Unsane, recensione: lo psycho-thriller claustrofobico di Steven Soderbergh

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Unsane è la nuova sfida al Cinema di Steven Soderbergh, uno psycho-trhiller claustrofobico e angosciante, che mantiene alta la tensione, con una storia abilmente diretta.

To be continued …

Unsane è il nuovo film di Steven Soderbergh, un thriller claustrofobico e angosciante che vede una giovane donna (Claire Foy) impegnata involontariamente in un istituto psichiatrico, di fronte alla sua più grande paura: ma sarà tutto reale o solo un prodotto della sua delusione? Con queste poche righe possiamo definire la backstory di Unsane, in cui il maestro sfida non solo se stesso ma anche la macchina Cinema, con una nuova tecnica basata sul riprendere tutto il film servendosi di un i-phone che deforma prepotentemente la percezione visiva degli spazi e dei personaggi, girandolo in sole due settimane. La versatilità del mezzo e la straordinaria abilità degli attori crea qualcosa di innovativo che, accompagnato da un ritmo esaustivo e spazi claustrofobici, mostra lentamente il collasso tra realtà e finzione nella vita di una donna da un passato oscuro e traumatico.

Ossessione

La storia di stalking che ruota intorno ad Unsane è angosciante ed inquietante, con una donna perseguitata e portata alla follia e all’esasperazione, che annulla la sua vita, isolandosi completamente in se stessa fino a perdere la ragione. Sawyer, viene costretta in un centro di recupero dove lavora anche il suo stalker, che invade con violenza ogni spazio personale. L’ossessione che David ha per Sawyer è un processo psichico degenerativo che la mette al centro di tutto, come elemento essenziale per la sua esistenza e benessere, ignorando invece la sua volontà di fuggire e nascondersi; nulla ferma la sua convinzione, David farà qualsiasi cosa per vederla realizzata, Sawyer è sola e nessuno può aiutarla.

l'attrice Claire Foy in una scena tratta dal film
Claire Foy in una scena del film

Post-medialità

Unsane ha un approccio visuale versatile e coinvolgente, e attraverso l’uso di cellulari per la ripresa, che deformano la percezione soggetto-sfondo, riesce a trasmettere il senso di impotenza della protagonista, entrata in una spirale degenerativa che assottiglia sempre di più il confine tra sanità mentale e follia. Il film sfrutta una sceneggiatura solida ed efficace per raccontare ed esasperare una situazione claustrofobica fino a lasciare senza fiato, affondando violentemente nella psiche non solo di Sawyer ma anche dello spettatore, immedesimato nella vicenda. La vicenda si muove su diversi spazi narrativi, sapientemente gestiti da una costruzione efficace dei personaggi e dell’ambiente, che risulta labirintica ed esasperante. La sensazione di isolamento viene espressa anche attraverso le inquadrature, dove i soggetti non sono sempre al centro ma vengono emarginati, nascosti nell’inquadratura, costringendo lo spettatore a cercarli nello spazio d’azione e facendo emergere la profonda solitudine che attanaglia tutti i personaggi. Concludendo, Unsane è un’opera audace, innovativa e coinvolgente, in cui Soderbergh ha avviato con una tecnica da maestro un ulteriore passo verso un cinema sempre più versatile, interattivo e post-mediale.

Unsane, diretto da Steven Soderbergh, con Juno Temple, Claire Foy, Amy Irving, Joshua Leonard, Aimee Mullins, è uscito nelle sale il 5 luglio, distribuito da 20th Century Fox.

Voto

 

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