Uno, nessuno e centomila, con Enrico Lo Verso, al Teatro Ghione di Roma

Enrico Lo Verso

Uno, nessuno e centomila, l’opera più famosa di Luigi Pirandello, con Enrico Lo Verso andrà in scena al Teatro Ghione dal 5 febbraio al 10 febbraio. Un dramma interiore che parte da un piccolo dettaglio e che coinvolge i dubbi esistenziali che affliggono il protagonista.

Arriva a Roma lo spettacolo Uno, nessuno, centomila, con Enrico Lo Verso, per la regia di Alessandra Pizzi. Dal 5 al 10 febbraio sul palco del Teatro Ghione l’attore palermitano darà corpo e voce ai personaggi del romanzo più celebre di Pirandello, rendendo omaggio ad uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi.

Lo spettacolo acclamato dalla critica e dal pubblico soprattutto dei più giovani, ha di recente ricevuto a Busto Arsizio il Premio Delia Cajelli per il Teatro, nell’ambito della Seconda Edizione delle Giornate Pirandelliane, promosse dall’associazione Educarte in collaborazione con il Centro Nazionale Studi Pirandelliani di Agrigento. Nella scorsa stagione ha vinto il Premio Franco Enriquez per la migliore interpretazione e la migliore regia. Ospite di alcuni tra i più importanti festival e teatri nazionali ed internazionali, da oltre un anno Uno nessuno e centomila sta percorrendo l’Italia in una lunga e fortunata tournée che sino ad ora ha registrato il sold-out quasi ovunque. 

Enrico Lo Verso - Uno, nessuno e centomila
Enrico Lo Verso – Uno, nessuno e centomila

Definito dall’autore in una lettera autobiografica come «il più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita», Uno, nessuno e centomila è l’adattamento teatrale della storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita a partire da un dettaglio minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. 

I dubbi di un’esistenza si dipanano attorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità lasciano il posto alla ricerca del Sé autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporarla, la vita. 

Uno scatto di Enrico Lo Verso in Uno, nessuno e centomila
Uno scatto di Enrico Lo Verso in Uno, nessuno e centomila

Avrebbe voluto che Pirandello fosse vivo, spiega Alessandra Pizzi, per mostrargli la grandezza della sua parola, l’attualità del suo pensiero, chiedendosi, nell’osservare l’immobilità del pubblico ad ogni spettacolo, se Pirandello fosse mai stato consapevole delle conseguenze che avrebbe potuto produrre la tumultuosa portata di quel suo messaggio. Da qui l’idea di una nuova ed originale messa in scena volta a rendere la perennità della concezione pirandelliana, l’atemporalità del protagonista, uomo di ieri, di oggi, di domani. 

In forma di monologo, il testo è affidato al racconto e alla bravura di Enrico Lo Verso che, dopo anni di assenza dal teatro, torna sul palcoscenico per dar vita ad un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”, e ai personaggi del romanzo, in un allestimento minimale ma mutevole in ogni contesto. Una sorta di seduta psicoterapeutica da cui si viene irrimediabilmente attratti, per affondare le mani nella propria mente, inconsapevoli degli scenari che potrebbero aprirsi. 

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