Venezia 76, The King: conferenza stampa con Timothée Chalamet e Joel Edgerton

Venezia 76, The King: Timothée Chalamet alla conferenza stampa

The King fa parte dei film presentati fuori concorso alla 76ª Mostra del cinema di Venezia: la conferenza con il regista David Michôd e gli attori Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Lily-Rose Depp, Ben Mendelsohn, Sean Harris e Tom Glynn-Carney.

Una domanda per David Michôd e per Joel Edgerton. La storia parte dall’Enrico V di William Shakespeare, poi come avete fatto a renderlo così moderno?
Joel Edgerton: è vero, la pellicola parte dal dramma di Shakespeare ma poi abbiamo aggiunto alcune cose nostre. Avevo interpretato questo dramma anni fa, quando avevo 25 anni. Sono opere che mi piacciono tantissimo e con David abbiamo lavorato molto per aggiungere elementi moderni. È stato molto bello collaborare ancora insieme e fare una storia tutta nostra.

David Michôd: è vero! È stata una gioia lavorare di nuovo con Joel. Viviamo a un paio di isolati di distanza e abbiamo sempre parlato molto l’uno con l’altro. Quando abbiamo cominciato le riprese ho realizzato che di fatto non lavoravamo insieme da quando abbiamo fatto Animal Kingdom. Parliamo così spesso che non mi sembrava fosse passato così tanto, sei una persona davvero ‘giusta’ Joel. Fare un lavoro di questo tipo è duro ma altrettanto stimolante perché si ha l’impressione di creare qualcosa di speciale. Ricordi? (riferito a Joel Edgerton, ndr) Mi hai detto “Che ne dici se facciamo l’Enrico V?”. La cosa più bella è che a me non sarebbe mai venuto in mente di fare questa versione completamente nuova. Non mi sarebbe passato per l’anticamera del cervello di girare un film ambientato nel Medioevo, poi però quando me lo hai proposto ho cominciato a pensare a come poteva essere la mia versione. Siamo partiti da lì.

Venezia 76, The King: il regista David Michôd
Il regista di “The King” David Michôd

È stato bello essere Re, vivere la trasformazione da ragazzino che si vuole divertire a Re?
Timothée Chalamet: credo che questa sia stata proprio la parte più motivante di questo progetto. Sono fan dei lavori di David e di Joel, come ha detto lei la trasformazione di Hal mi sembrava una cosa strana, un po’ diversa, e proprio per questo è stata una bella sfida. Ogni volta che si parlava della nostra carriera futura da attori, quando eravamo piccoli, si diceva: “Cerchiamo qualcosa di motivante”. Con The King (qui la recensione, ndr) l’ho trovato. Apprezzo molto il regista, mi fido di lui. Inoltre ero affiancato da attori bravissimi come Ben Mendelsohn, Sean Harris, Tom Glynn-Carney, Lily-Rose, tutti. È stata un’occasione molto emozionante per me.

Una curiosità: com’è stata la scena del fango, il regista ha detto “Buona la prima o avete dovuto rifarla”?
Joel Edgerton: la scena del fango l’abbiamo girata nel nord dell’Ungheria e con tutta quell’armatura addosso è stata dura. Per girare la battaglia abbiamo impiegato 2 settimane e mezza, è stata una cosa ambiziosa da realizzare. Mentre eravamo sul set mi sono detto: “Meno male che questa scena la sta dirigendo lui e non io!”. Ci sono 70 cavalli, molte persone, una coreografia da seguire, bisognava pensare alla visione macro ma concentrarsi anche alla micro. Mi sentivo stanchissimo, a volte ho pensato: “Adesso annegherò in questo fango”. Mi ricordo una scena in cui ero coperto di fango e non so perché questa cosa mi ha reso molto felice. Per quanto difficile mi ricordo una grande gioia, un’emozione che derivava dal fatto di poter fare una cosa grandiosa. Quando ero bambino mi immaginavo di far parte di qualcosa di questo tipo.

Venezia 76: Joel Edgerton alla conferenza stampa di The King
Joel Edgerton: in “The King” è Falstaff

Timothée Chalamet: è vero, in quelle due settimane sono andato a vedere Joel che lavorava perché non avevo mai visto qualcosa del genere. Confermo che si stava divertendo tantissimo! È stata una cosa molto nuova, è stato bello stare lì in prima persona a fare questo tipo di scena. Ho avuto la sensazione di trovarmi davvero nel Medioevo.

L’Enrico V mette insieme due elementi come l’epica e la morale. Hal è un personaggio che attraversa davvero le generazioni così come Timothée è un punto di riferimento per il cinema globale. Quanto porta avanti valori come l’epica e la morale e che valore ha la capacità di saper rischiare come attore?
Timothée Chalamet: grazie! A me piacciono questi grandi progetti ma sento ancora di essere nella fase dell’apprendimento e sto cercando costantemente di trovare la mia versione migliore come attore. […] Ci sono delle cose che impari e che puoi descrivere ma altre succedono inconsapevolmente. Credo davvero di aver imparato da tutti. È stata un’esperienza davvero istruttiva.

Credo che il film sia progettato per parlare del potere, dei modi per cambiare la gestione del potere. Agli attori vorrei chiedere: cosa vi ha colpito della sceneggiature e di come si parla del potere?
Tom Glynn-Carney: penso alla scena di lotta tra il mio personaggio e quello di Timothée. A me sembrava una lotta in un parco giochi. John ha voluto tradurre l’episodio così, come una lotta tra ragazzini che non sanno trattare queste questioni da adulti. […] Il mio personaggio era pieno di rabbia e il suo potere era la ribellione. Voleva scontrarsi con Hal in quel momento e vedere chi poteva vincere tra lui e quel ragazzino che aveva ricevuto il potere solo per ragioni di sangue. […]

Lily-Rose Depp: sono d’accordo. Il film parla molto del potere e di come le persone lo vedono in maniera diversa. In quel periodo le donne praticamente non avevano nessun potere sulla propria vita, nessuna scelta. Il mio personaggio cerca di arrivare al potere con calma ma anche con convinzione, secondo me è un messaggio molto bello soprattutto adesso.

Venezia 76. Lily-Rose Depp: in "The King" è la principessa Caterina
Lily-Rose Depp: in “The King” è la principessa Caterina

Timothée Chalamet: una delle cose che David aveva sottolineato quando abbiamo parlato all’inizio del film era l’idea di mostrare che i giovani avevano il potere per via del destino, per la loro linea di sangue, e questo andava esplorato nel film. Le produzioni shakespeariane di uno-due secoli fa non volevano utilizzare dei giovani per questi ruoli. Per loro bisognava prendere attori maturi e ciò veniva utilizzato come una metafora allusiva. Ancora oggi si fa fatica a immaginare il potere nelle mani dei giovani eppure ci sono ragazzi che arrivano al potere per via della loro famiglia e che quel potere lo utilizzano come vogliono, anche in maniera piuttosto inusuale.

Il casting di Robert Pattinson è stata una sorpresa: il suo personaggio era davvero un imbecille. E tu Joel hai dovuto prendere molto peso? Inoltre hai dovuto cambiare l’accento?Come Pattinson che doveva interpretare un francese…
David Michôd: come ha detto Joel, questo progetto è cominciato perché lui aveva recitato Hal nell’Enrico V di Shakespeare quand’era giovane e gli era piaciuto tantissimo. Dall’inizio però abbiamo deciso di distanziarci tanto dall’opera teatrale. Siamo partiti da lì ma abbiamo fatto molte cose strambe, delle ricerche, abbiamo inventato tante cose e il risultato è questo. Onestamente ormai non ricordo più cos’era nell’opera teatrale e cosa abbiamo creato noi. Non ricordo più se il Delfino di Francia era un dandy, mi sembra però che fosse molto più giovane di Robert e molto grasso. […] Questo è il mio secondo film con Robert, amo moltissimo la sua inventiva. Era veramente affamato di fare qualcosa di audace e sin dall’inizio avevo la sensazione che avrebbe amato recitare questo personaggio perché era completamente diverso dalle cose che aveva fatto fino a quel momento. […]

Joel Edgerton: all’epoca per essere un leader bisognava espandere i propri confini, invadere i vari Paesi. Oggi evidentemente questa cosa è cambiata, quando sei Re non accade la stessa cosa. Ciò diventa difficile quando fai un film perché l’atteggiamento rende molto arrogante questo Paese. La storia ha una narrativa che fa apparire l’Inghilterra molto aggressiva. Il ruolo del Delfino di Francia è fantastico! […] Timothée ha ragione, a teatro gli attori erano molto più maturi. Falstaff è sempre stato considerato molto vecchio, spero di non esserlo anche io anche se all’epoca 45 anni sarebbe stata un’età veneranda! Ho dovuto mettere su molto peso […], ho mangiato il doppio per diverso tempo.

Venezia 76: la conferenza stampa di The King
A Venezia 76, la conferenza stampa di The King

Parlando sempre del potere, Timothée è un giovane Re ma vuole raggiungere uno stato di pace. L’ho trovato molto moderno. Come attore, sostiene qualche campagna per la pace?
Timothée Chalamet: si tratta di un’allegoria molto importante. Non direi tanto come celebrità ma nella vita reale c’è la lotta per la pace. Abbiamo bisogno di avere momenti di pace, che magari sono seguiti da momenti di felicità. Non voglio utilizzare una parola grossa come ‘lezione’, però forse si può apprendere qualcosa dal mio personaggio. In alcune scene, parlando del potere che è al centro della storia, quello che viene fuori è la confusione. Questo succede soprattutto quando si è giovani e si è alla ricerca di un’identità. Accade anche oggi.

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