Un taxi a due piazze, recensione: l’esilarante commedia dei doppi sensi

Un taxi a due piazze è una commedia teatrale ben collaudata che va in scena dal 1983: protagonisti un uomo bigamo, le due ignare mogli, un amico fidato, un vicino di casa invadente e due poliziotti troppo zelanti…

Quando la sfortuna ci mette lo zampino

Mario Rossi (Matteo Vacca) è un tassista che ha approfittato della sua professione per costruirsi una doppia vita: è sposato sia con Carla (Morgana Giovannetti) che con Barbara (Ludovica Di Donato) e riesce a tenere tutto in piedi coprendosi dietro a turni di notte, straordinari e un’agenda che gli permette di non dimenticare mai nessun appuntamento. Un imprevisto però rischia di far saltare la copertura: viene aggredito ed è costretto a passare una notte in ospedale, così le due mogli denunciano entrambe la scomparsa dello stesso uomo. Peccato però che gli indirizzi siano due e che il castello di bugie sembri crollare di fronte alle domande di due agenti di polizia particolarmente zelanti (Marco Morandi e Maurizio Di Carmine)…

Cast affiatato

Oltre agli attori sopracitati, il cast di Un taxi a due piazze si completa con un vicino di casa omosessuale un po’ invadente (Gabriele Carbotti) e un amico single pronto a tutto pur di salvare la copertura di Mario (Alessandro Tirocchi). A questi sei artisti va il plauso di indossare bene anche le più strane caratteristiche dei personaggi: i dialoghi sono fitti e divertenti, pieni di doppi sensi e improbabili incroci. Probabilmente è proprio questa la sfida più grande proposta ad ogni attore: seguire il flusso degli eventi e trascinare con sé anche il pubblico in sala. Con simpatia e professionalità la loro missione viene portata a termine senza intoppi, suscitando le risate dell’intera platea in un crescendo di paradossi e gag divertentissime.

Un taxi a due piazze: il cast al completo ringrazia il pubblico
Il cast al completo ringrazia il pubblico

Un marito per due appartamenti

La vicenda si dipana tra i due appartamenti di Mario, uno a piazza Risorgimento e l’altro a piazza Irnerio. Ciò che solitamente gli riesce bene, ovvero fare la spola tra un nido d’amore e l’altro, diventa via via più difficile. Colpa del crescendo di bugie – che puntualmente vengono smentite dai fatti – e di due agenti di polizia che vogliono far quadrare i conti. C’è più di un Mario Rossi? Perché gli indirizzi legati a questo nome sono due? Divertente il modo di rappresentare i due saloni, con colori diversi e un divano che taglia a metà la scena. Semplicità e frenesia riescono così a convivere con naturalezza, restituendo agli spettatori risate a crepapelle senza un attimo di respiro. Non c’è che dire: la longevità di Un taxi a due piazze è ampiamente meritata.

Caos vera fonte di ironia

Un taxi a due piazze possiede tutti gli ingredienti per avere successo. Merito del tema piccante (ma affrontato con inesauribile ironia), dei personaggi brillanti, del ritmo coinvolgente e della raffica di battute riuscite. La trama è condita da scene nelle quali i personaggi si intrecciano e si scontrano in dialoghi tanto surreali quanti esilaranti. Lo spettatore è portato a chiedersi fino alla fine se il tenace Mario riuscirà a farla franca o se le due mogli scopriranno il suo doppio gioco, ma soprattutto resta ammaliato dalle reazioni dei vari personaggi in scena. I due poliziotti, poi, sono una vera chicca: pieni di tic e con un vissuto sopra le righe, aggiungono altro caos ad una faccenda già di per sé squisitamente ingarbugliata.

Un taxi a due piazze va in scena al Teatro 7 dal 6 al 25 marzo, con la regia dello stesso Matteo Vacca.

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