Venezia 79, Love Life, recensione: un film elegante per raccontare la perdita di un figlio

Love Life - Fumino Kimura, Kento Nagayama, Misuzu Kanno e Tomorowo Taguchi (Film Partners & Comme des cinemas)
Love Life - Fumino Kimura, Kento Nagayama, Misuzu Kanno e Tomorowo Taguchi (Film Partners & Comme des cinemas)

La nostra recensione di Love Life di Kōji Fukada, maestro del cinema giapponese per la prima volta in concorso alla Mostra del cinema di Venezia: un film di incredibile sensibilità che scava all’interno della solitudine di una donna alle prese con un lutto profondissimo

A sei anni dalla storia di vendetta e vecchi conti da pagare di Harmonium, Koji Fukuda approda alla 79ª Mostra del cinema di Venezia con Love Life per raccontare una storia di fantasmi: quelli del dolore e del senso di colpa di una madre che deve rassegnarsi ad accettare la tragica morte del suo unico bambino e, soprattutto, quello della solitudine.

Il disfacimento di una famiglia felice

Taeko (Fumino Kimura) conduce una vita tranquilla con il marito Jiro (Kento Nagayama) e il figlioletto di sette anni Keita (l’esordiente Tetsuta Shimada) finché, un tragico giorno, Keita non muore annegato nella vasca da bagno a causa di una distrazione di Taeko. A complicare ulteriormente le cose avviene il ritorno inaspettato dalla Corea del Sud di Park (Atom Sunada), l’ex marito di Taeko e padre biologico di Keita, un uomo non udente e senza una dimora fissa incapace di prendersi cura di se stesso. Taeko si troverà costretta ad aiutarlo a rimettersi in sesto nell’estremo tentativo di superare il senso di colpa e il dolore, non riuscendo a condividere quest’ultimo né col nuovo marito e né con i  suoceri.

Love Life - Fumino Kimura (Film Partners & Comme des cinemas)
Love Life – Fumino Kimura (Film Partners & Comme des cinemas)

Un viaggio raffinato nella spirale dell’autocommiserazione

Il percorso di accettazione e di superamento del lutto di Taeko in Love Life viene rappresentato in maniera non banale da Fukada, poiché non entra direttamente in contatto con il dolore raccontandolo in quanto tale ma, piuttosto, come una profonda solitudine che la protagonista prova nel momento in cui non riesce a condividere queste sue emozioni con nessun altro. Questo almeno fino al ritorno del personaggio di Park, che invece sembra essere l’unico a provare lo stesso sconvolgimento emotivo. Il fatto che il suo Park abbia perso l’udito, e che quindi sia costretto a riuscire a farsi comprendere dalle persone, è una variazione perfettamente centrata del tema che permea l’intera pellicola: quello dell’essere soli davanti alla propria sofferenza mentre invece cerchiamo un appiglio negli altri.

Love Life - Fumino Kimura, Kento Nagayama (Film Partners & Comme des cinemas)
Love Life – Fumino Kimura, Kento Nagayama (Film Partners & Comme des cinemas)

Un film misurato nello stile e nelle interpretazioni

Nel raccontare questo viaggio emotivamente straziante il regista Kōji Fukada sceglie un approccio molto morbido ed equilibrato nello stile, fatto molto spesso di lunghi primi piani e di panoramiche lente che pian piano vanno a scoprire l’ambiente in cui i personaggi si muovono. Anche la direzione degli attori segue quest’intenzione di pacatezza, poiché sono davvero poche le scene in cui i protagonisti compiono azioni fisiche dirompenti e incontrollate (come lo schiaffo che Park rifila ad una distrutta Taeko durante la veglia funebre del figlio). Non è un cinema “urlato” quello di Fukada e non lo è tuttalpiù se pensiamo a come sarebbe stato, invece facile, cadere nel tranello di un dolore mostrato in tutta la sua furia, specialmente nei pochi dialoghi e nelle poche interazioni tra i personaggi. Anche la recitazione degli intepreti principali ne giova, e sia Fumino Kimura che Atom Sunada riescono con poche parole e pochi gesti a trasmettere quel senso di alienazione continua che i loro personaggi cercano disperatamente di affrontare e sconfiggere. Un po’ più in ombra il Jiro di Kento Nagayama il quale però riesce, nonostante il poco spazio a disposizione soprattutto nel secondo atto, a comunicare in maniera efficace il senso di smarrimento e la paura di un uomo che teme di stare perdendo la donna della propria vita e che, soprattutto, non riesce a connettersi con lei emotivamente.

Love Life - Fumino Kimura, Kento Nagayama e Atom Sunada (Film Partners & Comme des cinemas)
Love Life – Fumino Kimura, Kento Nagayama e Atom Sunada (Film Partners & Comme des cinemas)

Il Giappone contemporaneo come metafora

Appare evidente come la storia di Love Life rappresenti lo specchio di un popolo, come quello giapponese, perennemente costretto a fare i conti con la propria reticenza nell’esprimere i sentimenti e nel lasciarsi andare. Un dolore che non va superato o ignorato, ma che invece va affrontato apertamente e pian piano metabolizzato con l’aiuto delle persone a noi vicine e che ci vogliono bene. Per questo Fukada sceglie una canzone di Akiko Yano da cui il titolo del film è stato ispirato, e la utilizza nel potente finale come una sorta di inno alla liberazione e alla vita. Perché come sembra volerci dire lo stesso regista, attraverso il dialogo finale tra Taeko e Jiro, anche le tragedie all’apparenza più insormontabili possono essere fonte, se non di felicità, quantomeno di una nuova consapevolezza. Quella di poter guardare alla vita e all’amore con nuovi occhi, con una maggiore profondità e con una rinnovata speranza.

Love LifeRegia di Kōji Fukada con Fumino Kimura, Kento Nagayama, Atom Sunada e Tetsuta Shimada, uscito nelle sale il 9 settembre, distribuito da Teodora Film.

VOTO:

3 stelle e mezza

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