Venezia 75: La profezia dell’armadillo, recensione del film di Zerocalcare

La profezia dell'armadillo locandina

La profezia dell’armadillo, diretto da Emanuele Scaringi, tratto dalla graphic novel di Zerocalcare e presentato alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia, mescola abilmente ironia e amarezza raccontando una generazione che non smette mai di crescere.

Un ragazzo come tanti

La profezia dell’armadillo, tratto dall’omonima graphic novel di Zerocalcare, diretto da Emanuele Scaringi, è stato presentato alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia. Il film racconta la storia del ventisettenne Zero (Simone Liberati), un disegnatore spiantato che vive nella periferia romana, quartiere di Rebibbia. Tra ripetizioni di francese, vignette per concerti e discorsi sui massimi sistemi, Zero vive alla giornata, a volte con estrema fatica; accanto a lui c’è l’amico Secco (Pietro Castellitto) e soprattutto l’ingombrante e metaforica personificazione della sua coscienza, appunto l’armadillo (Valerio Aprea).

Un inizio traumatico

Il racconta parte con l’arrivo di una notizia terribile e inaspettata che sconvolge il già precario equilibrio di Zero, accrescendo dubbi e incertezze. Zero è uno dei tanti giovani che, forse pieni di aspirazioni, non riescono a trovare quella spinta che li può portare fuori da un mondo dove ancora non sanno bene cosa vogliono dalla vita. Il protagonista è un ragazzo attivo e ironico, ma del tutto negativo: c’è amarezza e disillusione nelle sue parole, ha una passione per il disegno che comunque non è abbastanza. L’interpretazione di Simone Liberati rende perfettamente questa perenne situazione di precarietà, insoddisfazione e, soprattutto, paura, che vivono i giovani della generazione attuale.

La profezia dell'armadillo Secco e Zero
Pietro Castellitto e Simone Liberati in una scena del film La profezia dell’armadillo

L’uomo e l’universo

Il film La profezia dell’armadillo è una commedia divertente e ironica, in cui la tragicità è sia esplicita ed evidente, sia sedimentata nella singola vita dei personaggi. Al centro della storia c’è principalmente l’elaborazione del lutto in cui Zero ripercorre la sua adolescenza e l’inizio di quella condizione che vive oggi. Lui e Secco, pieni di ideali, valori e insegnamenti di vita, saranno comunque sempre troppo diversi da gran parte della società, tra chi pensa solo a divertirsi e chi invece lotta per un’uguaglianza sociale utopistica. Come racconta benissimo la scena in cui Zero e Secco attaccano manifesti sul muro insieme ad altri due giovani che li chiamano «schiavi del sistema», un sistema che contestano senza però combatterlo davvero.

Proletariato vs Borghesia

L’ambientazione del film ha un ruolo fondamentale: si passa dalla periferia romana più popolare al pieno centro, dalla Tiburtina e Rebibbia a Campo de’ Fiori e il Gianicolo, da quello che Zero definisce proletariato a quello che crede essere borghesia. La condizione di emarginazione e diversità da cui sono investiti i due protagonisti è resa magistralmente in ogni singola scena, da quelle di dialogo spesso nonsense, scanditi da botta e risposta, a semplici sguardi. Zero si professa contro la società, le autorità e una generazione che sembra non pensare, ma questa lotta si riduce solo alla sua vita privata: lui combatte per realizzarsi facendo ciò che ama e sa fare meglio: disegnare fumetti. La profezia dell’armadillo dice molto più di quello che sembra: il lutto da accettare inizia sicuramente e accelera un processo che Zero, prima o poi, avrebbe dovuto affrontare.

La profezia dell'armadillo Armadillo
Valerio Aprea (l’armadillo) in una scena del film La profezia dell’armadillo

Temi complementari

L’armadillo, interpretato da Valerio Aprea, è la personificazione della coscienza critica di Zero che lo mette di fronte alla realtà e a quello che ha paura di affrontare, cercando forse di fargli prendere in mano la sua vita. Questo suo alter ego che lo spinge spesso ad agire è quell’altro sé che prima o poi dovrà lasciare se vuole crescere davvero; perché La profezia dell’armadillo parla sì di elaborazione del lutto, attraverso espedienti comici e ironici, ma non solo, racconta un processo di crescita. Zero deve crescere, «iniziare a lavorare» gli dice l’armadillo, e ci sono delle cose che per cominciare davvero dovrà inevitabilmente lasciare.

Prima di Zerocalcare

Emanuele Scaringi, al suo primo lungometraggio, dirige con ottimo ritmo e una regia pulita, semplice e ricca di piccoli riferimenti al mondo del fumetto e, in parte, della tv. Soprattutto all’inizio con una riflessione sui prodotti televisivi: episodi, puntate e intere stagioni di serie. Poca alternanza con lo stile fumettistico per quanto riguarda la grafica, perché racconta la storia di Zero: quella di un ragazzo come tanti che vive una situazione di incomunicabilità con il mondo, un mondo in cui riesce a sopravvivere e che può decifrare solo attraverso i suoi discorsi con l’armadillo e una rappresentazione di ciò che vede… in vignette che più tardi conosceranno tutti.

La profezia dell’armadillo è diretto da Emanuele Scaringi, scritto da Michele Rech (Zerocalcare), Oscar Glioti, Valerio Mastandrea, Johnny Palomba e tratto dall’omonimo libro a fumetti del fumettista Zerocalcare. Prodotto da Domenico Procacci, presentato alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, uscirà nelle sale il 13 settembre 2018 distribuito da Fandango.

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