Venezia 79: Paolo Virzì, conferenza Siccità con Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Silvio Orlando e Monica Bellucci

Venezia 79 - conferenza Siccità - Paolo Virzì, Silvio Orlando e Monica Bellucci
Venezia 79 - conferenza Siccità - Paolo Virzì, Silvio Orlando e Monica Bellucci

Dalla Mostra del Cinema di Venezia 2022 ecco la conferenza stampa del film Siccità di Paolo Virzì; presenti anche Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Silvio Orlando, Emanuela Fanelli, Max Tortora e Monica Bellucci

È stato presentato questa mattina, nella sezione Fuori Concorso della 79ª Mostra del Cinema di Venezia, Siccità di Paolo Virzì. In conferenza erano presenti, oltre al regista, anche gli attori, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Silvio Orlando, Monica Bellucci, Max Tortora, Emanuela Fanelli che tra momenti di grande ironia hanno parlato di tematiche molto attuali tra cui il futuro post-pandemico del cinema e della società in generale.

Raccontaci un po’ come hai sviluppato la storia di questo film.

Paolo Virzì: Fino a poco tempo fa ci si interrogava sul futuro, ci si chiedeva se il cinema sarebbe ancora esistito. La nostra domanda era: come facciamo a raccontare questo sentimento, senza raccontarlo direttamente? Ci è venuta questa voglia perché vivevamo separati, isolati, ci inseguiva la polizia, si aspettavano le dirette Facebook della sera per sapere se potevamo incontrare i congiunti. Questa è stata un’occasione straordinaria, dolorosa e vitale dal punto di vista artistico per interrogarci sul senso del nostro lavoro, dell’arte, del racconto. Abbiamo avuto una visione giocando con una specie di idea di film di fantascienza ambientato in una Roma di un futuro vicinissimo alle prese con un grande allarme climatico-sanitario. Ci siamo interrogati sull’effetto che questo potesse avere sulla folla, d’altronde non poteva che essere una storia collettiva di tanti destini, di tanti personaggi. Ne sono usciti una galleria di personaggi che abbiamo provato a intrecciare, con l’aiuto di Francesco Piccolo e di Francesca Archibugi, in un disegno che contenesse dentro di sé il segreto della salvezza. Tutte queste solitudini e questi destini di persone in affanno, alle prese con le loro aridità, con le loro disperazioni ma anche con le loro speranze in fondo sono tutte interconnesse. Lo scopriamo con un meccanismo narrativo, piano piano. Ci sarà la salvezza se ci riconnettiamo. Abbiamo voluto privilegiare il racconto delle persone e quindi delle loro colpe, del loro ridicolo, delle loro paure attraverso questo mosaico di destini con tonalità anche di umorismo e di commedia umana. In questo film anche i più colpevoli, coloro che hanno compiuto le azioni più scellerate, i più ipocriti e fasulli sono perdonati perché attraversano le loro giornate in questa Roma che muore di sete e di sonno, alla disperata ricerca di consolazione e di amore.

Venezia 79 - conferenza Siccità - Paolo Virzì
Venezia 79 – conferenza Siccità – Paolo Virzì

Il film è un commento sociale che affronta quale potrebbe essere il nostro futuro nei prossimi anni.Prima di cominciare a filmare c’era già questa idea di fondo? E per Monica Bellucci, come si è preparata per il suo ruolo? Ha avuto delle indicazioni speciali? 

Paolo Virzì: Credo sia una combinazione di tutto ciò, un commento sociale e una commedia umana. È un punto di vista molteplice. Il nostro racconto si svolge in tre giorni a Roma con una folla di personaggi uno diverso dall’altro ma accomunati dalla forza per trovare la salvezza. Ho avuto la possibilità di avere un team straordinario di attori. Ho chiesto loro di aiutarmi a creare questo ballo collettivo, in un momento di disperazione e di supporto, mettendo in scena la loro autoironia prima di tutto. Monica Bellucci, ad esempio, ha recitato se stessa in un certo senso. Valerio Mastandrea porta la disperazione umoristica su se stesso. Claudia Pandolfi fingeva di essere fredda, senza sentimenti nascondendo in se stessa una tempesta. Ciascuno di loro è stato straordinario nella recitazione. Mi hanno fatto un dono che mi ha permesso di comporre questo mosaico.

Monica Bellucci: Avevo sempre voluto lavorare con Paolo Virzì. Avevamo lavorato insieme tanto tempo fa in N-Io e Napoleone. Ero felice di far parte di questo progetto con questo cast straordinario. Se Paolo Virzì chiama, tu corri. Questo ruolo per me è po’ cattivo poiché tutti questi personaggi cercano la redenzione e lei invece no. Ecco perché ho accettato la parte.

Venezia 79 - conferenza Siccità - Monica Bellucci
Venezia 79 – conferenza Siccità – Monica Bellucci

La società cambia, quindi i tipi non sono più quelli della commedia all’italiana e forse non sono neanche più quelli degli anni ’90 e inizio 2000. Come avete lavorato sull’ individuazione dei nuovi tipi?

Paolo Virzì: Si racconta un mondo che si sgretola nell’aridità di una crisi idrica o nella prospettiva terrificante di una nuova prossima pandemia. Ma il film ci racconta anche un mondo dove i lavori sono collassati. C’è una galleria di personaggi che rappresenta anche la nuova Italia, il nuovo mondo e soprattutto ci dice che di fronte alle difficoltà, in questo caso anche catastrofiche, un elemento che salta agli occhi di tutti e che è emerso anche durante la pandemia, è come le distanze sociali alimentino conflitti verso una direzione che è quella della rabbia sorda che sembra solo portare all’autodistruzione o addirittura a una specie di spirito reazionario. Questo caos sociale è una novità rispetto al paesaggio sociale che tradizionalmente divideva i subalterni contro i privilegiati. Adesso sembra che si manifesti secondo forme nuove. Noi non intendevamo fare un trattato sul tempo contemporaneo perché in fondo siamo dei commedianti. E quindi fondamentalmente quello che volevamo fare era il nostro lavoro artigianale di confezionare questo mosaico nel modo più efficace possibile per trarne quella cosa per noi magnifica che è lo spettacolo cinematografico. Il racconto lo abbiamo pensato in termini di illustrazione, di ambientazione, di messa in scena, di tecnica di ripresa con uno scopo delirante, se pensato nel marzo 2020, ossia quello di farlo unicamente per le grandi sale, per le sale piene di gente. Era una scommessa, una sfida forse folle ma io ringrazio davvero, oltre i meravigliosi compagni di strada nella scrittura e sul set, questo gruppo di attori che ha fatto con me il film poiché ha accettato subito l’idea di non metterlo su nessuna piattaforma. Vogliamo vedere se tornerà la voglia di frequentare le sale. Io sento un grande desiderio di voltare pagina e di ricominciare nonostante le mille difficoltà e quindi ci auguriamo davvero possa essere una sorpresa quella di rivedere le persone al cinema.

Silvio Orlando: Ci sono le nuove professioni, le vecchie professioni che sono ormai morte e quella che non morirà mai, il detenuto. Quelli sicuramente rimarranno e supereranno le varie ondate. Questo film per me si poteva chiamare anche Sete perché in realtà parla della sete delle persone di tornare a una vita normale, di relazione con gli altri, di affetto, di cose semplici. Oggi tutto sembra mediato da qualcosa che rende totalmente inutile quello che facciamo per cui diventiamo una moltitudine di individui, ognuno a confronto con le proprie avversità. Purtroppo quando si rimane da soli si può solo cadere nelle pratiche autolesionistiche.

Claudia Pandolfi: Credo di aver un po’ esplorato, questa volta, una dimensione che non mi appartiene per niente. Il mio personaggio è quello di una donna trattenuta, compressa e io che sono prepotentemente empatica ho dovuto condurla in questo senso. Credo che questo poi sia un problema molto reale dei nostri giorni. Quello e io ci tengo molto a fare, è continuare ad avere un rapporto di comunicazione coi miei figli, con le persone che ho intorno.

Valerio Mastandrea: Non credo che la gente non abbia voglia di tornare al cinema, è che li deve trovare anche aperti. Bisogna avere una distanza necessaria dai momenti storici e  culturali devastanti. Questo film lo ha fatto subito e la distanza l’ha presa con il linguaggio, con la metafora e credo che sia un po’ l’emblema di quello che dovrebbe fare il cinema ossia trattare anche argomenti quotidiani, come sempre, anche temi triti e ritriti ma in una maniera molto trasversale e sorprendente per chi scrive, per chi dirige, per chi recita e per chi vede i film.

Venezia 79 - conferenza Siccità - Emanuela Fanelli
Venezia 79 – conferenza Siccità – Emanuela Fanelli

Emanuela Fanelli: La spinta principale che ha il mio personaggio è la ricerca di qualcuno che le voglia anche un po’ di bene. Questa cosa penso sia la spinta umana da sempre e spero che continuerà ad esserlo perciò è stato questo il gancio principale. Lei ci viene presentata malissimo, come quella messa peggio di tutti. La prendono in giro le persone che lavorano per lei, che dovrebbero proteggerla, è depressa, cornuta. In realtà non credo sia troppo meglio degli altri protagonisti di questo film solo che lei non riesce tanto a mascherarlo quindi mostra tutto fino ad avere poi un’evoluzione che la porterà a una scena molto vitale di liberazione sotto tutti i punti di vista.

Max Tortora: Credo che in un momento in cui si tende ad essere trasversalmente tutti uguali, parlare di tipizzazione è un po’ avventato. Quindi nuove tipizzazioni io non ne vedo. Per me ne esiste una unica di rabbia, di menefreghismo, di cattiveria, di rispondere ai grossi drammi dell’umanità in maniera assolutamente inappropriata. Non so se sia l’inizio di una nuova tipizzazione. Certo è che questo Internet e tanti altri mezzi di comunicazione contribuiscono a renderlo molto trasversale anche a causa della poca personalità. Quindi io vedo una sola nuova tipizzazione standardizzata a cui bisogna cercare di ribellarsi. Questo film invece riesce, attraverso un intreccio di una sapiente sceneggiatura, a creare delle tipizzazioni trasversalmente inadeguate. In questo ci vedo anche una grande speranza. Il mio personaggio specifico è quello di una persona che ha perso il lavoro e l’unica cosa che in quel momento gli interessa è recuperare sia il denaro e sia la sua reputazione, ma non si è accorto che il mondo non c’è più, è finito in pochissimo tempo a causa di una siccità, una pandemia, una disgrazia globale. Lui però la sente come una cosa solo sua e questo è l’errore di disumanità. Per quanto riguarda il cinema, io spero che torni il passaparola.

Monica Bellucci: Il mio personaggio vola leggero, non vuole pensare alla morte e crede che se proprio bisogna morire la cosa migliore sarebbe farlo da ubriachi.

Venezia 79 - conferenza Siccità - Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea e Paolo Virzì
Venezia 79 – conferenza Siccità – Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea e Paolo Virzì

Con che spirito avete accolto questo progetto? E riguardo alle sale, che tipo di distribuzione avrà?

Mario Gianani: Oggi servono quegli artisti che abbiano questa capacità empatica di capire il contemporaneo da cui tutti stanno fuggendo. Raccontare oggi il contemporaneo è forse la cosa più difficile del mondo perché cambia in continuazione e abbiamo tutti pensato che un’anima così fantasiosa e intelligente come quella di Paolo fosse l’unica in grado di poter raccontare.

Massimiliano Orfei: Sin dal primo momento della lettura del progetto ma, ancora prima, dalla semplice illustrazione dell’idea noi abbiamo immediatamente accettato. Lo abbiamo amato quando lo abbiamo visto e lo abbiamo difeso con le unghie e con i denti. La stessa Sky ci ha sostenuto e ci ha supportato in tutti i modi per aspettare la sala e quindi per noi è semplicemente un grande orgoglio essere qui con voi.  Quello che cercheremo di fare è rendere questo film quello della ripartenza vera del mercato cinematografico. L’operazione è molto semplice: il 22 settembre ci saranno grandi anteprime su tutto il territorio nazionale, quindi tutte le sale cinematografiche in occasione della iniziativa Cinema in Festa, staccano il prezzo del biglietto dimezzato a 3,50€ . Questa è l’occasione per far viaggiare il passaparola e aspettare poi l’uscita del film il 29 settembre. E sarà un’uscita grande come è grande questo film.

 

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