidentemente aspira, ma che comunque non rovinano tutto sommato l’ottimo lavoro di costruzione della tensione dei primi due atti e la rappresentazione ferina ed efficace dell’efferato mutamento comportamentale che la pandemia ha manifestato.

È un peccato però che certi passaggi diegetici siano un po’ poco chiari e che, a livello strutturale, non tutto torni come dovrebbe. Non sarebbe stato un problema se Vincent deve morire avesse abbracciato del tutto la dimensione oscura alla quale converge, però appare cristallino come a Castang interessi invece mantenere l’umanità e la speranza nei propri personaggi. Alla fine ci troviamo di fronte ad un’opera comunque abbastanza fuori dai canoni tradizionali del cinema francese ( e in generale di quello europeo), che sembra richiamare anche un po’ certi afflati della commedia nera di Hazanavicius in una chiave un po’ più seriosa. In ogni caso l’odio genererà divertimento assicurato.

TITOLO Vincent deve morire
REGIA Stéphan Castang
ATTORI Karim Leklou, Vimala Pons, François Chattot, Raphaël Quenard, Karoline Rose Sun, Emmanuel Vérité, Jean-Christophe Folly, Guillaume Bursztin
USCITA 30 maggio 2024
DISTRIBUZIONE I Wonder Pictures

 

VOTO:

Tre stelle e mezza

 

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