Venezia 76: Saturday Fiction, recensione di una confusa spy-story

Saturday Fiction - Gong Li

Saturday Fiction, di Ye Lou, presentato in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia, racconta il mondo di intrighi e tradimenti delle spie negli anni della seconda guerra mondiale, ma nel tentativo di raccontare troppi temi, il film risulta confuso e debole.

Maschere

Saturday Fiction, di Ye Lou, in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia, è ambientato nel 1941, in piena seconda guerra mondiale. Sin dall’occupazione giapponese, la Cina è terreno di una guerra di intelligence tra gli Alleati e le potenze dell’Asse. La celebre attrice Jean Yu (Gong Li) ritorna a Shanghai, apparentemente per recitare in Saturday Fiction, diretta dal suo ex amante. Ma qual è il suo vero scopo? Liberare l’ex marito? Carpire informazioni segrete per le forze alleate? Lavorare per il padre adottivo? O fuggire dalla guerra con il suo amato? Nel momento in cui intraprende la sua missione e diventa sempre più difficile distinguere gli amici dagli agenti sotto copertura, mentre tutto sembra sfuggire al controllo, Jean Yu inizia a chiedersi se rivelare ciò che ha scoperto sull’imminente attacco di Pearl Harbor.

Un equilibrio precario

Un film confuso Saturday Fiction, sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista di genere. Azione dallo stile retrò, thriller noir e tipica spy-story in cui tutti sono nemici di tutti. Un bianco e nero che fa fede al noir e che è simbolo di un continuo doppio gioco che divide la mente e l’animo dei personaggi, che finiscono, a volte, per non fidarsi neanche più di se stessi. Una caratterizzazione dei personaggi, anch’essa, a metà, troppo labile per immedesimarsi con una protagonista divisa tra lavoro di spia-attrice e storia d’amore travolgente.

Saturday Fiction - Gong Li 2
Gong Li in una scena del film quando inizia la sua attività di infiltrata

Rete di contatti

Indefinito nella prima metà del film, si riprende nella seconda con l’arrivo imminente di quel terribile attacco che cambiò per sempre la Storia, non solo dell’America e del Giappone, ma del mondo intero. Uno degli attacchi, di quegli anni, senza precedenti. Tra i vari generi è forse quello della spy-story a funzionare meglio: si stringono legami, si tradiscono le alleanze e la soluzione migliore è sempre quella di eliminare qualcuno dai giochi. Uno scambio continuo di ruoli in cui sono tutti persone comuni e tutti spie e dove le passioni incontrollate esplodono con fin troppa facilità, così da risultare inverosimili ed eccessivamente caricate.

Buona tecnica

Saturday Fiction ha comunque una regia vincente, data dalla macchina a mano, che riesce ad essere sorprendentemente in linea con i tre generi, ed ha una fotografia che lascia senza parole, carica di simbolismo, elemento più riuscito del film. La stessa interpretazione degli attori, in particolare di Gong Li è coerente con la spy-story quanto con il thriller noir, peccato che troppi generi insiemi creino discontinuità. E forse anche l’intenzione di dire troppo confonde e lascia toppe cose a metà.

Saturday Fiction - Gong Li e Mark Chao

Saturday Fiction, di Ye Lou, con Gong Li, Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, Tom Wlaschiha, Huang Xiangli è stato presentato in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia.

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