Venezia 75, Vanessa Redgrave: l’Europa non comprende realtà del mondo

Venezia 75 - Vanessa Redgrave - conferenza stampa

Vanessa Redgrave approda a Venezia 75 per ritirare il Leone d’oro alla carriera e per parlare del suo impegno per i migranti e del suo passato da rifugiata di guerra.

Vanessa Redgrave arriva alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia per ritirare il Leone d’oro alla carriera, una carriera lunga e straordinaria che l’ha portata a ottenere questo meritatissimo riconoscimento. La Redgrave l’anno scorso, all’età di 80 anni, ha deciso di esordire alla regia con il documentario Sea Sorrow – Il dolore del mare, che narra le tristi vicende dei migranti che cercano asilo in Europa. Ecco cosa ha raccontato in conferenza stampa.

Perché ha deciso di passare alla regia?

La risposta a questa domanda mi sfugge, perché non l’ho deciso, ma con Carlo Nero (ndr regista figlio dell’attrice e dell’attore Franco Nero) abbiamo fatto questo film perché tengo tanto a cuore questa situazione terribile; chi conosce i fatti può capire tutto, ma questi fatti non sono conosciuti da tanta gente

Il giorno della sua nascita nel 1937 suo padre, l’attore Michael Redgrave, si trovava a teatro e disse al pubblico: «Signore e signori oggi è nata una grande stella»..

(ride) Non fu mio padre a dirlo, ma Laurence Olivier. Mio padre era in camerino a cambiarsi con la fretta di vedermi.

Quindi di punto in bianco si è sentita un’attrice, o è stata una consapevolezza maturata col tempo?

A tre anni e mezzo durante la seconda guerra mondiale siamo stati evacuati e centinaia di migliaia di bambini londinesi sono stati mandati nel nord delle città, in campagna. Ero una bambina, ero molto piccola, sono stata trasferita in campagna lontano dai miei genitori, ero con mio fratello. Più tardi ci ha raggiunto mia sorella più piccola, ma eravamo bambini di guerra e noi eravamo consapevoli della guerra e per quanto mi riguarda, volevo aiutare il mio paese, volevo fare quello che facevano i miei zii, volevo combattere su una nave, volevo fare quello che faceva mio padre, anche lui combatteva su una nave. E quindi cosa ho fatto? Ho indossato delle galosce, ho preso un cappello fatto di latta e ho imbracciato un bastone, quello era il mio fucile, perché si pensava davvero che la Gran Bretagna potesse essere invasa dai nazisti.

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Ma quando è stato che lei ha capito che essere un’attrice era il centro della sua vita? E quando ha cominciato con l’attivismo politico?

Le spiego meglio, quando eravamo profughi nelle campagne, ascoltavamo tutti i giorni la radio, eravamo obbligati ad ascoltare il giornale radio delle sei di sera, ascoltavamo le previsioni del tempo, che a noi sembrava quasi un’opera di Shakespeare, ci raccontavano di uragani, di gelo che arrivava dal nord. I nostri zii erano nella marina e la loro vita dipendeva dal mare, dal vento, dalla visibilità, se permetteva di avvistare le navi nemiche oppure no, quindi tutta la nostra vita si basava sulla radio. Dalla radio abbiamo imparato l’esistenza di una narrativa e quando un mio amico rifugiato, mi ha rivelato che adorava il teatro e che scriveva delle sceneggiature, ne ha scritta una per me, così abbiamo messo su uno spettacolo e ci siamo fatti pagare mezzo penny a biglietto per aiutare la marina britannica, in questo modo ho avuto l’opportunità di aiutare il mio paese. In quello spettacolo dovevo elencare cinquanta cose che non avevo perso durante la guerra, ma ovviamente davanti a tutte quelle persone mi sono bloccata e dimenticai tutto, così il mio amico entrò in scena e disse: «Signore e signori, Vanessa ha rovinato tutto e quindi ricominciamo da capo». Questo è stato l’aiuto che ho dato al mio paese e la prima esperienza da attrice.

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In merito alla questione dei rifugiati, volevo sapere qual è la risposta che si è data sull’insensibilità dei governi e delle persone, visto tutto quello che accade?

Mi sento una rabbia dentro e sto cercando di non bestemmiare. Tutti i governi d’Europa hanno perso ogni comprensione della realtà nel mondo, quindi non possono capire la realtà di essere profugo, di essere una madre che perde il figlio in mare. In Italia per esempio le abitazioni degli sfollati dei terremoti non sono state ancora ricostruite. I governi non fanno niente ed è veramente disumano.

Ricordo che molti anni fa rifiutò un premio dell’impero britannico dalla regina Elisabetta, volevo chiederle se lo rifiuterebbe ancora e se sì, perché?

Non mi è mai stato offerto di nuovo. Io non sono contro la famiglia reale, è una delle guide che può salvare l’Inghilterra da molti punti di vista, ma non è la famiglia reale o la regina a offrire un premio a un attore, a un’attrice, a uno scienziato o a un professore, è il governo in carica che decide. Quindi nessuno può dire che io abbia rifiutato un premio dalla regina, ma l’ho rifiutato dal primo ministro, era un premio politico e non avrei mai potuto accettare nessuna onorificenza da Blair, dato che aveva portato il nostro paese in guerra sulla base di una menzogna.

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