Un valzer tra gli scaffali, recensione del poetico e visionario film sulla natura umana

Un valzer tra gli scaffali, di Thomas Stuber rappresenta con dolcezza e grande umanità, la tragicità della routine quotidiana: sta a chi lo desidera trovare quella serenità che permette di andare avanti e di poter essere felici, anche solo per un secondo ogni giorno.

Un microcosmo

Al centro del film Un valzer tra gli scaffali di Thomas Stuber c’è Christian (Franz Rogowski), nuovo dipendente del supermercato alla scoperta di un mondo sconosciuto: le infinite corsie, il maniacale ordine del deposito, il meccanismo surreale del carrello elevatore. Il suo collega Bruno (Peter Kurth) lo prende subito sotto la sua ala, con protezione paterna nonostante i modi bruschi, insegnandogli tutti i trucchi del mestiere. Quando poi, un giorno, Christian incrocia tra gli scaffali lo sguardo di Marion (Sandra Hüller), responsabile del reparto dolci, qualcosa scatta tra loro. A lei piace scherzare e provocare Christian, ma lui sembra davvero essersi innamorato di Marion, che in realtà è sposata. Subito si sparge la voce tra i colleghi del supermercato. Quando poi Marion prende un congedo di malattia, Christian cade in una depressione così profonda che il suo miserevole passato rischia di sopraffarlo di nuovo.

Vita quotidiana

Un valzer tra gli scaffali è uno scorcio di vita, poetico e surreale, dei lavoratori del supermercato, simboli personificati del genere umano: il timido e riservato Christian, il burbero e diffidente Bruno, il sorridente e solare Rudi (Andreas Leupold), il pazzo Klaus (Michael Specht), l’appassionato scacchista Jürgen (Matthias Brenner) e Marion, dolce e indifesa. Un film fatto di silenzi, sorrisi imbarazzati, sguardi, frasi non dette e sofferenze inespresse. Ma dietro ogni silenzio, sorriso, lacrima e parole a metà c’è tutto ciò con cui le persone fanno i conti ogni giorno, la disperata ricerca di quel qualcosa che rende felici, quella luce in una routine buia e sempre troppo uguale a se stessa.

Un valzer tra gli scaffali Franz Rogowski e Sandra Huller

Racconti per contrasto

Poetico e visionario, purtroppo dalla durata eccessiva, Un valzer tra gli scaffali è una storia di immensa e profonda tragicità che però dà speranza, perché anche nella ripetitiva giornata in un supermercato si può ritrovare quel senso di comunità, quella felicità e calore umano che dà senso all’esistenza e permette di sorridere alla fine di un giorno dove non succederà mai nulla di diverso. Stuber rappresenta e capovolge situazioni, pensieri e certezze. L’umanità mostrata nel tempio del consumismo, in cui il regista riesce comunque a far sentire il rumore del mare in quello del carrello elevatore che, lentamente, secondo dopo secondo, raggiunge il soffitto e poi scende di nuovo, e se si chiudono gli occhi sembra davvero di essere su una spiaggia deserta.

Una tecnica esemplare

Una regia delicata e lenta, funzionale, perché la lentezza è nei gesti, negli sguardi, nelle emozioni e simboleggia la ripetitività delle giornate, ma decisamente eccessiva e che influenza la narrazione distraendo dal cuore del film, perfettamente espresso in scene dolci, commoventi, poetiche, spesso mute e in cui è racchiuso tutto il senso della vita. La fotografia precisa nelle scene in cui sfilano i prodotti del supermercato da cui si intravedono i contorni del viso dei vari lavoratori. Amori mai dichiarati, baci mai dati, frasi mai dette e un coraggio che forse non si troverà mai, ma, in Un valzer tra gli scaffali, l’amore, l’amicizia, l’affetto e la dignità stanno nei piccoli gesti, in quelli di tutti i giorni, che sembrano apparentemente senza valore, ma che possono cambiare la vita di qualcuno. 

Un valzer tra gli scaffali, di Thomas Stuber, con Franz Rogowski, Sandra Huller e Peter Kurth, uscirà nelle sale italiane il 14 febbraio distribuito da Satine Film.

Voto

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here